Società

Pubblicato il 17 Ottobre 2018 | di Silvio Biazzo

Il 16 ottobre 1943 la ferocia nazi-fascista si abbatte sugli ebrei

La data è quella in cui scende su Roma la notte più lunga, quel giorno ha luogo la grande retata nazista nel Ghetto di Roma che porta circa 2000 ebrei nei campi della morte, faranno ritorno solo 16 di essi: è la disumana vendetta dei nazisti dopo l’evento dell’ 8 settembre.

La stragrande maggioranza di loro, non tornerà più. L’unica donna del Ghetto sopravvissuta ad Auschwitz, Settimia Spizzichino ha detto: Ci sono cose che tutti vogliono dimenticare. Ma io no.
Alcune settimane prima agli ebrei era stato imposto dai tedeschi di pagare una tassa di 50 chilogrammi d’oro in meno di 24 ore. Gli ebrei del ghetto non hanno quella quantità d’oro ma il Vaticano mette di nascosto a disposizione 15 chili e altri vengono dati da altri romani: la richiesta è soddisfatta ma è solo l’inizio. Il 15 ottobre, durante la notte, ci sono degli spari che svegliano il Ghetto, la gente è spaventata e la zona è circondata. La mattina cominciano ad essere presi dalle loro case: uomini, donne, bambini, anziani, malati.
Tra preghiere, urla di bambini, e paura alcuni si domandano: che ne faranno di noi?
Due giorni dopo i vagoni arrivano ad Auschwitz.
Il 27 gennaio 1945 è il giorno in cui le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (più nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista. L’apertura dei cancelli ad Auschwitz (grottesco: all’ingresso gli ignari deportati leggevano “fiduciosi” la scritta “Arbeit macht frei” – il lavoro rende liberi ) mostrò al mondo non solo una massa immane e quasi informe di testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager.
Il complesso dei campi di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di “soluzione finale del problema ebraico” – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) – divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio nazista: dal 1979, ciò che resta di quel luogo è patrimonio dell’umanità a seguito del riconoscimento dell’UNESCO.
Una data che viene ricordata contemporaneamente in molti Paesi europei, e che è divenuta, in questi anni, importante e molto sentita dalla popolazione e dalle istituzioni. Perché il tentativo di annientamento degli ebrei d’Europa perpetrato dal nazismo e dai suoi alleati, nel segno di una ideologia criminale che si abbatté anche contro altre categorie, teorizzando la supremazia di uomini su altri uomini e portando l’Europa e il mondo a una immane catastrofe, questo immane funesto evento è una parte della nostra storia collettiva che scuote le coscienze, spingendo le persone a chiedersi come tutto questo è potuto accadere. L’orrore per quanto avvenuto durante la seconda guerra mondiale in quel famigerato campo di concentramento e per quanto mostruosamente pianificato dalla follia nazista fu alla base della fondazione di una Europa incentrata sui valori del rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni persona. E proprio partendo da quello che era stata la Shoah, fu promulgata nel 1948 dalle Nazioni Unite la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, il cui primo articolo, “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali, in dignità e diritti”, ne è il significativo fondamento.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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