Cultura

Pubblicato il 9 luglio 2018 | di Redazione

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Silvio Zampieri: il “Pittore della Luce” dipinge i versi del giovane Salvatore Quasimodo

Silvio Zampieri, classe 1940, veronese di nascita e milanese di adozione, dal 24 aprile al 17 giugno a Modica presso la Casa Natale di Salvatore Quasimodo è stato protagonista della mostra tenutasi in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del celebre premio Nobel ed è proprio tale circostanza che ha propiziato il nostro incontro.

Zampieri è considerato il caposcuola del cosidetto Secondo Chiarismo, un movimento artistico di matrice lombarda ispirato allo sfumato leonardesco e che si richiama direttamente al Chiarismo nato negli anni ’30 del XX secolo per contrapporsi al novecentismo anticlassicista dell’epoca, quello delle avanguardie come il Futurismo che egli giudica “un movimento di guerrafondai, ma l’uomo è abituato a consegnare alla Storia solo chi vuole innovare la società attraverso la violenza, diversamente chi vuole farlo attraverso il Bene è destinato all’oblio”.

La tecnica artistica di Zampieri è molto impegnativa, raramente policroma e dai tratti delicatissimi ed evanescenti che restituiscono sensazioni che ci riportano alla sfera onirica e del fantastico, con una nota romantica che richiama la nostalgia per la purezza fanciullesca; su tutti predominano i toni del bianco e quelli chiarissimi del grigio -“grigio su grigio”- quel colore nemico di qualsiasi pittura; citando Paul Cézanne, egli ama precisare che “fino a che non si è dipinto un grigio, non si è un pittore”.

Osservando le sue opere, sembra quasi che qualcuno ne abbia asportato via i colori per lasciare solo i chiaroscuri che non sono solo la mera alternanza di luci e di ombre, ma vanno oltre l’apparenza del mondo tangibile, per sfiorare l’essenza positiva della Natura, dell’Uomo e delle Cose che egli concepisce come un tutt’uno, alla stregua di materia vibrante nell’etere, senza soluzione di continuità, tant’è che mi spiega che “a un certo punto non ho tollerato più neppure le cornici, non volevo che le tele avessero limiti affinché la pittura fosse libera di espandersi all’infinito e di interagire con lo spazio circostante e ho trovato la soluzione adottandone una fiorentina di colore grigio”. In altre parole, attraverso il Chiarismo, Zampieri intende eliminare l’aspetto fisico del colore per riprodurne soltanto l’anima che è Luce, un po’ come un Uomo che si sveste del proprio corpo mortale per restare puro spirito.

“A me piace alleggerire il volo della sofferenza umana che è creata dalla società, non dalla Natura. Per me la sofferenza non esiste, so che c’è ma io non vedo tutto nero, vedo sempre la Luce che è speranza, è amore, è gioia, non mi importa delle avversità, cerco sempre di superarle: è bello se c’è il sole, ma se dovesse piovere pazienza, troverò il modo di ripararmi, è bello lo stesso, anche se di una bellezza diversa… a Milano sono l’unico che passeggia anche sotto la neve e lo faccio perché mi piace!

Ho conosciuto il grande artista albanese Ibrahim Kodra, un cuore nobile di fanciullo, amico di Picasso, andare in giro con lui era un’esperienza incredibile, potevi percorrere tutti i giorni la stessa strada e lui la trovava sempre diversa, perché tutto cambia: la luce, gli intonaci, le persone e la loro essenza, è assolutamente incredibile! Mi considero religioso e ho avuto un caro amico nel teologo Don Bernardo Antonini: a casa ho una collezione di meravigliosi crocifissi, ma li tengo coperti con lenzuolini appena ricamati che per me stanno a significare la Resurrezione; una volta, parlandone con lui, gli dissi che non ne potevo più di Gesù morto, volevo una Via Crucis col Cristo risorto, e lui mi rispose che era un’idea bellissima! C’è tanta sofferenza in Cristo, così come ce n’è tanta anche in Salvatore Quasimodo…”.

Il connubio tra la sua pittura e l’ars poetica del premio Nobel “è nato un po’ per caso, la mia vita è piena di casualità incredibili”- afferma l’artista -“ho conosciuto il figlio Alessandro circa venticinque anni fa in occasione di una mia mostra milanese dedicata a Ungaretti: «M’illumino d’immenso», per me quella poesia è tutto… Alessandro mi propose di dipingere i versi del padre Salvatore e io accettai chiedendogli di farmi avere alcune sue poesie inedite, ma quanta sofferenza c’è in quei versi! «Trafitto da un raggio di sole» e poi «è subito sera», la morte… mi fa pensare a una Natura che dà sì la vita, ma che ti ferisce e può anche ucciderti: molto distante dal mio modo di intenderla, per questo motivo attraverso le mie tele ho provato a liberare Salvatore Quasimodo da questo suo dolore.

Ma non l’ho fatto subito: quelle poesie sono rimaste in evidenza sul mio tavolo da lavoro per oltre vent’anni, erano un mio pensiero fisso; poi un bel giorno mi sono deciso e ho iniziato a dipingere scegliendo solo alcuni versi, perchè Quasimodo è una fonte inesauribile di ispirazione, si può ricavare un quadro da ogni singola riga, avrei dovuto dipingerne decine e decine se avessi voluto trasporre tutto su tela”.

Accanto ai ritratti di Quasimodo, le opere in esposizione si rifanno ai versi tratti dalle sue poesie giovanili: «Dormite, ch’è sera, bambini» ci riporta alla memoria di quel carro merci divenuto la casa del Poeta quando – subito dopo il terremoto del 1908 – il padre ferroviere fu assegnato alla stazione di Messina; immancabilmente, alcune tele sono dedicate ai monumenti e ai paesaggi siciliani, quelli della «terra impareggiabile» quasimodiana, con qualche concessione alla policromia ma sempre discreta, ovattata come quella ispirata dal verso «una volta, sentì un odore nuovo per lei, un odore tenue di rosa».

Del resto, Zampieri alla mia domanda sulla Luce dei paesaggi siciliani, esclama subito di trovarsi molto bene qui proprio perché quella è la “sua” Luce, apprezzando nel contempo la pulizia delle città iblee, di Modica in particolare:-“Sembra di essere in Svizzera!” mi confida compiaciuto. Alcune opere parlano dei sentimenti quasimodiani attraverso la rappresentazione di personaggi, come la madre piangente – «pianto di madre, non si piange invano» – e riflessivi come nel caso di «per me c’è l’ombra che è la mia luce», che non a caso è anche il verso ispiratore del tema della mostra, in ragione del particolare significato che esso riveste nel quadro del pensiero artistico di Silvio Zampieri.

Visioni sublimi, quasi istantanee estrapolate da un sogno che ci permettono di immedesimarci nell’animo giovanile del Poeta, riuscendo finalmente a svincolarlo dalla sofferenza che traspare dai suoi stessi versi: in fin dei conti, proprio questo è lo scopo di Silvio Zampieri, le cui opere dopo la tappa modicana, resteranno in mostra fino al prossimo 7 settembre a Roccalumera presso il Parco Letterario Salvatore Quasimodo.

di Daniele Pavone

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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