Società

Pubblicato il 1 Novembre 2020 | di Alessandro Bongiorno

L’Italia degli immigrati tra realtà, miti e un’integrazione ancora da costruire

Ragusa, nonostante le sue esigue dimensioni, è una delle dieci province del nostro Paese dove più alto è il numero di abitazioni acquistate da immigrati. È uno dei dati contenuto nel XXIV Rapporto Immigrazione 2020 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, intitolato “Conoscere per comprendere”. E questo particolare aspetto lo si può interpretare in un solo modo: la nostra provincia è sempre più un baluardo non solo dell’accoglienza ma anche dell’integrazione. Chi acquista una casa lo fa perché qui ha deciso di fissare la propria residenza, vivere con la famiglia, dare un futuro ai figli.

Un aspetto importante perché va a compensare l’emigrazione di tanti giovani che lasciano questa terra, svuotando le nostre città di entusiasmo, di progettualità, di energie, di quella capacità di progettare il futuro e dare forza al presente che è propria dei giovani.

Gli immigrati in Italia e in Europa. In Italia gli immigrati sono 5.306.548, l’8,8% della popolazione. Un trend per decenni in crescita e che da qualche anno è in diminuzione. A loro vanno aggiunti, secondo stime attendibili, circa 650mila irregolari. Romania (un milione e 200mila circa), Marocco (400mila), Albania (390mila), Cina (289mila), Ucraina (227mila)e India (160mila)sono i primi Paesi di provenienza. Pochi o molti oltre 5 milioni di immigrati? Ognuno ha le proprie idee in merito, ma certo può essere utile confrontare i dati dell’Italia con quelli di altri Paesi europei. La Germania, con oltre 13 milioni di migranti, si attesta come il Paese con il maggior numero di cittadini stranieri residenti (+3 milioni negli ultimi 4 anni). Seguono Regno Unito e Francia con, rispettivamente, 9,5 milioni e 8 milioni. Con una popolazione che oscilla intorno ai 5 milioni di migranti, l’Italia e la Spagna sono state la quinta e la sesta destinazione in Europa nel 2019. L’incidenza più elevata sulla popolazione è invece registrata dalla Svizzera (29,9%), seguita da Svezia (20%), Austria (19,9%) e Belgio (17,2%).

La regolarizzazione. Molto si è discusso sulle procedure di regolarizzazione dei lavoratori stranieri avviata la scorsa estate. I primi dati smentiscono gli slogan di chi parlava di una maxi sanatoria e di chi, invece, sperava che il provvedimento avrebbe arginato i fenomeni dello sfruttamento e del caporalato. Sono state presentate “appena” 207.542 domande e riguardano, soprattutto, il lavoro domestico (85% del totale) e il resto per gli altri settori, quasi interamente rappresentati dall’agricoltura. La Sicilia con 3584 istanze segue la Campania (6962) come regione nella quale sono state presentate il maggior numero di richieste davanti a Lazio, Puglia, Veneto ed Emilia Romagna. Bisognerà attendere i prossimi mesi per verificare quante di queste istanze andranno a buon fine attraverso la sottoscrizione dei contratti di soggiorno ed il rilascio dei permessi di soggiorno, ma già da ora, secondo Caritas e Migrantes, permangono «le perplessità per una procedura nata principalmente per rispondere alla presenza di lavoratori in nero nel settore dell’agricoltura e che invece sembra rispondere in via principale alle esigenze del mondo del lavoro domestico e del cosiddetto badantato».

Gli studenti stranieri nelle nostre classi. Significativa la presenza di alunni stranieri che studiano e si formano nelle nostre scuole. Nell’anno scolastico 2018-2019 sono stati 860mila, circa il 10% del totale. Il 64,4% degli alunni stranieri è nato il Italia ma non ha la cittadinanza e questo appare sempre più in contrasto con i principi espressi dalla nostra Costituzione, oltre che dal buon senso, e induce Caritas e Migrantes a sollecitare la modifica della legge «superando gli ostruzionismi politici, che legano i minori ad un fenomeno a sua volta ostaggio della politica». Nell’anno preso in considerazione, la presenza tra i banchi di studenti stranieri è cresciuta di 16mila unità (quasi tutti di seconda generazione) che però non è riuscita a compensare la diminuzione di 100 mila studenti italiani dovuta al calo della natalità.

La ricchezza prodotta. Valutare in moneta il contributo degli immigrati alla crescita del nostro Paese è sicuramente riduttivo ma, ancora una volta, i numeri smentiscono gli slogan e le bugie che circolano dipingendo scenari ben diversi dalla realtà. In Italia nel 2018 il contributo dei migranti al Pil è stato di 139 miliardi di euro, pari al 9% del totale. I circa 2,3 milioni di contribuenti stranieri hanno dichiarato 27,4 miliardi di redditi, versando 13,9 miliardi di contributi e 3,5 miliardi di Irpef. L’Iva pagata dai cittadini stranieri è stimata in 2,5 miliardi.

Falso allarme sanitario. Anche in questo caso i numeri riportano in un alveo del tutto tranquillizzante la realtà. Tra maggio e giugno di quest’anno solo lo 0,4% dei 59.648 stranieri del sistema di accoglienza per richiedenti asilo è risultato positivo al Covid-19. Al 22 aprile 2020 in Italia su 179.200 persone diagnosticate, solo il 5,1% era attribuibile a individui di nazionalità straniera. «Non c’è stato dunque in questi mesi – sottolineano Caritas e Migrantes – alcun allarme sanitario ricollegabile alla presenza di cittadini stranieri».

Quale religione professano gli immigrati? L’Italia si sta islamizzando? Le risposte a queste domande sorprenderanno solo chi guarda alla realtà dal suo personalissimo punto di vista. Al primo gennaio 2020, la maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia è di religione cristiana (54,1%), in aumento rispetto ad inizio 2019 (quando era il 53,6%). Fra gli immigrati cristiani la maggioranza assoluta è ortodossa (29,3%, pari a 1,6 milioni di fedeli, originari soprattutto di Romania, Ucraina e Moldova), mentre più di uno su tre è cattolico (20,1%, con quasi 1,1 milioni di persone, per lo più romeni, filippini, peruviani e albanesi). Proprio i cattolici, però, hanno fatto registrare la crescita maggiore nel 2019, con un aumento di 103 mila unità (+10,5%), mentre sono diminuiti gli appartenenti ad altre fedi cristiane (in particolare gli evangelici, diminuiti del 9,1%, vale a dire quasi 17 mila fedeli in meno). Gli stranieri musulmani residenti in Italia sono 1,6 milioni, un dato sostanzialmente stabile rispetto alle precedenti rilevazioni. Si tratta per lo più di marocchini, albanesi e bengalesi. Sul territorio nazionale si segnalano, infine, circa 174 mila stranieri buddist, 96 mila induisti (1,8%), 51 mila sikh (1,0%) e 44 mila afferenti ad altre religioni (0,8%).

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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