Società

Pubblicato il 24 Settembre 2020 | di Redazione

Rinascere con la direzione spirituale rifuggendo la logica del tutto e subito

È nata e sta bene!  Cinque  parole sufficienti a far gioire i pochi parenti che in quella sala d’attesa non aspettavano di sentire altro. Una nuova vita era appena nata, così piccola, così dipendente, così bisognosa di cure eppure così forte e potente da far star bene gli altri. Si viene al mondo con il parto, dopo un periodo di gestazione della durata media di 9 mesi: il primo mese per cuore e stomaco, poi è l’ora della colonna vertebrale, occhi, bocca, narici, orecchie e mani, solo al quarto mese si perfezionano i polmoni e all’ottavo il feto ha percezione del dolore, ma bisogna attendere il nono mese perché  il cervello completi la sua formazione. Com’è perfetta la natura, contraria alla logica umana “tutto e subito”. Ogni cosa a suo tempo. Per ogni vita che nasce una ne muore, così recitava un vecchio detto. È proprio vero quando arriva la morte, e non parlo di quella fisica, davanti a te due strade: nascere a vita nuova o abbandonarsi a se stessi e morire. Io ho scelto di rinascere!

Come ogni feto c’è bisogno di un utero che ti accolga e ti accompagni pazientemente per tutto il tempo della gravidanza. È la figura del direttore spirituale, mediatore corretto e sapiente, insieme al quale iniziare un cammino di gestazione. A cominciare dal cuore e lo stomaco: ti devi  amare, devi capire che, nonostante le tue fragilità e i tuoi limiti, colui che ti ha creata ti ama così come sei, non ti amerà mai di più se diventi migliore e non ti amerà mai di meno se sbagli. Lui ti ama per quella che sei. E anche tu devi accoglierti e accettarti, perché non sarai mai perfetta e lottare contro te stessa comprometterebbe lo stomaco. Inizierai a non gustare il cibo, tutto ti farà male e non riuscirai più a separare il cibo buono dalle scorie. Non sottovalutare la colonna vertebrale e i tuoi sensi che, oltre alla funzione di sostegno, assolvono a una funzione percettiva e motoria. Devi essere tu a guidare i movimenti del tuo corpo non permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi sei. Adesso sei pronta a relazionarti con l’esterno. Solo al quarto mese si formano i polmoni. Adesso puoi affacciarti e iniziare a respirare il mondo esterno e, non è un caso che, di lì a poche settimane si sviluppa una sensibilità al dolore. Relazionarsi provoca dolore, perché limita il tuo ego, perché ti espone alla cattiveria altrui. Ma se pensi che chiuderti in te stessa risolva il problema, sbagli di grosso, perché ti avvii alla morte. Hai bisogno dell’altro, devi imparare ad accogliere le sofferenze e i dolori. Solo allora il cervello può giungere a completamento, perché capisci che non esiste parto senza sofferenza e non esiste gioia senza dolore. Solo allora sentirai risuonare l’eco delle parole più belle: “è nata e sta bene!”

Raffaella Refano

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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