Il santo cavaliere che parla al cuore di ogni epoca
San Giorgio gode di un culto antichissimo e diffuso in tutto il mondo. Morto martire sotto Diocleziano nel 303 il suo culto ebbe una rapida diffusione; al 368 risale una epigrafe greca rinvenuta ad Eraclea di Betania che attesta l’esistenza di una chiesa dedicata ai “martiri trionfanti Giorgio e compagni”. Nel corso della storia, la venerazione per San Giorgio si è sempre più allargata, tanto che numerosi luoghi sono stati a lui titolati: in Italia troviamo ben 21 Comuni che portano il suo nome. San Giorgio inoltre è Patrono d’Inghilterra, Portogallo, Lituania e di alcune regioni spagnole. In Italia può vantare d’essere patrono di centinaia di città e paesi, tra cui Genova, Ferrara, Reggio Calabria, Campobasso e, naturalmente, Ragusa.
San Giorgio è anche patrono di cavalieri, sellai, armaioli, soldati, schermitori, arcieri e scout come pure di diversi ordini cavallereschi che portano il suo nome e i suoi simboli. Il suo intervento viene invocato a protezione di peste, lebbra, sifilide e malattie della testa oltre che contro i serpenti velenosi San Giorgio è venerato anche nel mondo islamico dove, in alcune tradizioni, viene spesso identificato con Al-Khidr, ovvero il “profeta verde”, che compare, nella sura XVIII del Corano, in aiuto di Mosè
La sua figura è impressa nella memoria collettiva soprattutto grazie ad una immagine potente ed evocativa: un giovane cavaliere, in sella al suo cavallo, che affronta con coraggio un drago minaccioso, armato di una lancia che trafigge la terrificante bestia. In questo modo è raffigurato nell’artistico simulacro processionale realizzato, dallo scultore palermitano Rosario Bagnasco nel 1876, tanto caro alla fede del popolo ragusano, che lo porta trionfalmente in processione per le strade della città con il caratteristico movimento che vuole imitare il galoppo del cavallo lanciato alla sconfitta del male. La bellezza di San Giorgio sta proprio qui: dietro il leggendario episodio cavalleresco, c’è un messaggio profondo e cristiano, un insegnamento che ha saputo attraversare i secoli mantenendo intatta la sua forza.
Le celebrazioni in suo onore che a Ragusa si svolgono il 23 aprile, giorno della sua festa liturgica, e l’ultima settimana di maggio, ci offrono un’opportunità per riflettere su questi valori e per rinnovare il nostro impegno per la giustizia, la virtù e la fede.
San Giorgio è il simbolo della lotta contro il male, non soltanto nel senso fisico di un drago da sconfiggere, ma nel senso spirituale, come esempio di chi resta saldo nella fede anche di fronte alle prove più dure, anche quando tutto sembra perduto. La leggenda del drago, che ha reso San Giorgio celebre ovunque, nasce proprio per raccontare in modo semplice e immediato questa verità: il drago rappresenta il male, il peccato, la paura e l’ingiustizia, e Giorgio, armato di fede e coraggio, lo affronta e lo sconfigge,
E forse è anche per questo che la sua figura è così universale: ogni epoca, ogni persona, prima o poi, si trova a dover combattere contro un drago, che sia una paura, un dolore, una prova. E San Giorgio, con le sue armi di fede, ci ricorda che non si è mai soli in questa battaglia, e che ogni drago, per quanto grande e minaccioso, può essere sconfitto.
Giuseppe Antoci
