Cultura

Pubblicato il 13 Dicembre 2019 | di Saro Distefano

Con InsiemeInCittà sulle tracce di una Ragusa cui ridare un’anima

Quella dell’associazione InsiemeInCittà è una attività che si svolge da circa un decennio. Con grande impegno da parte dei suoi animatori e notevole riscontro, sia a livello di partecipazione popolare, sia di interlocuzione con le istituzioni locali.

Tra le altre, l’attività più riconosciuta e seguita (nell’ambito di un più ampio progetto di redazione della cosiddetta “mappa di comunità”) è certamente la periodica passeggiata che l’associazione organizza la domenica mattina, una decine di volte in un anno. Normalmente si cammina tra le vie del centro storico di Ragusa superiore, vero focus della mappa di comunità e dell’EcoMuseo che l’amministrazione comunale ha avviato proprio su sollecitazione di Giorgio Flaccavento, che di InsiemeInCittà è presidente e riconosciuto leader, insieme agli altri animatori, da Ivana Nobile a Roberto Piccitto, da Bruno Occhipinti a Giancarlo Pannuzzo, da Enza Battaglia a Giovanni Bellina e Gaudenzia Flaccavento. Una passeggiata particolarissima, e massicciamente partecipata (erano oltre centoventi a seguire Flaccavento) è stata quella organizzata per visitare le ville e le torri dei fondatori di Ragusa.

«Abbiamo verificato, anche grazie ad uno studio dagli architetti Giacometto Nicastro, Gaudenzio
Arestia e Saverio Nicastro, che sono ancora visitabili e solo alcune in cattivo stato, le residenze di villeggiatura costruite da chi si fece protagonista della ricostruzione della città dopo il disastroso terremoto del 1693. Abbiamo disegnato un tour – spiega il preside Flaccavento – che eccezionalmente ha necessitato delle automobili, posto che normalmente noi preferiamo camminare nelle strade cittadine. Il lungo giro, durato una intera giornata, ha toccato una dozzina di antiche case di villeggiatura. Quelle prossime alla città – spiega ancora il presidente di InsiemeInCittà – e quelle più distanti, fino alla bellissima casa Arezzo di contrada Castellana, a pochissimi chilometri da Marina di Ragusa. I tanti amici che ci hanno accompagnato hanno potuto vedere antichissime case, alcune delle quali ancora fruite, abitate dai proprietari che quasi sempre sono i diretti discendenti delle famiglie Arezzo, Cartia, Schininà, Leggio, Garofalo ed altre che furono la elite che nel 1693, all’indomani del cataclisma, decisero di trasferire le loro case sulla contrada Patro. Le stesse famiglie che poi, meno di un secolo dopo, ebbero anche la possibilità e la volontà di realizzare importanti aziende agricole dove trascorrere anche il tempo della villeggiatura».

Sebbene alcune di quelle antiche case di campagna siano oggi abbandonate (alcune addirittura allo stato di rudere), quelle che, senza soluzione di continuità hanno continuato ad ospitare generazioni di ragusani, hanno tutto intero il fascino della casa dove (per chi poteva permetterselo) trascorrere le ore liete della villeggiatura, ma sempre annessa alla massaria, alla produzione e quindi alla fonte della ricchezza di quelle famiglie dell’aristocrazia terriera ragusana.

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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