Vita Cristiana parabole

Pubblicato il 11 Novembre 2019 | di Redazione

Svelare il mistero di Dio in parabole. Così Gesù parlava alla vita concreta

Con quale linguaggio parlare di Dio oggi? Come offrire insegnamenti?

Gesù insegnava al popolo e ai suoi discepoli per mezzo di parabole. Esse occupano un posto rilevante nei tre Vangeli sinottici, che ne contengono 40 circa. Le parabole evangeliche sono racconti, inventati da Gesù, che si ispirano a esperienze di vita e a fatti di cronaca quotidiana, per comunicare un messaggio, con un linguaggio semplice e concreto, accessibile a tutti.

Un linguaggio intuitivo e adatto ad esprimere l’azione invisibile di Dio nella storia e la presenza del suo Regno sulla terra. I racconti di Gesù sono verosimili e ci manifestano la sua capacità di osservazione, la sua maestria nel saper descrivere, e la sua aderenza alla vita. Lo stile narrativo ci svela l’animo sereno e semplice di Cristo ed il suo sguardo limpido ed acuto. L’osservazione attenta della realtà circostante, in Gesù non era semplice curiosità, ma capacità contemplativa, frutto di una lunga abitudine alla meditazione e alla preghiera.

Le parabole nascono dal desiderio di Cristo di comunicare il mistero di Dio, dalla sua passione per Dio e dal suo amore per l’uomo, dal bisogno di svelare il vero volto del Padre, la sua opera salvifica, la potenza del suo Regno e le conseguenze per la vita degli uomini.

Il figliol prodigo in un dipinto di Hieronymus Bosch del 1510

Non sempre Gesù faceva seguire alle parabole una spiegazione. Per cui le parabole lasciano all’ascoltatore il compito di comprenderle, di interpretarle, costringendolo ad interrogarsi e a ricercarne il senso. Infatti, molte volte Gesù concludeva il racconto con l’espressione: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti” (Mc 4,9; Lc 8,8). Gesù manifesta un grande rispetto per la libertà dell’uomo. Egli conosce il cuore degli uomini, sa adeguarsi al passo dell’ascoltatore, accetta la sua fatica a capire, attende che si ricreda e riveda le sue posizioni. Attraverso questi racconti, Gesù offre un insegnamento che suscita interrogativi, che risveglia la coscienza, che fa breccia nei cuori induriti.

Gesù proclama che il Regno di Dio si è fatto vicino, ossia, che la cura provvidente di Dio per la vita dell’uomo si fa vicino ai luoghi di lavoro, di preghiera, della vita domestica e familiare; si fa vicino, abbattendo barriere umane, religiose, civili e sociali. Le parabole esprimono questa vicinanza del Regno, che entra nella nostra esperienza umana, ne assume immagini, metafore, vissuti, atteggiamenti e sentimenti. Le parabole sono permeate dal mistero e dal linguaggio dell’incarnazione. Esse manifestano un Dio che ha scelto di condividere in tutto la vita degli uomini, di essere uno di loro, uno tra loro.

Si tratta, allora, di avere orecchi giusti per ascoltare ed accogliere la parola di Gesù, che vuole cambiare il nostro modo di pensare, conformandolo al modo di pensare, di essere e di agire di Dio. La parabola è un linguaggio coinvolgente, che vuole favorire non soltanto la comprensione, ma la conversione. Tutti i racconti parabolici di Gesù costringono l’uditore a prendere posizione verso la sua persona ed il suo messaggio ed hanno l’intento di suscitare e far maturare la fede degli uditori. Pertanto, la parabola è una parola che viene compresa pienamente da chi si converte, mentre rimane incomprensibile per chi non si converte.

L’uso del linguaggio parabolico da parte di Gesù richiama una questione attualissima ed importante, che è quella del “linguaggio religioso”, cioè di come parlare adeguatamente di Dio oggi. La comunicazione della fede rischia di incepparsi lì dove viene utilizzato un linguaggio astratto, non coinvolgente, che non riesce a parlare, ad illuminare e a trasformare la vita delle persone. Il Nuovo Testamento presenta Gesù come una persona narrata e i discepoli come coloro che hanno ascoltato questi racconti e li hanno tramandato oralmente o per iscritto. La riflessione catechetica attuale sta spingendo verso l’utilizzo del linguaggio simbolico e narrativo, nella consapevolezza che si educa narrando. Narrare storie di conversione e ripetere racconti biblici coinvolge l’ascoltatore nella sua totalità, parla alla vita concreta delle persone, favorisce il cammino verso la scoperta del senso della vita, aiuta a guardare oltre e a scegliere uno stile di vita evangelico.

Sebastiano Roberto Asta

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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