Vita Cristiana

Pubblicato il 10 Aprile 2019 | di Redazione

0

Nella chiesa Santi Apostoli di Comiso la Via Crucis di Giovanni Scalambrieri

Prima di mettere mano ed un po’ di intelletto a questo scritto, ho implorato su tutti i fronti una buona dose d’innocenza, perché credo che solo i piccoli, privi di filtri e ceppi razionali, possono restituirci, in immediata sintesi, il senso abissale dell’insegnamento della passione del Signore, tesoro per tutti i cristiani.

Lo è di certo per l’autore della Via Crucis bronzea, installata ad anfiteatro, dentro la chiesa parrocchiale Santi Apostoli di Comiso, lavoro artistico di squisita fattura e di meditata esplorazione interiore dello scultore locale, professore Giovanni Scalambrieri, noto qui a tutti. La sua personalissima interpretazione del fondale evangelico nasce da un difficile parto produttivo in seguito ad un itinerario faticoso, maturato nel travaglio doloroso e speranzoso di uomo e naufrago, acquietatosi dentro i ritrovati perimetri della fede cattolica, riscoperta quale autentica risorsa di umanesimo, quello vero e squillante! La scommessa sull’uomo, l’abbraccio alla carne stimmatizzata da mille fragilità, al corpo nella sua etimologia biblica, non ha catapultato quest’amico apprezzato nell’area materialistica greve e riduttiva di un’antropologia asfittica e suicida. Nell’umiltà che lo contraddistingue, nella ricerca sincera che lo anima, ha compreso che il tentativo maldestro di estirpare Cristo e la sua croce – emblema unico della salvezza umana – dalla storia e dagli ambiti della cultura si ridurrebbe ad un atto catastrofico contro l’uomo e la sua sete perenne di felicità e di autenticità! Inebriato dai fiori di Bellezza nei codici rinascimentali, ben illustrata nell’impasto minerale delle colate di bronzo fuso, Scalambrieri ridisegnale classiche “stazioni” alla luce del mistero dell’Incarnazione, perciò evidenzia l’uomo dove molti hanno intuito solo il divino puro. Siamo, altresì, ben lontani, in questa lezione di arte e di fede ortodossa, dagli schemi di chi ostinatamente vuole inscrivere l’evento mirabile della redenzione fra le geometrie della storia o della matematica del transeunte.

Questa Croce, nella quale si esalta il destino della creatura amata da Dio, vista in tutte le sfaccettature possibili, rimanda al Calvario come condizione non ultimativa e definitiva di Cristo nell’uomo e dell’uomo in Cristo. Di là già si percepiscono le prime luci della Resurrezione e della Pasqua compiuta, nel cui alveo tutto trova risposta, senso e respiro!

Nicola Tomasi

Tags: ,


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