Politica

Pubblicato il 16 Agosto 2018 | di Luciano Nicastro

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L’ Italia del Cambiamento: una drammatica commedia

La crisi politica in Italia è particolarmente significativa. Non solo per il risultato delle elezioni del 4 marzo 2018 dalle quali è emersa una strutturale ingovernabilità a livello istituzionale e parlamentare, ma soprattutto per l’irruzione nella nostra società nazionale e nella sua dialettica sociale e culturale, economica e politica di un virus terribile e letale sia a livello etico che antropologico: quello del razzismo.

Si badi bene non si tratta di un razzismo dell’Italia post coloniale ma di una mentalità fatta circolare ad arte in questi ultimi tempi , diffusa e narrata sia nel web che a livello delle piazze d’incontro, secondo cui noi , i migliori, siamo trattati male per il nostro buonismo e la nostra arrendevolezza. E’ vero come italiani ci siamo sempre adattati alla vita sociale, al lavoro e alle leggi dei Paesi che ci hanno accolti e ospitati. Nelle conversazioni e nei dibattiti pubblici si continua a ripetere come un refrain l’assioma che il nostro buonismo e soprattutto quello dei nostri governanti non paga e autorizza gli altri a trattarci da persone che non contano.

Si dice che è arrivato il tempo di dire : Basta! e di reagire in modo chiaro e forte a questa convinzione che ci penalizza e ci paralizza. Che noi siamo vittime di una ingiustizia politica ed economica a causa dello storico “buonismo” dei nostri governanti e della nostra maggioritaria fede cattolica, è una “leggenda metropolitana”, fondata sulla ricerca del solito capro espiatorio esterno per spiegare i mali che abbiamo. Eppure su questo postulato si vuole costruire in noi il dovere di essere razzisti con gli immigrati, con i rom e con i miserabili.

Questo <prima gli italiani!>,dicono, non è razzismo ma diritto naturale e storico alla propria difesa e alla tutela del proprio patrimonio. Non vogliono però sentirsi dire che sono razzisti e reagiscono indignati a questa accusa di comportarsi da razzisti. Ad esempio: uno dice che non è razzista perchè il suo è un razzismo ”moderato”(sic.!),un altro precisa che suo figlio, che lanciandoto un uovo ad una immigrata dicendole:< sporca negra! > ha solo scherzato. Il razzismo dei buontemponi è ,per esempio, il comportamento dei “bamboccioni”, di quei giovani, bulletti irresponsabili che nel fine settimana guidano gruppi di narcisisti senza cervello che fanno spedizioni “squadriste” dei mafiosi di periferia che comandano con le loro “testate”…..C’è, però, anche il razzismo dei “caporali” che sono al servizio di un sistema di sfruttamento in agricoltura come anche quello della cordata di affari “criminali” degli scafisti con i loro gommoni ma anche di quanti diffondono e governano la rete e le reti della illegalità nel settore stesso degli arrivi e dei soggiorni degli aventi diritto perché profughi ,emigrati dalla guerra o dalla riduzione in schiavitù…

Molti comportamenti razzisti continuano a caratterizzare la soluzione che si cerca di attuare su molte questioni della nostra società multiculturale e sulle politiche del welfare municipale….E’ vero gli italiani non sono razzisti ma rischiano di diventarlo con questi comportamenti. Non sono più buoni e accoglienti come prima ma stanno diventando “duri” e “insensibili” nei loro rapporti con gli immigrati che arrivano, specie gli africani, più poveri…..Abbiamo dimenticato che siamo stati emigranti e figli di immigrati. Come si può aver dimenticato che gli italiani immigrati in varie parti del Mondo hanno pagato con la vita la loro migrazione come ad esempio nelle Miniere di Marcinelle in Belgio.

