Società fake news

Pubblicato il 5 Novembre 2019 | di Eleonora Pisana

Fake news: imparare a riconoscerle

“È morto stamattina per un infarto Pippo Baudo”: questa notizia non veritiera apparve nel 2011 in un post su Facebook. Da allora sono passati otto anni, ma sono innumerevoli gli artisti di cui viene annunciata falsamente la morte sul web. E sono dei generi più disparati le notizie false che infestano i nostri display. Queste sono passate alla cronaca come fake news, termine dietro il quale si nascondono differenti tipologie di bufale.

Si parla di disinformazione, fake news o post verità in senso stretto, quando le notizie sono create appositamente per diffondere falsità, con i fini più disparati. La definizione è di Giovanni Zagni, il direttore di “Pagella Politica”, portale italiano che si occupa di fact-checking, ovvero di verifica di bufale virali e di dichiarazioni politiche.

Una seconda classificazione riguarda più strettamente il campo della semantica e lui distingue ben sette tipologie differenti di fake news, ordinate dalla più lieve, ovvero la satira, che se non capita può generare disinformazione; alla più catastrofica cioè il contenuto completamente inventato.

Sebbene la diffusione di fake news sia anche determinata da fattori biologici e attestata in ogni epoca (da sempre l’uomo ha subito la fascinazione della diceria), del resto la necessità di contrastarle nasce soprattutto negli ultimi tre anni con il propagarsi a dismisura degli strumenti di diffusione.

Da qui nasce l’impegno che molti giornalisti, universitari e organizzazioni non profit stanno mettendo nel svolgere attività di fact-checking. Ma se l’attività di verifica svolta a posteriori è essenziale per guidare gli utenti della rete, Zagni evidenza delle criticità, tra cui il fatto che la smentita di una notizia avviene solo dopo qualche giorno e ha una diffusione minore.

Proprio per questo occorre che gli utenti del web siano preparati a riconoscere preventivamente una notizia di dubbia veridicità. Zagni quindi prova a dare alcuni consigli per aiutarli a riconoscere le calunnie. Innanzitutto è necessario controllare la fonte da cui proviene una notizia: se è autorevole ci sono minori probabilità che sia falsa. Potrebbe essere utile anche ricercare dati solo sui database pubblici, come Istat, non affidandosi a dubbie citazioni numeriche o al sentito dire.

Oppure ancora sentire il parere di esperti o eventualmente delle autorità competenti, leggere gli articoli in modo critico, poiché spesso le bufale presentano frequenti errori grammaticali e link sospetti. Attenti anche a non cadere nel tranello delle cosiddette “camere dell’eco”, secondo cui se un’opinione è sostenuta da molti allora è vera.

Nel caso di immagini e video, le tecnologie avanzate purtroppo riescono a produrre filmati e fotografie ritoccate quasi perfettamente. In questo caso anche se è più difficile scovare l’inganno, effettuare qualche ricerca incrociata su Google toglierà ogni sospetto.

 

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Autore

Eleonora Pisana

Diplomata in maturità classica, studia Scienze della Comunicazione a Catania. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche on-line e ha svolto un tirocinio presso il quotidiano “La Sicilia” di Ragusa. Attualmente volontaria del servizio civile presso l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.



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