Vita Cristiana

Pubblicato il 26 Novembre 2019 | di Redazione

“Ma la Parola di Dio non è incatenata!” Dall’ascolto, alla preghiera, alla vita

Spesse volte abbiamo incatenato la Parola di Dio: quando non l’abbiamo ascoltato, quando non l’abbiamo annunciata, quando ce la facciamo rapire dal cuore, quando l’abbiamo soffocata, quando ci siamo fatti sedurre dalla ricchezza. «Ma la parola di Dio non è incatenata», questo l’Apostolo Paolo ricordava a Timoteo (2Tm 2,9) e questo credo sia il cammino della Chiesa. Un cammino per rimettere la Parola di Dio al centro e come punto di riferimento della vita della Chiesa, per riprendere la corsa iniziata con Gesù Cristo, Parola fatta carne, per le vie del mondo, come ci testimonia li libro degli Atti degli Apostoli.

In questo sfondo si colloca la lettera apostolica di Papa Francesco con la quale istituisce la domenica della Parola di Dio. L’iniziativa del Papa si iscrive in un cammino lungo, che a mio modesto avviso, parte da lontano, con Leone XIII e ha il suo culmine nel Concilio Vaticano II con la costituzione sulla Divina rivelazione. Il papa ricorda i grandi passi fatti grazie alla Costituzione Conciliare, senza trascurare il richiamo al Sinodo del 2008, convocato da Benedetto XVI, “per incrementare” l’insegnamento conciliare, sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della chiesa”, in seguito al quale pubblicò l’esortazione apostolica “La Parola del Signore”, purtroppo quasi totalmente sconosciuta.

Il Papa utilizza tre icone bibliche per esprimere l’importanza di questa iniziativa.

  • La prima, tratta dal Vangelo di Luca, è l’episodio dei discepoli di Emmaus, con la quale il papa sottolinea che Cristo si identifica con la Scrittura, «tutto si riferiva a lui», perché è la Parola incarnata. «Cristo è il primo esegeta!»
  • La seconda icona è tratta dal libro di Neemia. Il popolo d’Israele ritorna dall’esilio babilonese, ricostruisce Gerusalemme, il Tempio e attorno alla Parola di Dio prende coscienza del suo essere popolo di Dio, così inizia la restaurazione spirituale d’Israele. Con questa icone il Papa sottolinea che «queste parole contengono un grande insegnamento. La Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo» (n. 4).
  • La terza icona è presa dal libro del profeta Ezechiele e dall’Apocalisse. “Ezechiele quando, invitato dal Signore a mangiare il rotolo del libro, confida: «Fu per la mia bocca dolce come il miele» (Ez 3,3)” (n. 12). “L’autore dell’Apocalisse rivive la stessa esperienza di Ezechiele, ma aggiunge qualcosa di più specifico: «In bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza» (Ap 10,10). La dolcezza della Parola di Dio ci spinge a parteciparla a quanti incontriamo nella nostra vita per esprimere la certezza della speranza che essa contiene (cfr 1Pt 3,15-16). L’amarezza, a sua volta, è spesso offerta dal verificare quanto difficile diventi per noi doverla vivere con coerenza, o toccare con mano che essa viene rifiutata perché non ritenuta valida per dare senso alla vita. È necessario, pertanto, non assuefarsi mai alla Parola di Dio, ma nutrirsi di essa per scoprire e vivere in profondità la nostra relazione con Dio e i fratelli.” (n. 12).

Come nutrirsi di essa? Formandoci all’ascolto. Cosa deve tener conto un’adeguata formazione all’ascolto? Tre atteggiamenti e quattro condizioni.

Atteggiamenti: venerare, credere, ascoltare.