Marcinelle è stata una tragedia italiana per la quantità e la modalità dei minatori morti. Nonostante questa indiscussa verità storica, il “ Governo del Cambiamento” ci comanda di cambiare “pelle e cuore”, non deboli ma prepotenti ed egoisti spacconi; non ci invita ad essere fieri, forti e fiduciosi nella solidarietà e nella legalità ma fustiga matti, e sempre egoisti con sacro organico furore nei comportamenti e nella politica . Sul piano generale Lega e 5 stelle, con il Governo del Cambiamento, hanno inteso da Rousseau ereditare un ruolo di educatori del popolo italiano e di esercito della salvezza. In fondo non hanno inteso dialogare in modo rispettoso e dialettico con la organica società italiana, ricca di associazionismo religioso e laico, ma hanno solo cercato di affermare i propri progetti e calare dall’alto le proprie convinzioni. Il clima generale non è propositivo ma presuntuosamente autoritario e maieutico mediante un controllo centralizzato di un Potere Mediatico diretto e invasivo.

C’è di fatto e di diritto una occupazione dei media da parte di Salvini e di Di Maio. La fede degli italiani sia religiosa che “Laica” viene di fatto considerata un “affresco” ma non un bene vivo e culturale di cui ha bisogno l’Italia. Secondo questi nuovi governanti “illuminati”, tutti i guai del Paese sono la conseguenza non solo della politica del Potere e dei prepotenti di turno ,ma anche di un nostro “difetto antropologico – culturale e formativo” che è arrivato il momento di cambiare, estirpandolo alla radice”; l’assioma, ripetuto con martellante insistenza mediatica, è chiaro nella sua cruda sostanza:< Prima gli italiani !> non solo in termini di legittima difesa, ma in quelli aggressivi e competitivi di un nostro diritto naturale e metastorico, che ci spetta in termini di giusta ricompensa e di sanatoria riparatrice per i torti subiti e per i sacrifici economici e politici che ci sono stati imposti o dalla U.E. o dalle nostre storiche alleanze politico-militari o dai Trattati firmati e stipulati democraticamente come ad esempio la politica migratoria mediterranea e mondiale.

Si pensa, quindi, che sia questa la verità storica e la atavica nostra eredità ricevuta dalla ignavia e incapacità dei nostri governanti sin dalla nascita della Repubblica democratica dopo la liberazione dalla dittatura nazifascista del 1945.Questa lettura è oggettivamente falsa e infondata ma serve ai nazifascisti di nuovo conio a rivendicare un ruolo di cambiamento e a rimettere in discussione tutto rendendolo precario e soggetto a ripensamenti. Il loro “cambiamento” è innanzitutto rivolto alla eliminazione di ogni ostacolo e impedimento alla loro azione politica di lotta e poi di governo. Questa lunga e articolata premessa non sembri una digressione o una evasione dal contesto dei problemi che oggi abbiamo da affrontare in Italia, in Europa e nel Mondo. E’ evidente che solo da una onesta lettura storica, corretta e condivisa può sorgere una organica ripartenza “nazionale” e democratica del nostro Paese.

DENTRO UNA CRISI NON BREVE NE’ SEMPLICE……
Siamo dentro una crisi non breve né semplice ma profonda, radicale e di sistema che è esplosa per fattori oggettivi e per una consistente invasione di eventi esterni. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Il corso del Mondo e in particolare le vicende della nostra Italia si spiegano se teniamo presente il contesto ventennale di una transizione senza sponde e senza approdo, cioè senza direzione e senza senso compiuto in termini di progettualità comunitaria e nazionale. Non è in crisi solo la democrazia rappresentativa ma la intera vita democratica, economico-sociale e politica del nostro Paese.

Regge la cultura, sono presenti gli intellettuali credenti e “laici”, è presente in maniera autentica, spirituale e pastorale, nel vivo dei problemi concreti della Nazione, la Chiesa Cattolica, Papa Francesco e i vescovi che con convinta sinodalità prepararono i nuovi tempi del rinnovamento dell’Italia in Europa ,in Africa e nel Mondo. Il razzismo come malattia del globalismo cieco e dell’individualismo ideologico non ci riguarda in senso pieno ma ci coinvolge per le macerie che ci scarica e i pregiudizi che diffonde. Le relazioni tra le culture e le persone sono sempre legate dalla dinamica difficile di chiusura a ghetto e ostilità di merito sui problemi di sopravvivenza.

