Cultura

Pubblicato il 25 Giugno 2020 | di Saro Distefano

La cupola del duomo di San Giorgio svetta al cielo da duecento anni

Duecento anni e non li dimostra. La cupola del Duomo di San Giorgio in Ibla è stata costruita nel 1820. Tutta fatta in casa.

Progettista e direttore dei lavori il maestro ragusano Carmelo Cultraro, manovalanza ragusana (una squadra affiatata di “lapicidi”, falegnami, carpentieri, fabbri, forse addirittura in società col maestro), pietra locale (calcare tenero e calcare bituminoso), committente la Parrocchia di San Giorgio, presente in Ragusa dall’epoca normanna.

Quindi un importante compleanno per l’architettura sacra della nostra Diocesi ma, come appare evidente, per l’intera Sicilia.

Quella cupola completò il grande e bellissimo duomo a quasi un secolo dall’inizio dei lavori della chiesa, sul sito che, prima del terrificante terremoto del 9 e 11 gennaio 1693, aveva ospitato la gotica chiesa dedicata a San Nicola.

Carmelo Cultraro realizzò, dopo un paio d’anni di lavoro, una cupola che oggi a noi (s’intende a noi che vediamo il Duomo e l’annessa cupola tutte le volte che vogliamo) appare quasi normale, per non dire ovvia. Ma quell’edificio tutto è tranne che ovvio. Anzi. Cultraro utilizzò tutta la sua arte e perizia per costruire una cupola slanciata, luminosissima (circa 250 metri quadrati di vetri che inondano di luce il sottostante altare principale del tempio dedicato al Santo cavaliere) e molto elegante, di uno stile gradevole e mai eccessivo. La cupola, che si ammira dalla sottostante Piazza Duomo (da decenni ormai puntuale sfondo per le vicende di tanti film e soprattutto del Commissario Montalbano) è ancora più imponente e ammirevole quando la si guarda dalla Piazza Dottor Solarino, ovvero la parte apicale della collina di Ibla, laddove è il grande e bruttissimo casermone che fu Distretto Militare, poi edificio scolastico e infine sede del Consorzio Universitario. Da quella prospettiva la cupola di Maestro Cultraro è vicina e se ne possono osservare i dettagli, i particolari.

Dicevamo che l’opera ha duecento anni e non li dimostra. Vero, ma per onestà va detto che è merito anche di due interventi di lifting. Il primo nel 1928 e il secondo nel 2007.

Quello del 1928 fun un necessario intervento di impermeabilizzazione e soprattutto di sostituzione delle grandi vetrate. Il responsabile del progetto fu anch’egli un figlio di Ibla: l’ingegnere e architetto Carmelo Arezzo, che nel 1931 scrisse un libretto col quale spiegava l’intervento dal punto di vista tecnico “Le condizioni statiche della cupola sono ottime – riferiva Carmelo Arezzo di Trifiletti – come buono è lo stato delle strutture murarie. Ma il tempo ha deteriorato comunque la struttura realizzata dal maestro Cultraro, e sono quindi presenti infiltrazioni di acqua piovana”. Dal punto di vista economico, altrettanto se non più importante, l’Arezzo attribuisce tutti i meriti a Ignazio Nifosì, ovvero l’allora canonico del Duomo di San Giorgio che, scrive Arezzo: “con una attività frenetica e il buon esempio riuscì a toccare il cuore di quanti vennero a contatto con lui, e quindi a raccogliere i fondi necessari per i lavori di restauro della cupola”.

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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