Vita Cristiana

Pubblicato il 25 Giugno 2019 | di Orazio Rizzo

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Suor Denise di Gesù, la sua professione

Un sorriso coinvolgente, che affascina ed attrae, quasi disarmante. Un volto ancora giovane, ma già consumato dalla “gioia” dell’incontro con Cristo, suo eterno sposo e amante. Lei è Suor Denise di Gesù Risorto, al secolo Denise Rita Gemma, giovane professa dell’Istituto delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa, che lo scorso 9 maggio ha emesso la sua prima professione dei voti, in occasione del 130. anniversario della fondazione dello stesso Istituto.

Le novizie con la loro maestra: suor M. Laura Tossani, suor Mara Campagnolo e suor Denise Rita Gemma

Era infatti il 9 maggio 1889 quando la marchesina Maria Schininà si consacrava a Dio insieme ad un gruppo di giovani ragusane, cinque in tutto, esperienza unica per quel tempo in una Ragusa post unitaria, ma ancora nobile e baronale. Ogni anno, nella stessa data, le suore ricordano quell’evento con il rito della professione religiosa, emettendo o rinnovando i voti di consacrazione: di povertà, castità e obbedienza; giovedì 9 maggio, in una cattedrale gremita di parenti, amici e Suore dell’Istituto, Suor Denise, insieme alla sua compagna di noviziato, Suor M. Laura Tossani, ha pronunciato la sua professione temporanea. Una cerimonia emozionante, nella sua sobrietà e semplicità, presieduta dal vescovo monsignor Carmelo Cuttitta e da parte del clero diocesano: le due ragazze hanno professato i loro voti, indossando  il velo nero delle suore professe. Un lungo applauso ha accolto la loro donazione a Dio. Una vocazione nata in seno alla famiglia, che la educa ai valori cristiani e che cresce frequentando la sua parrocchia, il Santissimo Rosario di Vittoria, dove inizia a sperimentare l’amore per Dio e per i fratelli. «Questo – dichiara ad Insieme Suor Denise – ha contribuito a mettere le basi, ho iniziato a conoscere Gesù in questo modo». Nasce in lei un desiderio profondo di incontrare il Signore e di farne esperienza. «Una certa inquietudine», la definisce la stessa, che tra i 15 ed i 18 anni, la porta a desiderare la gioia piena. «Tutto ciò che vivevo inizia a non bastarmi più e non ne capivo il perché; solo dopo capii che la era la voce di Dio che mi attirava a Lui».

La stessa ricorda quei momenti di ricerca, raccontandoci un particolare, che diventa testimonianza di quei momenti di ricerca. «Ricordo una serata in particolare, era il diciottesimo di una mia cara amica, si ballava, si rideva, c’era anche un ragazzo che mi piaceva e scherzavamo insieme e in realtà io mi stavo divertendo; poi a un certo punto, tra la musica e le risate, ho sentito uno strano stato d’animo simile alla nostalgia, ma nostalgia di qualcosa che non avevo ancora. E una domanda si affacciava nel mio cuore : “È tutta questa la gioia della vita? Destinata a finire, a passare così velocemente”»? Domande alle quali vorrebbe rispondere, un vuoto che vorrebbe colmare. «Dio fammi felice! Ti prego fammi felice, perché sento di non esserlo pienamente, dammi ciò che mi manca». E il Signore non tarda nella risposta. Durante un ritiro spirituale il suo sguardo fu attirato da un quadro molto grande del Sacro Cuore con sotto una scritta: “Almeno tu amami”. «Quelle parole – continua nella la giovane suora nella sua testimonianza – mi arrivarono dritte al cuore e capii che era la risposta del Signore alla mia domanda, risposta che mi mise paura, che non capii fino in fondo e che rifiutai, insomma io gli chiedevo di farmi felice e Lui mi rispondeva con una richiesta che percepivo esigente in qualche modo intuivo che forse mi chiamava a una scelta di vita radicale per Lui, ma tutto questo mi spaventava e feci di testa mia mettendolo alla porta».

Il Signore è tenace e sa aspettare. Anche di fronte ai tanti no e ai tanti rifiuti. L’occasione per cedere le armi e issare bandiera bianca, arrivò nel mese di aprile del 2014. «Partecipai alla Giornata diocesana della gioventù che si svolse a Vittoria. C’erano anche alcune suore del Sacro Cuore che avevano accompagnato dei ragazzi di Ragusa. Appena le  vidi sentii che dovevo avvicinarmi, mi sentivo attratta dalla loro gioia. Iniziai a rapportarmi con loro, le sentivo spesso e nel frattempo andavo in cerca di testimonianze vocazionale; mi sentivo attratta dalla loro vita. Mi aiutò molto una biografia della Beata Maria Schininà».

Poi il salto, l’abbandono nelle mani di Dio, l’ingresso nell’Istituto, le fatiche, ma soprattutto la gioia della consacrazione totale a Lui nel servizio alla Chiesa ed ai fratelli. «È bellissimo svegliarsi al mattino con la consapevolezza di non appartenersi più – conclude Suor Denise – ma che ogni cosa di me, ogni mia azione, ogni pensiero è per Lui, con Lui. Ai giovani vorrei lasciare le parole di San Giovanni Paolo II, sintesi di quello che ho sperimentato e vissuto nella mia vita: di non aver paura, di far entrare Cristo nel proprio cuore, non aver spaventarsi della sua chiamata. Solo Gesù può renderci felici. È lui che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna».

 

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Orazio Rizzo



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