I giovani italiani e i giovani immigrati trovano spesso nelle Caritas un luogo fraterno e attento di confronto, di aiuto e di condivisione. Crescono insieme anche con lo stereotipo del diverso e dello straniero e si ritrovano compagni, amici e uomini, che si sforzano di essere fraterni cooperatori in iniziative sperimentali di lavoro nel settore agricolo….. IL GOVERNO NAZIONALE è nato con una operazione a tavolino e con motivazioni che ne hanno travolto il senso politico e costituzionale e ne inceppano il ruolo,il cammino e la qualità di bene comune.

Come è noto l’art.3 della Carta Costituzionale assegna al nostro Paese due vincoli fondamentali: il principio di eguaglianza e il principio di solidarietà come direttive maestre della nostra nazione e dei nostri rapporti come cittadini….Su questi temi non ci dovrebbe essere né contrasto né divisioni nella concezione del bene comune. Non può, strictu sensu,su di essi esistere un Ministro razzista o antirom, contro gli immigrati da qualunque parte provengano,ma un Ministro che applica in modo umano e propositivo le leggi esistenti …. Vediamo il Governo del cosiddetto Cambiamento come si muove e come concepisce la propria missione….

Siam passati con il governo Conte,Di Maio(5 Stelle),Salvini (Lega)dal contratto sociale al contratto di governo; due forze elettorali, antagoniste e alternative(Lega e 5 stelle), si sono coalizzate e affermate, in mancanza di una autosufficiente maggioranza parlamentare, come la nuova, anche se relativa, elite politica aggregativa, centrale, di riferimento, di guida e di necessità parlamentare per il governo della Repubblica. E’ nata così una inedita fase “populista” del trasformismo politico italiano all’insegna della logica dei contrari (coincidentia oppositorum!)per la quale ogni cambiamento è il risultato “contrattuale” di una giustapposizione convergente e meccanica di punti programmatici che non si oppongono e non diventano “contraddittori” perché si trovano su diverse “liste di interessi”.

Così si realizza una democratica convergenza di interessi senza contraddire la verità (“contradictio est regula veri” alla maniera hegeliana!) il governo del Cambiamento è in fondo un mostricciattolo ma rimane lo strumento “puro e duro” della rigenerazione magica di un Potere Pentastellato e leghista che presume di trasformare anche le pietre in oro, giustificando un ruolo istituzionale di cambiamento(esigito ed atteso dal popolo italiano!) mediante la contingente convergenza delle due ali apicali del potere( la destra leghista e la sinistra M5S ). Questo Governo è una singolare commedia degli equivoci e delle continue dette e smentite perché governare senza competenza e preparazione significa non solo fantasia ma anche avere una faccia tosta per coprire tutto e il suo contrario.(la vicenda emblematica è quella del No TAV, o quella NON più precariato etc…) una sinergica e permanente azione di convenienza e di convergenza della destra con la sinistra e di questa con la destra con l’obiettivo di aggregare, riconoscere e legittimare le tante elites sociali e politiche esistenti nel corpo vivo della Nazione e del Paese.

Si è aperta la via ad una demagogica telecrazia ,a giorni alterni,di azione e decisione pseudodemocratica di un governo traformistico nato e condotto in modo esplicito e parallelo dalla logica degli interessi populistici “lega- 5Stelle”.Il metodo non è più quello del bene comune quanto di ciò che viene concordemente ritenuto tale dalla convenienza reciproca. Per questa ragione interna di sopravvivenza si ricorre al continuo compromesso, al rinvio di decisioni importanti e necessarie e all’uso del nuovo (si fa per dire!) tanto deprecato manuale Cencelli , ormai pentastellato. il Presidente del Consiglio,prof.Conte, indicato da queste forze politiche al Presidente Mattarella, non si ritiene Capo del Governo ma vuole essere (come egli ha dichiarato!): “l’avvocato dei cittadini”(sic! Nei riguardi di quale Potere se lui è il Capo…).

I ministri contano non per la collegialità della loro azione e della comunicazione istituzionale quanto per il peso mediatico e l’uso disinvolto di parte, come avvocati di settore (sic…contro chi se sono loro i Ministri e l’Organo che li legittima è il Consiglio dei Ministri.!).

