Politica

Pubblicato il 17 Agosto 2020 | di Alessandro Bongiorno

Cosa posso fare io per la mia città?

Diceva un famoso allenatore di calcio che un bravo allenatore non ha mai fatto gol e, da solo, al massimo può solo far perdere la sua squadra. Per vincere occorre che tutti (presidente, allenatore, giocatori, magazzinieri, tifosi) facciano la loro parte. Lo stesso discorso può farsi per un sindaco. Da solo non potrà far molto per la sua città. Potrà forse far danni (questo sì) ma per lasciare in eredità la città migliore di come l’ha trovata ha bisogno di tutti. E, soprattutto, dei cittadini.

Per Vittoria e i vittoriesi è il momento delle scelte ma anche quello delle responsabilità. Ogni elettore è chiamato a scegliere il miglior sindaco e il miglior consigliere comunale possibile ma anche a chiedersi cosa può fare di più e meglio per rendere più bella, vivibile, solidale la sua città. Occorre rovesciare le attese di questa campagna elettorale, chiedendoci non cosa il sindaco può fare per me, ma cosa io posso fare per Vittoria.

Vittoria oggi è una città che ha bisogno di ripartire sanando le ferite ambientali, culturali, sociali, educative, di legalità che, forse, per troppo tempo ha rimosso, lasciando alla politica lo stucchevole compito di alimentare contrapposizioni personali. I cittadini sono caduti in questo tranello della politica votando quasi mai “per” ma spesso “contro” qualcuno. Chi si presenta con una lista diversa dalla mia è un avversario da screditare, demonizzare, abbattere. E questo mentre in altre città (anche della nostra stessa provincia) si ragionava di turismo, beni culturali, università, sviluppo sostenibile, infrastrutture: tutti temi sui quali Vittoria deve recuperare il troppo tempo perduto.

Occorre ricostruire un tessuto sociale (di cui la politica è lo specchio) lacerato. Le elezioni possono essere un’occasione. I cittadini hanno l’opportunità di dare un segnale chiaro alla politica: io ho a cuore la mia città e per questo scelgo chi può unire e non chi divide; chi può creare alleanze con la parte migliore della città e non chi usa la ruspa; chi ha idee e programmi semplici, concreti e attuabili e non chi la spara più grossa.

Il sindaco, chiunque sarà scelto dai cittadini, si allei con la città, la ascolti, la guidi con saggezza, lasciandosi indirizzare da un consiglio comunale che i vittoriesi dovranno scegliere con la stessa attenzione con la quale selezioneranno il sindaco.

Ma non basta. Le emergenze sono tante e chi vive a Vittoria le conosce bene. Ma non basterà tappare le buche o rattoppare la rete idrica. Ci sono altre emergenze che meritano la stessa attenzione. Su tutte l’emergenza educativa. Per troppo tempo si è dato risalto a modelli che hanno portato a un degrado non più accettabile. Arroganza, sopraffazione, volgarità, disprezzo delle regole sono purtroppo diffuse ovunque. A Vittoria hanno anche portato a tragedie.

Le famiglie, la scuola, la Chiesa e anche la politica non possono più considerare questo aspetto come secondario. Un sindaco può fare molto. Può cercare risorse, pensare e attuare progetti, ma può soprattutto dare l’esempio.


Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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