Vita Cristiana

Pubblicato il 7 Maggio 2021 | di Mario Cascone

Rosario Livatino e don Pino Puglisi da cristiani di fronte alla mafia

Un altro siciliano ucciso dalla mafia diventa Beato: si tratta del giudice Rosario Livatino, che la Chiesa eleva all’onore degli altari il 9 maggio e  che si aggiunge a don Pino Puglisi, il primo martire della nostra terra assassinato dai “picciotti” mafiosi nel 1993. Il sacerdote palermitano si rivolse con un sorriso ai suoi assassini, dicendo: “Me l’aspettavo”. Il giudice agrigentino Livatino invece chiese ai suoi uccisori: “Che cosa vi ho fatto?”. Entrambi avevano lottato la mafia non in modo “gridato” o plateale, ma semplicemente facendo il proprio dovere e cercando di educare alla legalità coloro che erano vittime di un sistema corrosivo, capace di attrarre anche i più piccoli alla criminalità organizzata. Il parroco di Brancaccio si occupava dei numerosi ragazzini del suo popoloso quartiere e cercava di sottrarli alle malìe della mentalità mafiosa. Il giudice Livatino ogni giorno si recava in chiesa, prima di intraprendere il suo lavoro, pensando di svolgere i suoi delicati compiti di magistratura “sotto la tutela di Dio”.

Sia Livatino che don Puglisi hanno seminato amore e legalità in una terra che invece conosceva solo odio, corruzione, malaffare. E lo hanno fatto da cristiani, non sbandierando la loro fede, ma vivendola con la logica evangelica del sale, che si immerge nella massa per darle sapore, e della luce, che è posta in alto per illuminare quanti si trovano nella casa. Il loro sangue, perciò, non è stato versato invano, perché ha fatto allargare il numero di coloro che hanno deciso di sottrarsi al perverso sistema della mafia e, in alcuni casi, ha provocato vere e proprie “conversioni” di uomini della mafia, che hanno cominciato a collaborare con la legge. Il traguardo di una definitiva sconfitta delle varie mafie è ancora lontano, perché il processo che può portare ad un cambiamento di mentalità e di comportamenti è comprensibilmente lungo. Ma questo processo è stato già avviato. Ed è stato fatto su una strada che i due martiri cristiani Livatino e Puglisi hanno tracciato con chiarezza: quella dell’educazione alla legalità e alla fraternità.

Hanno contribuito all’avvio di questo percorso anche le testimonianze di tutti gli altri uomini uccisi dalla mafia, a cominciare da Falcone e Borsellino. E lo hanno fatto mettendo in evidenza una coscienza laica di impegno civile e di lotta per la giustizia, che non ha mancato di dare i suoi frutti, anche sotto forma di rivolta sociale contro il cancro mafioso.

La nota caratteristica di Livatino e don Puglisi è che essi non hanno visto nel mafioso il rivale o il nemico da combattere, ma il fratello da amare e da ricondurre sulla retta via. Su questa strada essi hanno inteso risanare i cuori pervertiti dalla logica della violenza e del malaffare, testimoniando quanto sia bella e vera un’esistenza vissuta nell’amore e nel quotidiano adempimento del proprio dovere.

Agendo in questo modo il beato Rosario Livatino dice con la sua vita che esiste una netta antinomia fra il cristiano e il mafioso, per il semplice fatto che il discepolo di Cristo non può in nessun modo giustificare la sua condotta violenta e palesemente ingiusta. È quanto ha dichiarato papa Francesco durante la messa celebrata al Foro italico di Palermo in occasione del 25. anniversario della morte di don Pino Puglisi: «Chi è mafioso non vive da cristiano perché bestemmia con la vita il nome di Dio». Da qui il suo energico richiamo: «Oggi abbiamo bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore; di servizio, non di sopraffazione». Ai cosiddetti “uomini d’onore”, che pensano di elevarsi sugli altri con la logica della forza e della sopraffazione, il cristiano preferisce gli “uomini d’amore”, che spendono ogni giorno la propria vita per il bene dei fratelli e seminano la pace dove regna la violenza, la giustizia dove predomina l’illegalità, il servizio dove esistono solo la prepotenza e l’egoismo, la gratuità dove l’unico criterio di presunta felicità sono i soldi.

 

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Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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