  • La Parola di Dio è da venerare. Perché è radicalmente diversa dalle parole umane: è il venire incontro di Dio che comunica il suo mistero.In un mondo in cui la parola è inflazionata bisogna recuperare il senso delle parole e, quindi, della Parola. Occorre educarsi e educare, come
    comunità e come singoli, all’incontro con l’alterità della Parola divina.
  • La Parola di Dio è da credere. Che cosa credere? La verità. Quale Verità ci presenta il testo biblico? La risposta del Concilio Vaticano II può essere riassunta nella seguente espressione: «i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio in vista della nostra salvezza volle fosse consegnata alle sacre Lettere» (DV 11). La Bibbia non ci mente riguardo al senso di Dio e alla nostra esistenza. La pagina biblica non presume di rispecchiare ogni tipo di verità. Ciò che interessa la Bibbia e per cui Dio si è impegnato è la verità religiosa. La verità su Dio, su Cristo, sullo Spirito Santo, sull’uomo e suoi interrogativi. La Bibbia non è solo il fondamento della fede, ma anche è il metro che deve misurare la fede della Chiesa e deve guidare tale fede indicando ciò che il popolo di Dio deve credere e su quali binari deve svilupparsi il cammino del credente.
  • La Parola di Dio è d’ascoltare. L’ascolto della Parola di Dio prepara l’accoglienza del messaggio di Cristo e favorisce l’adesione personale del Figlio di Dio e trasforma radicalmente predisponendo alla conversione con un cambiamento profondo della vita. Sapere Ascoltare è una vera beatitudine, l’ascolto fa diventare consanguinei del Figlio di Dio. Ascoltare, come Maria e non come Marta sedersi ai piedi del Maestro divino per ascoltare con docilità e religiosità, per far scendere la sua parola nel cuore, affinché essa trasforma la vita. Solo così si raggiunge la salvezza e si riceve l’elogio di Gesù: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano! (Lc 11,28).

Per potere conseguire questa meta sublime, bisogna fare attenzione a come si ascolta il messaggio salvifico del Cristo.

Condizioni: la Parola di Dio è da comprendere, da pregare, da celebrare, da vivere.

  • La Parola di Dio è da comprendere. La comprensione della Parola di Dio è impegno del credente e delle comunità. Essa cresce con la meditazione e con lo studio, che permettono di cogliere la fecondità sempre nuova della Sacra Scrittura. Attrezzarsi per la comprensione significa anzitutto distinguere il nucleo della Rivelazione dagli elementi di contesto, dalle convenzioni dei generi letterari, dalle esigenze della narrazione, senza negare il fatto, che la comprensione del testo sacro è stato ed è un problema complesso. Per una corretta interpretazione della Sacra Scrittura è necessario tenere sempre conto del contesto particolare in cui ogni passo è inserito e dell’insieme di tutti gli scritti biblici nella loro sostanziale unità.
  • La Parola di Dio è da pregare. La Parola di Dio richiede un ascolto non superficiale, non distratto, non puramente percettivo a livello fisico: un ascolto interiore, in totale attenzione e tensione di tutto il proprio essere che la riceve dopo averle fatto posto nel nostro cuore, nel segreto della propria intimità. Un ascolto che nasce dal raccoglimento, dal prendere in mano se stessi sottraendosi alla dissipazione della vita quotidiana, un ascolto che ha bisogno di silenzio, di tempo qualitativo, non scandito dall’orologio, di gratuità, di tutto ciò che può dirsi preghiera.
  • La Parola di Dio è da celebrare. La Parola si prolunga nella Chiesa. Rimaniamo dinanzi alla parola come in un “oggi” eterno. La Chiesa ha un rapporto stretto con Cristo, fino a giungere a un’identificazione, non è forse la Chiesa il “Corpo di Cristo”? Allora la Chiesa è essa stessa la Parola che Dio rivolge agli uomini, è legata ad essa e la dona nella proclamazione, e la attualizza nella liturgia, in essa Cristo si rende presente e rinnova i gesti della salvezza, così possiamo continuare a dire: “oggi si è adempiuta questa scrittura” (Lc 4,21).
  • La Parola di Dio è da vivere. S. Paolo ricordava ai Romani: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,2). Cosa significa tutto questo? Se non abbeverarsi direttamente alla sorgente viva della Sacra Scrittura per sperimentare un costante, significativo ed esplicito riferimento alla Parola, e così diventa sorgente ispiratrice dei comportamenti quotidiani.

Il Papa chiude la sua Lettera Apostolica con lo sguardo a Maria «riconosciuta come beata perché ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le aveva detto (cfr Lc 1,45)» (n.15), e con un augurio: «La domenica dedicata alla Parola possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: “Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30,14)» (n.15).

Salvatore Puglisi

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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