Società

Pubblicato il 9 Dicembre 2019 | di Alessia Giaquinta

Il Campo Base un’esperienza da vivere per sperimentare la presenza di Gesù

«E tutto questo, per me?». In questa frase, mossa da sentimenti di meraviglia e stupore, si racchiude il senso di una delle esperienze più interessanti che può vivere un giovane: il Campo Base. Dal 1977 ad oggi, infatti, per ben 109 volte, migliaia di ragazzi hanno avuto modo di partecipare a quella che molti definiscono «una delle esperienze migliori della vita».

In soli tre giorni, guidati dalla potenza dello Spirito Santo, coadiuvati dalle testimonianze e dalla condivisione dell’esperienza di fede di altri giovani, i campisti hanno la possibilità di sperimentare la presenza di Gesù nella loro vita, in un clima di fraternità e gioia. Si tratta di una chiamata, in realtà. La partecipazione al Campo Base, aperta a tutti i giovani indistintamente, non si rivela mai un evento casuale o “fatto tanto per” bensì una risposta adeguata spendibile poi per tutta la vita.

«È stata la mia fortuna, ho trovato oltre cinquanta veri amici e, soprattutto, ho ritrovato la fede» dichiara Salvatore, 24 anni. Nessuna magia o lavaggio del cervello: abbandonare per tre giorni i problemi quotidiani e riuscire ad affidarsi a Dio, chiedendo Lui di manifestare la Sua vicinanza, è quello che si fa al Campo Base. Si canta, si prega, si ride e, come afferma simpaticamente Filippo, giovane campista, «si
soffre un po’ il sonno, ma volentieri! Rifarei altre 1000 volte questa esperienza».

I ritmi del Campo Base, infatti, sono intensi, ma ogni cosa è pensata per permettere ai partecipanti di vivere ogni singolo momento appieno, riconoscendo che tutto è un dono e che ciascuno, nonostante i limiti e le mancanze, è un dono per l’altro. Abituati ad una vita frenetica, di corsa, spesso vissuta in superficie, l’esperienza del Campo Base si pone come momento di sosta, ristoro, recupero. Non è mai troppo tardi: basta solo ascoltare meglio il proprio cuore, sentire la voglia di ripartire, di “sintonizzarsi” col Signore. «Per me il Campo Base è stato l’inizio della conoscenza di Dio. Tante volte le situazioni brutte ti fanno dubitare della grandezza di Dio. Questa esperienza, però, mi ha fatto comprendere la sua immensità, sempre!» afferma, commossa, Valentina.

La risposta più bella sicuramente è negli occhi luminosi e carichi di gioia dei partecipanti, al ritorno. Tutti, nell’ultimo Campo Base di settembre (il numero 109), hanno testimoniato l’entusiasmo dato dall’esperienza, la contentezza di sentirsi parte di un progetto divino, la grazia del perdono e della fede. Un’esperienza da vivere, assolutamente.

A gennaio ci sarà la possibilità di partecipare al 110. Campo Base. Per info basta recarsi nella propria parrocchia. Per vivere l’esperienza, invece, basta solo aprire il cuore.

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Autore

Alessia Giaquinta

Conseguita la maturità Classica, frequenta il corso di Laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Messina. Ha collaborato con testate giornalistiche online e attualmente scrive per il quotidiano "La Sicilia" e la rivista "Bianca Magazine". Ha al suo attivo numerose ed importanti esperienze teatrali ed organizza Laboratori Teatrali per bambini. Promotrice di eventi culturali, è stata anche membro di gestione della Biblioteca Comunale di Monterosso Almo (RG), ove risiede. Ha svolto il Servizio Civile presso un centro per disabili e riveste il ruolo di educatrice dei giovanissimi presso la sua parrocchia di appartenenza.



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