In scena l’Italia del Cambiamento : una drammatica commedia
E’ nata così una fase tirannica e comica del potere istituzionale, che si manifesta come dittatura dello scontro e della violenza preventiva e verbale di aggressione nichilista con il risultato di una pericolosa disarticolazione civile e democratica, culturale e comunicativa, identitaria e sociale. Il razzismo è colloquiale e convincente nel suo linguaggio diretto ed offensivo, mentre nei fatti di ordinaria follia, è pericoloso e fatale. E’ in corso di sviluppo un populismo duro e conservatore, cinico e demagogico che tutto pone e tutto toglie secondo che si avvinghia. L’ arroganza del Potere si allarga e condiziona gli spazi culturali, sociali, mediatici e comunicativi delle relazioni e convinzioni di tutti i mondi vitali (famiglia,scuola,sanità…).

Così si diffonde nella nostra società una realtà culturale, a livello comportamentale e istituzionale, sin nelle autonomie locali la tesi della disfunzione e dell’agonia della democrazia rappresentativa. E’ questa che rischia di portare alla negazione del valore sostanziale e strutturale dell’edificio primario della nostra Repubblica democratica ,nata dall’antifascismo e dalla Resistenza. Da un po’ di tempo a questa parte il revisionismo è ritornato a farsi vivo con un superficiale e spregiudicato negazionismo chiedendo a viva voce una pacificazione storica e una equiparazione fra gli Italiani che hanno combattuto con i nazifascisti della Repubblica di Salò e i partigiani del CNLAI che hanno liberato l’Italia dalla occupazione nazifascista e riunificato il Paese con un secondo e altrettanto significativo Risorgimento Nazionale. Questo Evento per gli Italiani democratici e “unitari” è ancora “sacro e fondativo” e non rinegoziabile mediante un contratto politico.

A partire da questa pietra miliare risorge non solo l’Italia liberale ma riprende un nuovo inizio la storia democratica della Nazione liberata dalla occupazione e dalla dittatura. Anche l’identità nazionale che era stata deturpata e devastata ritorna con lo spirito pacifico e democratico della Nazione. Se prima gli Italiani erano ritenuti “brava gente”, e si ritenevano uomini corretti, gente affidabile, immigrati seri, onesti e generosi lavoratori e buoni cittadini, ora, secondo i nuovi nazionalisti bisogna distinguere tra italiani orgogliosi e italiani buonisti…devono essere riconosciuti come patrioti i primi per natura, storia e cultura, mentre gli altri vengono sempre dopo perché deboli e inferiori.

Si dimentica e si calpesta l’art.3 della Carta Costituzionale sul valore fondante della nostra Repubblica democratica nella quale abbiamo posto come bandiera identitaria il primato della libertà, della uguaglianza e della solidarietà . Ritornando a Rousseau non si deve dimenticare che in lui il Contratto sociale è < principe du droit politique> perchè le doti inalienabili dello spirito umano sono<la libertà e l’uguaglianza>.

Per Rousseau la Volontà Generale non è la volontà particolare di tutti ma la piena espressione e rappresentazione della volontà del popolo, del suo ethos umanitario….Un vero contratto sociale universale è stato il sogno di un grande cambiamento ”democratico” che ha ispirato in tempi diversi le varie Rivoluzioni del popolo. Ora siamo arrivati al tradimento storico e costituzionale, al Contratto di Governo, di tipo privatistico che vincola le parti e colpisce il popolo. Per Davide Casaleggio tutto si decide a livello della democrazia digitale e dei suoi “commissari”… E’ questa la dittatura mediatica, dall’apparenza rappresentativa e garantista, sostanzialmente populista, demagogica e nichilista senza alcuna radice né legame con la storia politica civile, liberale e sociale dell’Italia Unita. Per questo motivo l’Italia del Cambiamento è una drammatica commedia.

Per noi la Repubblica Democratica Italiana ha un valore etico e spirituale, culturale e ”costituzionale” e noi ne siamo con orgoglio i suoi rappresentanti democratici: i resistenti , i “ribelli per amore”!


Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



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