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Pubblicato il 7 Novembre 2019 | di Redazione

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Il filo rosso che lega Ragusa alla Siria

C’è un filo rosso che lega Ragusa alla martoriata terra di Siria, e la 105esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato ne documenta il valore. Un valore che sta, forse, tutto nel contributo di metodo offerto dalla Diocesi iblea, nelle sue articolazioni di Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni, Centro Migranti, Caritas e Consulta delle aggregazioni laicali, al tema dell’accoglienza e dell’integrazione.

«Non si tratta solo di migranti» ha spiegato don Rosario Cavallo, direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti davanti a un auditorium di San Giuseppe Artigiano affollato di persone: «Si tratta di noi». E il contributo offerto consistite proprio nel fatto che la parola “migrante” perde l’astrattezza di categoria sociologica e acquista il volto concreto di un amico: quello di padre Ibrahim Alsabagh, parroco di S. Francesco di Assisi in Aleppo, incontrato l’anno scorso in occasione del suo viaggio in Sicilia per il conferimento del premio Don Puglisi 2018. Per una singolare coincidenza, a un anno di distanza da quel primo incontro, la Giornata mondiale del Migrante si celebra proprio mentre l’attacco militare turco nel nord della Siria rischia di provocare distruzione e morte in proporzioni tali da fare deflagrare una bomba migratoria la cui forza d’urto minaccia di travolgere le frontiere di tutta Europa.

L’incontro, che ha avuto come relatore Andrea Avveduto, giornalista, scrittore e portavoce dell’associazione Pro Terra Sancta, ha avuto il pregio di svelare gli interessi occulti delle potenze che dilaniano la Siria. Nel suo contributo video padre Ibrahim, invece, ha raccontato come «il cammino verso il calvario di Aleppo» non sia finito. «Placatasi la pioggia dei missili sono emerse, infatti, le ferite di uomini e donne che assistono sofferenti e impotenti al bisogno proprio e dei figli». Il bisogno di medicine, quello alimentare, quello educativo o relativo al vestiario per l’inverno. «Siamo impegnati in una missione impossibile – ha affermato il parroco di Aleppo – ma la affrontiamo insieme a voi, nella compassione, nella solidarietà, nel sacrificio».

«Insieme». Una notazione non da poco, perché solo la consapevolezza di un comune destino può permettere di affrontare le sfide della ricostruzione in terra siriana, così come quelle dell’accoglienza in Italia. La comunità ragusana si è coinvolta, con un contributo modesto ma concreto, con i 35 progetti della parrocchia di Aleppo. Tra di essi, quello che, lo scorso anno, a conflitto ancora in atto, ha permesso di ricostruire circa quattrocento case danneggiate dalle bombe dell’Isis.

«La gente di Aleppo – ha concluso il suo intervento il frate francescano, rivolgendosi agli amici di Ragusa – nel profondo del proprio bisogno guarda con speranza al Padre Eterno, agli uomini di buona volontà e alla Chiesa».

Una speranza che costruisce mentre nuovi venti di guerra portano ulteriore distruzione. Una speranza di cui, anche noi, abbiamo disperatamente bisogno.

Mario Tamburino

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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