Vita Cristiana

Pubblicato il 10 Dicembre 2018 | di Luca Farruggio

Come il mistero dell’Incarnazione turba e interroga noi cristiani

Secondo il teologo russo Vladimir Lossky, che con le sue opere ha permesso all’Occidente di conoscere l’ortodossia come verità “catholica”, l’incarnazione di Dio si presenta subito con una serie di problematiche. Infatti, per i giudei è uno scandalo che Dio, il Trascendente, abbia un umile Figlio-uomo che finisce per essere umiliato e crocifisso. E per i pagani è una follia che l’Assoluto si incarni in una persona e che l’Eternità entri nel tempo.

Gesù, con la sua vita e le sue opere, non è stato solo un segno di amore e di pace, ma è stato anche un segno di contraddizione e di divisione (cfr. Lc 2,34-35). Basti leggere i Vangeli per capire la complessità che la sua figura ha prodotto sia teologicamente, sia storicamente. E, al di là di scandali e follie, è proprio il mistero dell’incarnazione a turbare e ad interrogare gli stessi cristiani.

Infatti, il rapporto che i cristiani e i nemici dei cristiani hanno avuto col corpo non è mai stato del tutto chiaro e lineare. Da un lato il corpo è stato sempre visto come la prigione dell’anima. Dall’altro lato è stato esaltato capitalisticamente come un oggetto uguale a tutti gli altri. Perciò compito del cristiano, ancora oggi, dovrebbe essere quello di riportare il corpo al centro del dibattito culturale alla luce di una corretta teologia dell’amore. Dell’amore di Dio per l’uomo e dell’amore dell’uomo per Dio.

Secondo l’antropologia cristiana, l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, perciò il corpo reca i segni del divino. Secondo la tripartizione operata da San Paolo (soma, psychè e pneuma), ogni persona non è solo anima e spirito, ma è anche corpo. Una spiritualità piena non può evadere dal corpo, così come un albero non cresce senza le sue radici terrene.

A livello spirituale le cose si complicano quando l’uomo percepisce il corpo come sede delle passioni. Infatti il corpo non è del tutto “buono”, ma bisogna intraprendere una lotta spirituale per trasfigurarlo e per fare della propria vita un’opera d’arte.

A livello teologico tutto ciò viene confermato con forza. È il Verbo che si fa carne (cfr. Gv 1,14) e che entra nella storia per “raccontarci Dio” (cfr. Gv 1,18). Il disegno di Dio si compie perché Dio, facendosi uomo, riesce a salvare tutte le creature prendendosi il carico di tutti i pesi umani nella persona del Figlio.

Nel Salmo 8 si legge: “che cos’è l’essere umano che di lui ti prendi cura? Ma l’hai fatto poco meno di un dio, l’hai coronato di gloria e splendore, l’hai reso sovrano dell’opera delle tue mani, ogni cosa hai sottomesso ai suoi piedi”.

In questo modo quello che è apparso come scandalo, come follia o come una cosa del tutto impossibile, grazie al mistero dell’Incarnazione diviene realtà. Nessun cristiano dovrebbe svalutare il corpo! Per questo motivo, nel IV secolo, il Vescovo Atanasio disse: “Dio si è fatto uomo, affinché l’uomo diventasse Dio”.

Ma per non fraintendere questa frase luminosa e sorprendente, riporto un chiarimento fatto da Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose: “dunque se l’uomo anela a diventare Dio per vocazione, perché risponde alla chiamata amorosa di Dio, allora vive la logica del dono che non altera il rapporto Creatore-creatura; ma se l’uomo vuole diventare Dio seguendo un proprio progetto, se vuole farsi Dio, allora entra nel regime della preda, dell’harpagmós, del tesoro geloso”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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