Società

Pubblicato il 6 Febbraio 2019 | di Alessandro Bongiorno

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Destinare anche a usi sociali gli spazi che furono di morte

Forgeranno le spade in vomeri e non si eserciteranno più nell’arte della guerra. La profezia di Isaia sembra risuonare anche nelle contrade che ospitarono i 112 missili Cruise.

Ora in quell’area c’è un aeroporto civile e le aree di recente passate nella disponibilità del Comune di Comiso lasciano pensare al riuso a fini pacifici delle stesse. Cosa fare di queste aree?

È la domanda sorta in questi giorni. È in fase avanzata di elaborazione un progetto per creare una base cargo per il trasporto via aerea delle merci. Ci sono, però, anche centinaia di abitazioni, strutture pubbliche e gli stessi bunker che ospitarono i missili che potrebbero essere riconvertiti a usi sociali.

I vandali e i ladri le hanno ridotte ai minimi termini ma sarebbe un peccato accettare questo destino senza pensare a chi potrebbe trovare un tetto dove vivere, un luogo idoneo dove studiare o una struttura dove trovare risposte alle proprie domande. E poi perché non creare all’interno di uno dei bunker che ospitarono i Cruise un museo della pace che raccolga le testimonianze degli anni di Comiso e di quelle manifestazioni nelle quali la pace era quell’utopia da costruire con la forza, l’impegno, la preghiera degli uomini e delle donne di buona volontà?

Il progetto cargo, elaborato da un’imprenditoria privata finalmente uscita allo scoperto, va sicuramente sostenuto, ma a Comiso ci sono spazi per rendere quell’area di tutti. Un’area, che fu di morte, e che oggi è simbolo tangibile di speranza e di pace.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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