Cultura

Pubblicato il 25 Ottobre 2018 | di Silvio Biazzo

Un pezzo d’Italia su Bepi Colombo in volo verso Mercurio

Una missione nei misteri dell’universo della quale va orgogliosa l’Italia anche per il determinante apporto di un giovane ricercatore nostrano, l’ingegnere aerospaziale Michele Zusi, originario di San Martino Buon Albergo in quel di Verona, marito di una nostra concittadina Katia Biazzo, ricercatrice laureata in Fisica all’Università di Catania: la meta è il primo pianeta del nostro sistema solare, Mercurio.

Dopo diversi anni di gestazione si è finalmente arrivati al via avvenuto alle 3.45 della notte tra venerdì 19 e sabato 20 Ottobre. Gli ultimi preparativi si sono svolti a Kourou, la base di lancio europea nella Guyana Francese da cui è poi partito Bepi Colombo allocato a bordo del vettore Ariane 5. ( La missione è stata dedicata all’illustre scienziato Giuseppe Colombo dell’università di Padova scomparso negli anni ottanta il quale tra l’altro ha collaborato con la NASA per allestire la missione Mariner 10 indirizzata allo studio del pianeta Venere ). La sonda, frutto della collaborazione tra ESA ( Agenzia Spaziale Europea ) e JAXA ( Agenzia Spaziale Giapponese ), affronterà un viaggio di sette anni per un totale di nove miliardi di chilometri prima di raggiungere Mercurio, il pianeta di tipo terrestre più piccolo e meno esplorato del Sistema Solare, le cui condizioni ambientali sono tra le più estreme del Sistema Solare ( basti pensare alle escursioni termiche che vanno dai +450 °C ai –190 °C ). La sonda BepiColombo è composta da due satelliti: il Mercury Planet Orbiter (MPO) dell’ESA e il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) della JAXA.
Entrambi i satelliti partiti in compagnia del Mercury Transfer Module dell’ESA, raggiunto il punto programmato procederanno ciascuno per la propria orbita attorno a Mercurio. Durante il lungo viaggio si utilizzerà sia la propulsione ionica che quella chimica per portare i due satelliti in prossimità di Mercurio secondo le proprie orbite di lavoro. L’Agenzia Spaziale Italiana ha un ruolo importante nella missione, con ben 4 esperimenti su 11: ISA (Italian Spring Accelerometer), SERENA (Search for Exosphere Refilling and Emitted Neutral Abundances), MORE (Mercury Orbiter Radio science Experiment) e SIMBIO-SYS (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory), tutti a bordo del satellite europeo.
L’ingegnere Michele Zusi, in collaborazione con molteplici colleghi anche internazionali, ha lavorato con scrupolo, costanza e tanta professionalità per mettere a punto SIMBIO-SYS, uno degli strumenti principali della missione collocati a bordo della sonda, e deputato ad effettuare l’investigazione chimico e geomorfologica della superficie di Mercurio. “Si tratta in pratica di una macchina fotografica a tre occhi – ha dichiarato Zusi – : uno spettrometro per identificare la composizione della superficie del pianeta, una camera stereoscopica che permetterà di costruire una mappatura a tre dimensioni della superficie di Mercurio e infine una camera ad alta risoluzione studiata per ottenere il maggior dettaglio del terreno, una nitidezza di dettagli prima d’ora impensabile nelle esplorazioni spaziali”. La sonda come già sopra accennato impiegherà circa sette anni prima di giungere a destinazione.
La consorte Katia da anni alterna la sua vita di moglie e madre con quella di scrupolosa ricercatrice, professione che l’ha portata ad effettuare le sue ricerche focalizzate principalmente su stelle in formazione nella nostra Galassia e sui pianeti extrasolari, ossia pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare. Autrice di molteplici pubblicazioni apparse su prestigiose testate scientifiche internazionali, le sue ricerche l’hanno portata in moltissimi Istituti ed Osservatori Astrofisici esistenti in Europa e nel mondo.
E’ proprio il caso di dire che la famiglia Zusi-Biazzo è una di quelle eccellenze italiane che vive con la “testa tra le stelle”: le ricerche della coppia Zusi-Biazzo sono tra quelle che stanno arricchendo la conoscenza dello sconfinato e tutto da scoprire Universo che ci circonda e che non cessa mai di stupirci grazie al lavoro e all’abnegazione anche di tanti scienziati italiani che come loro fanno parte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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