Attualità

Pubblicato il 4 Dicembre 2020 | di Redazione

La rinnovata attualità di San Giuseppe in un tempo di paure e incertezze

Chiara Lubich così scriveva: «l’attrattiva del nostro tempo e ciò che di più umano e di più divino si possa pensare: Gesù e Maria il Verbo di Dio, figlio di un falegname, la Sede della Sapienza, Madre di casa». Parole semplici e profonde a cui facevano eco quelle di fratel Christofh, uno dei martiri di Tibhirine in Algeria: «il tuo Magnificat (Maria) sono Giuseppe e Gesù che me lo hanno insegnato.  Lo cantano spesso nella falegnameria di Nazareth… Glielo hai cantato così tante volte! E il loro modo di dirti il loro amore, con le tue parole, sgorgate dallo Spirito…».

Mi pare che queste due voci della Chiesa dicano il posto che merita Giuseppe in questo tempo di Avvento vissuto in maniera inusuale. Questo Santo, è il più adatto per mettere nei nostri cuori il seme di speranza di cui abbiamo bisogno nella famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e università, nelle corsie degli ospedali dove i medici e operatori sanitari sono immagine della premura del giovane Giuseppe per la sposa Maria, prima, e poi, per la Madre e il Figlio di Dio venuto al mondo in condizioni di precarietà.

L’Eterno Padre ha voluto che la figura di Giuseppe “servo buono e fedele”, chiamato ad essere il padre putativo di suo Figlio, venisse svelata piano piano, rimasta nell’ombra è emersa in maniera ordinata   in proporzione agli eventi che hanno segnato la vita della Chiesa.

Ma è stata l’arte a svelarne la missione: Giuseppe prima è stato rappresentato nell’atto di compiere gesti semplici di paterna sollecitudine, per poi acquistare un posto sempre più centrale con scene che lo hanno ritratto esaltandone il vigore e la tenerezza nell’atto di tenere tra le braccia il Bambino, fino ad arrivare vestito con tunica corta, manto e calzari mentre porta in trionfo il “figlio di Davide”.  Solo in età moderna lo troviamo in posizione privilegiata rispetto al Figlio di Dio, questa volta sono gli occhi del padre putativo che dall’alto seguono Gesù:  controllare con occhio attento vigile e dirigere con fermezza i passi del Bambino Gesù. Giuseppe svolse in maniera impeccabile e discreta questi compiti unendo l’ubbidienza e l’obbedire. Per questo motivo che in tempi tristi per la Chiesa l’8 dicembre del 1870,  Pio IX volle proclamarlo Patrono affidandogli la Sposa del Verbo. Ed ora, agli inizi del terzo millennio, mentre i cuori sono pervasi da paure, incertezze, la Provvidenza desidera metterci ancora al fianco il falegname di Nazareth perché Giuseppe è «l’uomo che feconda il proprio essere giusto con l’apertura all’amore, che si innamora ed è traumatizzato dalle sue umane aspettative, che è turbato e preso dal dubbio, che domanda, che dorme, che sogna, ascolta, interpreta. Che prende con sé, che contempla e medita, che ama senza possedere. Che obbedisce, si alza, parte va e ritorna, e trova la sua casa. Che lavora, istruisce attende …».

Nell’Avvento andiamo incontro a Gesù e c’è bisogno di Giuseppe.

L’invito di Teresa di Gesù, di prendere San Giuseppe «per guida e non sbaglierà nel cammino» è ancora valido in questo tempo difficile perché: «il Creatore ha voluto che fossi chiamato Padre del Verbo e ti ha concesso di essere ministro di salvezza».

Carmelo Ferraro

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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