Società

Pubblicato il 17 Marzo 2021 | di Saro Distefano

Padre, lavoratore, esempio per il figlio Così si costruisce un mondo migliore

Sono nato e cresciuto nel giardino e nella chiesa della Sacra Famiglia, in via Archimede a Ragusa. Io entravo dal retro, da via Ercolano, cento metri da casa mia, in via Stesicoro.

La Sacra Famiglia. L’altare centrale del tempio ottocentesco aveva ed ha una grande e monocromatica raffigurazione della più bella tra le icone cristiane. A destra Maria, al centro Gesù benedicente dall’apparente età di otto o nove anni, e a sinistra, con sguardo intenso sul figlio, il buon Giuseppe, appoggiato al suo bastone.

Sin da quando ero chierichetto di Padre Gregorio, ad affascinarmi più di altri era proprio il papà di Gesù. Che alla Sacra Famiglia era rappresentato nemmeno tanto vecchio. E lo ammiravo perché, molto semplicemente, era considerato Santo, era venerato, era ben considerato, ma poi, alla fine, rimaneva quasi sempre ai margini della storia. Lui aveva una bottega da portare avanti. Era un lavoratore. Con l’avanzare dell’età (e adesso sono io che uso il bastone, come Giuseppe) la mia considerazione verso il falegname è molto aumentata. Per il fatto stesso che come lui sono diventato un adulto e un lavoratore. E col mio lavoro posso far crescere – spero bene – mio figlio.

Giuseppe e il suo culto sono punto di riferimento per chi ha deciso di dedicare la propria vita alla famiglia, al lavoro, alla costruzione di un mondo migliore.

Chi anche dovesse limitarsi a fare il proprio dovere, nei limiti delle proprie capacità e possibilità, ha fatto tanto, tantissimo. Perché quel contributo, quale esso sia, servirà al miglioramento della vita di tutti. Giuseppe è un lavoratore, che il Creatore ha investito di un ruolo e di una responsabilità enormi. E lui accetta e porta avanti l’impegno. Cresce un figlio che sarà il Salvatore.

Eppure, eppure io continuo a vederlo con la fronte sudata, con le mani callose e piene di cicatrici, i capelli imbrattati di colla e segatura.

In “Dave, Presidente per un giorno”, un film americano del 1993, l’attore protagonista, Kevin Kline, interpreta il sosia del Presidente degli Stati Uniti d’America (l’originale era stato colpito da un ictus e lo staff non vuole darne notizia). In effetti era una copia identica all’originale. Nella vita è titolare di un piccolo ufficio di collocamento. Aiuta le persone a trovare lavoro: baby-sitter, contabili, pulizie, magazzinaggio, cuochi e camerieri. Quando lo staff della Casa Bianca lo mette a capo del maggiore paese del mondo, Dave realizza grandi progetti a favore degli ultimi della grande nazione. E quando, da una tribuna pubblica, interviene con la frase: “avete mai visto la luce che hanno gli occhi di una persona, il giorno che finalmente trova un lavoro? Sembra che stia per volare. E non è questione di busta paga, è questione di rispetto, di guardarsi allo specchio e sapere che sta dando un valore alla sua giornata”, beh, non è possibile trattenere le lacrime e la considerazione di come, in fondo, sarebbe davvero semplice rendere migliore la nostra vita e il nostro mondo.

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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