Società

Pubblicato il 8 maggio 2018 | di Alessandro Bongiorno

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Più cittadinanza, meno pregiudizi

I risultati di una ricerca sull’impatto di ius soli e ius culturae a Ragusa e in Sicilia. La Caritas: «Nessuno deve sentirsi straniero nella terra dove vive e studia».

La concessione della cittadinanza italiana attraverso gli strumenti dello ius soli e ius culturae avrebbe un impatto minimo sulla composizione della popolazione della Sicilia e della provincia di Ragusa. Ogni allarme su una islamizzazione del Paese appare, nei fatti e nei numeri, infondata. È quanto emerge dalla ricerca “Meno soli e più ius soli” realizzata dalle Caritas di Ragusa e Noto e dalle classi quinte BE dell’istituto “Vico-Umberto I-Gagliardi” di Ragusa e terza AE dell’istituto “Verga” di Modica. In provincia di Ragusa, ad esempio, le persone interessate a questa riforma sono lo 0.6 per cento. L’impatto sulla popolazione sarebbe quindi minimo.

Per i ragazzi, che poco seguono il dibattito politico e che non trovano a scuola elementi in grado di aiutarli a leggere queste dinamiche, appare difficile da spiegare il motivo per il quale loro coetanei che vivono e studiano come loro in Italia non possano essere considerati cittadini come tutti gli altri. La ricerca è stata coordinata da Giorgio Abate (responsabile immigrazione della Caritas di Noto) e Vincenzo La Monica (responsabile immigrazione della Caritas Ragusa), con il supporto delle insegnanti Celestina Rimoldi (liceo G.B. Vico di Ragusa) Rachele Parisi e Maria Agosta (liceo G.Verga di Modica). «Nessuno deve sentirsi straniero – ha affermato il direttore della Caritas diocesana di Ragusa Domenico Leggio aprendo l’incontro nel corso del quale sono stati illustrati i risultati della ricerca – nella terra in cui vive e in cui studia, ma deve sentirsi cittadino italiano».

Le statistiche
Con l’applicazione dello ius soli e dello ius culturae in provincia di Ragusa, dove si registra una presenza di famiglie con minori più alta che altrove, lo 0.6 per cento della popolazione potrebbe diventare italiana e acquisire tutti i diritti e tutti i doveri. Dopo il primo anno di applicazione, il numero di nuovi italiani crescerebbe di appena lo 0,2% l’anno. Nella provincia di Ragusa, infatti, i nuovi italiani sarebbero circa 2.000 (di cui 1.400 in quanto figli di lungo soggiornati e circa 600 per ius culturae). L’impatto della nuova legge negli anni successivi all’approvazione comporterebbe la concessione della cittadinanza italiana per circa 600 persone ogni anno. L’impatto sull’intera popolazione ragusana sarebbe, quindi minimo. In Sicilia si conterebbero circa 11.000 nuovi cittadini italiani. Ogni anno successivo al primo, invece, si stima che circa 3.000 giovani acquisirebbero la cittadinanza italiana. Ciò significa che l’impatto della Sicilia sarebbe vicino all’1,5%, quindi molto basso.

Gli studenti davanti al fenomeno

Nei mesi di febbraio e marzo 2018 alcuni ragazzi del gruppo di ricerca hanno somministrato a 500 ragazzi di vari istituti scolastici della provincia di Ragusa un questionario volto a sondare la conoscenza da parte dei ragazzi del tema oggetto di studio; sondare la prossimità all’intolleranza da parte dei ragazzi italiani nei confronti dei loro coetanei stranieri. Anche da questa parte della ricerca emergono aspetti interessanti. In generale i quesiti relativi alla vita e alla convivenza in ambito scolastico hanno dato esiti lontani da pregiudizi e timori. Per esempio 388 ragazzi (79% del totale) hanno indicato gradi di giudizio favorevole all’affermazione: “È giusto che i ragazzi stranieri ricevano un’istruzione pubblica gratuita”. Quelli molto d’accordo rappresentavano addirittura il 45,5% degli intervistati. Anche l’affermazione secondo cui “La presenza di un ragazzo straniero rallenta l’apprendimento della classe” è congruente con la precedente. Nonostante questa sia una preoccupazione molto diffusa, quasi tre intervistati su quattro si dicono, infatti, in disaccordo con l’affermazione suddetta e l’85% del campione si mostra sfavorevole alle classi differenziate (e ben il 60% si colloca su un disaccordo molto forte). Per quanto riguarda le relazioni personali, la nazionalità straniera non è vista come un ostacolo per il 69% dei ragazzi intervistati e il 57% degli si è dichiarato favorevole alla possibilità che i ragazzi stranieri possano professare liberamente a scuola la propria religione. Ma se per l’amicizia sembra non esserci alcun problema, per il fidanzamento si evidenziano resistenze e perplessità. Ben 177 intervistati (35%) manifestano incertezza e ambivalenza su questo tema e il forte disaccordo dei genitori a una relazione di fidanzamento è indicata dal 20% del campione. Solo il 24% degli intervistati ritiene che i genitori sarebbero favorevoli a un fidanzamento con una persona di nazionalità straniera.

