Politica

Pubblicato il 30 maggio 2018 | di Vito Piruzza

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Pensioni più basse abolendo la Fornero

Uno dei “perni” del contratto di governo tra Lega e M5S riguarda una profonda revisione dei requisiti di accesso alle Pensioni. Su questo argomento il consenso dei cittadini sembra essere abbastanza generalizzato anche se viene il dubbio su quanto tale consenso sia consapevole rispetto alle conseguenze che ne derivano.

Forse si sottovalutano gli effetti dell’accesso anticipato alla pensione in termini di assegno pensionistico, avendo conosciuto finora le pensioni calcolate con il metodo “retributivo” e non avendo alcuna dimestichezza con il nuovo meccanismo di calcolo “contributivo”. Per questo vale la pena di fare chiarezza.

Come verrà calcolata la nostra pensione?

La somma di tutti i contributi accantonati durante la vita lavorativa sulla nostra posizione (rivalutati ogni anno dell’inflazione media degli ultimi cinque anni) costituiscono il montante contributivo; all’atto dell’accesso alla pensione, a questo montante si applica un coefficiente che viene stabilito ogni tre anni sulla base dell’aspettativa di vita media e che è maggiore quanto maggiore è l’età della persona al momento dell’accesso alla pensione. Anche con contribuzione piena e superiore ai 42 anni la pensione netta non sarà comunque mai uguale al reddito percepito (come avveniva con il meccanismo retributivo), ma significativamente più ridotta.

La normativa introdotta dalla Fornero ha mediamente aumentato i requisiti pensionistici di cinque anni e ci farebbe andare tutti in pensione intorno a 67/68 anni; la ventilata abolizione di questa normativa quindi ci permetterebbe quindi di andare in pensione intorno ai 63 anni, con quali effetti sull’assegno pensionistico? La pensione a 63 anni risulterà inferiore rispetto a quella che si percepirebbe a 68 anni di più del 20 per cento.

Qualsiasi normativa dunque che anticipa l’età pensionabile assottiglia l’assegno pensionistico.

È facile immaginare gli effetti sociali di queste normative atteso che già adesso, con un metodo di calcolo più generoso, oltre sei milioni di persone hanno un assegno pensionistico inferiore a mille euro mensili.

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Vito Piruzza



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