Il “giudice ragazzino” ricordato a Ragusa
Nell’immaginario collettivo la figura del santo è ieratica, immortalata in qualche opera artistica, lontana nel tempo e nello spazio: esemplare, certo, ma irraggiungibile. Invece la via della santità non si è chiusa, ma continua fino ai giorni nostri ed ai tempi nostri.
Un chiaro esempio è il giudice Rosario Livatino, magistrato integerrimo ed efficace durante il suo breve servizio presso il Tribunale di Agrigento (era originario di Canicattì) nella lotta contro la mafia e, nello stesso tempo, la Chiesa lo ha accolto tra i suoi “beati” riconoscendo che il suo martirio (fu ucciso in un agguato mafioso il 21/9/1990 a soli 37 anni) non fu eseguito per togliere di mezzo un pericoloso investigatore, non solo, ma anche “in odium fidei” a motivo della sua fede. Binomio inconsueto: è il primo magistrato ad essere annoverato tra i santi.
La sua personalità ha suscitato documentari e film (“Il giudice ragazzino” di Di Robilant, 1994) e documentari e, in ultimo, nel 2022 una mostra intitolata “Sub tutela Dei” allestita presso il Meeting per l’amicizia dei popoli di Rimini, che da allora è stata riproposta in più di 130 città, spesso ospitata proprio nei Palazzi di Giustizia.
La mostra è approdata anche a Ragusa con i suoi 35 pannelli e gli esclusivi file multimediali e, precisamente, nei locali del Tribunale dal 14 al 20/2 ad opera di un gruppo di amici del Centro Socio-Culturale Ibleo “Mons. Francesco Ventorino” alcuni dei quali l’avevano visto a Rimini e poi a Catania ed abbiamo voluto condividerla con i nostri concittadini. Da soli non avrebbero potuto fare nulla, ma una serie di incontri provvidenziali ci ha fatto incontrare il Presidente del Tribunale di Ragusa, dr. Pitarresi, l’Ordine Forense e l’AVIS con i rispettivi presidenti, l’avv. Emanuela Tumino e dr. Paolo Roccuzzo (che poi ha passato il testimone al dr. Attilio Gregna).
Il percorso, illustrato da uno dei curatori originali della mostra dr. Salvatore Taormina di Palermo, si snoda in quattro sezioni relative alla vita ed alla formazione, alla professione, al martirio ed alla beatificazione e si conclude con la sua eredità. Ed è proprio questa quella che rimane a noi al di là dei suoi indiscutibili meriti professionali (non c’erano ancora le leggi su pentitismo e carcere duro, la DIA era ancora da venire e la confisca dei patrimoni mafiosi era all’inizio) la sua vita, sia lavorativa che personale, è sempre stata saldamente ancorata alla sua fede, “sub tutela Dei”, il suo motto, nonché il titolo della mostra. Un esempio ne era il suo estremo rigore nella ricerca della verità congiunto con il rispetto assoluto dell’umanità anche del più incallito mafioso, come anche l’apprensione per le possibili ritorsioni contro i propri genitori o come ha vissuto un lungo periodo di aridità interiore, la “notte oscura”, che sfociò nell’accostamento adulto al sacramento della Cresima solo un paio d’anni prima del suo omicidio il 21/9/1990.
L’esempio del giudice Livatino parla ai giovani offrendo un modello di sobrietà di vita alternativa alla cultura dell’”apparenza”, agli operatori di giustizia che coniughino l’amore per la verità ed il rigore della norma con una carità giuridica che guarda all’uomo mentre ne condanna le azioni, ai siciliani che vogliono liberarsi dal giogo della criminalità ed a tutti i laici che cercano di incarnare la fede in ogni aspetto della propria vita.
