Vita Cristiana

Pubblicato il 8 Dicembre 2020 | di Francesca Cabibbo

Comiso si riappropria di suor Beatrice fondatrice del monastero Regina Coeli

Le tombe di suor Maria annunziata (a sinistra) e suor Emanuela (a destra)

Una monaca morta in odore di santità. È suor Beatrice Giacchenetto, fondatrice e prima badessa del monastero di Regina Coeli di Comiso, il primo sorto in Sicilia con la Riforma Teresiana. I resti mortali di suor Teresa di Gesù (questo il nome in religione) dall’11 settembre riposano in un loculo ricavato all’interno della basilica dell’Annunziata, accanto all’altare del Crocifisso.

«Questa suora – spiega il parroco della basilica dell’Annunziata, don Gino Alessi – è poco conosciuta a Comiso. La sua fama di santità durò finché restò in vita il monastero, poi abbattuto nel 1909. Era nata nel 1587, morì il 6 marzo 1662. Venne seppellita nel giardino del monastero, dove venivano tumulate tutte le suore; nel 1940 i resti vennero traslati nella sacrestia dell’Annunziata, in una stanza di recente inglobata nell’ufficio del parroco. Abbiamo ritenuto più giusto che essi trovassero posto in chiesa. Il trasferimento è stato autorizzato dalla Curia, dal comune di Comiso, dalla Soprintendenza. Abbiamo collocato in chiesa la stessa cassetta e la lapide con il ritratto della Giacchenetto, dove ora è più visibile per i fedeli che vogliono ricordare questa suora, così importante nella storia di Comiso».

La celebrazione è stata presieduta da don Gino Alessi, e concelebrata con don Francesco Vicino, ex parroco dell’Annunziata e don Pippo Berenato, studioso di storia religiosa locale.

Ma quella piccola cerimonia religiosa, seguita dalla collocazione dei resti nella nicchia ricavata nella parete della chiesa (al suo interno è stato inserito anche uno scritto commemorativo ed una moneta dell’anno 2020, che ricordi anche ai posteri l’evento) è solo l’ultimo atto di una storia religiosa importante ed antica, che affonda le sue radici nel 1600, il secolo della Controriforma, che a Comiso assunse un carattere del tutto particolare. Protagonista indiscusso fu il padre Pietro Palazzo, “speziale” di Comiso, predicatore e formatore, divenuto sacerdote a 40 anni. A lui si deve la rinascita religiosa e culturale della città, predicò l’essenzialità del Vangelo contro la dissolutezza dei costumi del tempo. Fu il fondatore dell’oratorio di San Filippo Neri, dell’annessa Chiesa del Gesù, dove fu sepolto, alla sua morte, nel 1648. Ma della sua tomba, per ora, non rimane traccia. Pietro Palazzo fu anche il fondatore dei due monasteri femminili carmelitani di “Regina Coeli” e di “San Giuseppe”. Entrambi furono acquisiti ai beni dello Stato con le cosiddette “leggi eversive” del 1866. Il monastero di Regina Coeli (e la chiesa omonima annessa) venne abbattuto nel 1909: al suo posto sorsero l’edificio della scuola elementare De Amicis (con il campo di basket all’aperto) e l’ufficio postale. Il monastero di San Giuseppe, già alla fine del XIX secolo cedette il posto all’edificazione del nuovo municipio. Ma quando venne incamerato dallo Stato esso da qualche anno non ospitava più le monache.

«Nel 1909 – racconta don Gino Alessi – una commissione composta dal sindaco, Carmelo Spadaro, dal parroco della Chiesa Madre, monsignor Francesco Rimmaudo e dall’arcidiacono della basilica dell’Annunziata, il canonico Filippo Corallo, effettuò un sopralluogo nel monastero che le monache, nel frattempo, avevano lasciato. Trovarono la sepoltura della Giacchenetto e depositarono la cassetta con i resti in un armadio, in una stanza murata. I resti di altre 105 monache, invece, trovarono sepoltura in un’area comune del cimitero. Dei resti mortali della Giacchenetto, dopo l’abbattimento del monastero, si perse traccia. Nel 1940 si seppe che erano custoditi in via Ronco Caprera, in un magazzino della famiglia Schembari. La signora Teresa Iacono Caruso chiese al parroco dell’Annunziata, Salvatore Lo Monaco, di dare degna sepoltura a Beatrice Giacchenetto. La lapide venne realizzata in una stanza attigua all’ufficio parrocchiale e, successivamente, negli anni 90, quel vano venne annesso all’ufficio. Da lì, sono stati ora spostati in Basilica».

«Questi eventi storici – spiega don Pippo Berenato – sono descritti e attestati in un documento conservato nell’archivio della Chiesa Madre fin dal 1909. In quel tempo, Santa Maria delle Stelle era l’unica parrocchia cittadina. Questo ha permesso nel 1940 di individuare con assoluta certezza quella cassetta e quei resti mortali». Nel 2008 altra tappa importante: il recupero dei resti mortali delle 105 monache che, nell’arco di due secoli e mezzo, hanno abitato il monastero di Regina Coeli. «Erano state trasferite dal monastero nel cimitero di Comiso e – aggiunge – le abbiamo traslate nella cappella gentilizia che il farmacista Vincenzo Ignaccolo, morto nel 2008, ha lasciato alla Chiesa Madre di Comiso».

Nel cimitero di Comiso ci sono altre due tombe collegate al monastero. Sono quelle di Suor Maria Annunziata e di suor Emanuela, al secolo Giovanna Occhipinti ed Emanuela Occhipinti: due sorelle, figlie del barone Giuseppe Gaetano Occhipinti e della baronessa Raffaela Criscione. Suor Emanuela, nata il 9 agosto 1920, morì l’11 agosto 1898; la sorella minore, suor Maria Annunziata, nata il 21 aprile 1825, morì il 24 marzo 1909, lo stesso anno in cui il monastero venne abbattuto. Le due sorelle Occhipinti furono le ultime due priore del monastero. Sono sepolte nel cimitero cittadino, in due tombe eguali, realizzate in pietra di Comiso, una accanto all’altra, entrambe recanti sia lo stemma teresiano con le tre croci, sia lo stemma della famiglia baronale da cui provenivano. È un altro pezzo della storia del Carmelo a Comiso, recentemente ricostruita nel volume di Rosario Taranto “Il Carmelo a Comiso”, edito nel 2019 dalla Fondazione San Giovanni Battista.

Alle origini di tutto questo c’è lei, Beatrice Giacchenetto, suor Teresa di Gesù. «A lei – aggiunge don Gino Alessi – si deve la diffusione della Regola di Santa Teresa anche ad altri monasteri della zona: Modica, Ragusa, Vizzini, Scicli, poi Siracusa e Chiaramonte. Morì in fama di santità e il popolo comisano la ricordò a lungo, non solo perché fu la prima badessa. Nel suo “Vicende storiche di Comiso”, lo storico Fulvio Stanganelli ricorda gli scritti della prima biografa della Giacchenetto, suor Teresa di San Carlo, Antonia Guastella. A lei vengono attribuiti alcuni piccoli o grandi presunti miracoli. Sono episodi di cui non possiamo avere certezza storica, ma testimoniano il profondo fervore religioso che la città a lungo mantenne verso questa religiosa. Poi, col tempo venne dimenticata. Ora, portando i suoi resti nella basilica, vogliamo darle un giusto tributo e, al contempo, far conoscere questa donna e le sue virtù cristiane».

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