Società

Pubblicato il 21 Giugno 2019 | di Alessandro Bongiorno

Il vicolo cieco della Ragusa-Catania. Il Governo passi dalle parole ai fatti

I primi atti risalgono al 1998. Ventuno anni dopo non un solo chiodo è stato piantato per avviare il raddoppio della Ragusa-Catania. Solo ora si è, infatti, capito che il pedaggio su questi 68 chilometri sarebbe stato il più caro d’Italia insieme a quello della Torino-Bardonecchia. E così il Governo ha annunciato (ma non ancora deciso) di voler mettere fine allo strumento del project-financing, ovvero alla realizzazione dell’opera da parte dei privati cui poi andrebbero le risorse dei pedaggi. Se alle parole seguiranno i fatti, si tratta di una svolta importante. Lo Stato e la Regione si assumerebbero l’onere di finanziare per intero l’opera, di realizzarla e di gestirla con la necessaria manutenzione. Il Ministero dei Trasporti e la Regione, e per loro l’Anas e il Cas, subentrerebbero al consorzio di società riunite nella Sarc che si è detta, dal canto suo, disponibile a vendere il progetto già avanzatissima fase di definizione.

Passare dalle parole ai fatti significa trovare già nella prossima legge finanziaria le risorse (circa altri 450 milioni di euro più quanto necessario per acquisire e completare il progetto e pagare le prevedibili clausole legate al contratto), dare incarico per la progettazione esecutiva, bandire la gara. Se non ci saranno intoppi, e se i tempi di realizzazione resteranno quelli preventivati dal consorzio dei privati, ci vorranno altri 42 mesi di cantieri prima di poter percorrere i 68 chilometri che collegano contrada Castiglione alla Siracusa-Catania, nei pressi di Carlentini. I nostri nonni, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, ci misero otto anni a realizzare i 761 chilometri dell’Autostrada del Sole che collega, ancora oggi, Milano con Napoli. In Sicilia, da vent’anni la burocrazia e la politica producono montagne di carte sulla Ragusa-Catania e, ben che vada (ma nessuno può preventivare i tempi degli ulteriori adempimenti) ci vorranno altri anni prima che apra il cantiere del primo lotto.

L’impressione è che il project-financing si sia rivelato uno strumento sbagliato, varato in un’epoca nella quale si riteneva che lo Stato dovesse inchinarsi in tutto ai privati. Questo è stato forse l’errore più clamoroso commesso dalla politica. Il resto lo hanno fatto la nostra lentoburocrazia e anche i privati (autentici colossi delle opere pubbliche) hanno dato l’impressione, a un certo punto, di credere in modo relativo alla possibilità di creare business con questo progetto. E, in effetti, in vent’anni è molto cambiato lo scenario economico e sociale delle aree attraversate da questa strada e la possibilità di viaggiare senza pedaggio da Modica (e un giorno speriamo non lontano da contrada Camemi) a Catania avrebbe costituito un ulteriore disincentivo a pagare al casello tariffe sicuramente non paragonabili alla media delle autostrade del Sud (dove la Palermo-Catania e la Salerno-Reggio Calabria sono da sempre gratuite). L’unico aspetto positivo della svolta annunciata dal ministro Toninelli è che da oggi l’interlocutore del territorio sarà solo la politica. Senza più alibi per nessuno.

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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