Società

Pubblicato il 27 novembre 2018 | di Alessandro Bongiorno

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Caporalato, la Caritas guarda oltre. I due rischi del decreto sicurezza

Il Progetto Presidio compie un passo avanti.

È stata presentata a Roma la terza edizione dell’iniziativa promossa da Caritas italiana per contrastare il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori nell’agricoltura. Oltre all’assistenza e tutela legale e sanitaria, alla distribuzione di beni di prima necessità, ora nelle diocesi coinvolte, tra cui Ragusa, si lavorerà anche in ambito culturale, coinvolgendo i datori di lavoro e le comunità dei territori.

Il volume “Vite sottocosto” traccia il bilancio dell’esperienza. Ampio risalto all’impegno della Caritas di Ragusa che da cinque anni ha acceso i riflettori sulle serre di Marina di Acate. Qui ci sono migliaia di migranti che lavorano nelle aziende agricole. Tra loro molti bambini che non vanno a scuola. Per loro Caritas di Ragusa ha organizzato un laboratorio teatrale, culminato in uno spettacolo rivolto a tutta la cittadinanza.

«Con Presidio 3.0 pensiamo di allargare le attività ai colleghi di Noto e al resto della Sicilia – ha detto al Sir Vincenzo La Monica, di Caritas Ragusa -. Ossia fornire formazione ai colleghi siciliani dove c’è presenza di lavoro agricolo e avviare una interlocuzione con i rappresentanti dei produttori, cercando insieme delle soluzioni». Caritas Ragusa, che venerdì riceverà a Bologna il premio Colombe d’oro di Archivio Disarmo proprio per le attività di Presidio, è molto preoccupata per gli effetti nel territorio del decreto sicurezza. «Il nostro timore è che si creerà un vero e proprio commercio dei permessi di soggiorno, come è avvenuto negli anni passati.

Tutte le persone che hanno ora un permesso di tipo umanitario – ha spiegato La Monica – cercheranno di convertirlo in permesso di lavoro. Questo sarà oggetto di commercio, come già succede per i contratti di lavoro, le residenze, gli affitti. L’altra grande preoccupazione è che persone con diritti sempre meno riconosciuti possano finire molto più facilmente nelle mani del lavoro sfruttato, così come avveniva per i ragazzi che erano ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria».

 

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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