Vita Cristiana

Pubblicato il 18 maggio 2018 | di Redazione

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Festa di san Giorgio a Ragusa: “Gaudete et exsultate”

Chiamati alla santità come san Giorgio, tra martirio e combattimento spirituale.

L’Esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Gaudete et exsultate, potrebbe aiutare tutti noi che ci apprestiamo a festeggiare il patrono di Ragusa san Giorgio martire, a rileggere e attualizzare nell’oggi la sua figura che continua ad affascinare i fedeli e ad avere un forte riscontro popolare nel contesto cultuale e culturale ibleo.

“«Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua” (n.1), è questo l’incipit con cui il Papa inizia a trattare della santità, con un accenno al martirio – persecuzione e umiliazione – e che poi conclude con il capitolo dedicato al combattimento spirituale.

Le due leggende nate lungo i secoli attorno alla figura di san Giorgio, trattano proprio i temi del martirio e del combattimento; al di là della fantasia popolare, queste leggende rimangono pur sempre un continuo richiamo alla Sacra Scrittura dove percorriamo sia le storie di Màrtiri e di martìri, primo fra tutti la Passione di Cristo, ma anche riascoltiamo moniti teologici, spirituali e morali sul combattimento cristiano, fra i tanti quello riportato da san Paolo nella sua Lettera agli Efesini al capitolo 6.

Il quinto e ultimo capitolo dell’Esortazione apostolica potrebbe essere una ‘didascalia’ della tradizionale icona di san Giorgio combattente col drago, infatti in merito a questo aspetto del combattimento del cristiano il Papa scrive: “La vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo” (n. 158). “Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (ognuno ha la sua: la pigrizia, la lussuria, l’invidia, le gelosie, e così via). È anche una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male” (n. 159). “Non pensiamo dunque che [il Maligno] sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Lui non ha bisogno di possederci. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità” (n. 161). “Il nostro cammino verso la santità è una lotta costante… Per il combattimento abbiamo le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario” (n 162).

E’ ciò che comunemente si scorge nella scena di san Giorgio che sconfigge il drago è proprio la gioia fiera e gagliarda, l’esultanza della vittoria che il santo esprime; Il trionfo cristiano è sempre una croce, ma una croce che al tempo stesso è vessillo di vittoria, che si porta con una tenerezza combattiva contro gli assalti del male»” (n. 163). Questa espressione giuliva dell’invitto soldato è scolpita ad arte dal Bagnasco nell’ottocentesco simulacro processionale del santo Cavaliere venerato a Ragusa in Chiesa Madre. Gaudio ed esultanza vengono espressi, ancora, con la tradizionale e folkloristica ‘ballata’ del santo che i devoti portatori simulano durante le processioni; come non riprendere, dunque, le parole del papa? Infatti egli scrive: “Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita” (n. 158). “Gesù stesso festeggia le nostre vittorie. Si rallegrava quando i suoi discepoli riuscivano a progredire nell’annuncio del Vangelo, superando l’opposizione del Maligno, ed esultava” (n.159).

“I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione” (n. 4), i ragusani, in particolare, siamo invitati a rivedere in un’ottica diversa la venerazione verso questo santo, tanto caro alla cristianità; sicuramente sarà stato proprio questo legame affettivo ed effettivo di amore e di comunione che i nostri padri con gioia lo hanno scelto come Patrono e Protettore della città di Ragusa e che noi forse non comprendiamo appieno. In fondo non è stata una scelta infruttuosa: Gesù, lasciandoci il ‘Padre Nostro’, ci ha insegnato a chiedere ogni giorno la liberazione dal potere dominante e prepotente del Maligno (cf. n. 160), una richiesta che può essere affiancata dall’intercessione e dalla protezione dei santi; l’invitto Cavaliere, in tal senso, è speranza, sprono e ausilio. Tele e statue in suo onore ce lo ricordano, a noi la bravura nel saper leggere e imitare la profondità di questa santità vittoriosa e gioiosa.

Buona festa patronale e: Gaudete et exsultate!

 

di Paolo Antoci

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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