Così ci vedono i ragazzi senza cittadinanza

In cosa ti senti italiano? Cosa ti manca per sentirti italiano? Che cosa miglioreresti dell’Italia? A questi quesiti hanno risposto 38 ragazzi dai 15 ai 19 anni con cittadinanza non italiana. La discussione che si è sviluppata nei gruppi ha fatto emergere un sentimento di appartenenza nazionale legato soprattutto al cibo, al clima, alla musica, alla lingua, ai paesaggi, allo sport, alla cultura. Ci sembra di poter dire che erano ragazzi che si sentivano italiani nella quotidianità, come i loro coetanei con la cittadinanza. Alla seconda domanda la maggior parte afferma che pur vivendo in Italia, le famiglie (parenti e nonni) sono rimaste all’interno del paese d’origine e ciò non gli permette di sentirsi italiano a tutti gli effetti. Manca loro il sentirsi coccolati dalle nonne e il ritrovarsi in famiglia per le festività, soprattutto quelle religiose. Infine la terza domanda (“Cosa miglioreresti dell’Italia?”) ha visto come principale risposta un intervento sulla politica, distante dalla realtà quotidiana, e sulla burocrazia, a dir poco troppo lunga nei tempi. E sono stati individuati parecchi degli elementi negativi che affliggono il nostro paese come la corruzione, la mancanza di legalità, l’ignoranza, la disorganizzazione, lo sfruttamento del lavoro nero.

La testimonianza

Alla presentazione dei risultati della ricerca sono intervenuti, tra gli altri, la dirigente scolastica Nunziata Barone (“G.B Vico-Umberto I-R. Gagliardi”), Giorgio Abate della Caritas di Noto, l’assessore ai servizi sociali del Comune di Ragusa Gianluca Leggio. Particolare interesse hanno suscitato le parole di Ones Farhat, 18 anni, da 16 in Italia, che frequenta il liceo classico «Umberto I». Pur essendo, a differenza di tanti suoi coetanei appassionata di politica e vivendo una cittadinanza attiva e consapevole, non potrà contribuire a giugno all’elezione del sindaco e del consiglio comunale della sua città. «Mi sento italiana e da tutti – ha detto – sono considerata e conosciuta come italiana. Da tutti ma non dallo Stato. Parlo bene l’italiano e l’arabo ho ripreso ora a studiarlo perché credo che essere figlia di due mondi differenti sia solo una ricchezza. Ammetto che sento il peso della mancanza della cittadinanza italiana».

Le conclusioni di Walter Nanni responsabile del Centro studi di Caritas italiana

L’analisi dimostra la riforma sul diritto alla cittadinanza avrebbe un effetto assai ridotto sulle dimensioni demografiche del territorio. Si tratta di un dato oltremodo interessante, in quanto poco diffuso e conosciuto nell’opinione pubblica, e che fornisce al dibattito legislativo e socio-politico delle utili basi conoscitive (per chi fosse interessato ad utilizzarle). Per i ragazzi, inoltre, è un fatto quasi scontato e “normale” che dei coetanei di origine straniera, nati nel nostro paese, o che hanno effettuato in Italia un percorso scolastico, siano in possesso della cittadinanza italiana. A distanza di oltre un ventennio, il processo di radicamento delle famiglie e delle seconde generazioni si è talmente sviluppato che sono gli stessi ragazzi stranieri, nati o vissuti a lungo in Italia, che considerano la prospettiva dell’acquisizione della cittadinanza come qualcosa di naturale, utile e significativo per la loro vita di tutti i giorni. In altre parole, la dimensione legislativa del dibattito si è arricchita di quella componente sociale e motivazionale che era quasi del tutto assente in passato, e che rende la prospettiva più concretizzabile, in quanto sono gli stessi diretti protagonisti a percepire l’acquisizione della cittadinanza come un qualcosa di desiderabile, in quanto diritto auspicato ma negato nei fatti.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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