Attualità

Pubblicato il 30 Luglio 2021 | di Redazione

Prendiamoci cura della nostra Chiesa coniugando tre verbi in prima persona

Conoscere, custodire, colorare, rivelano un modo di “essere” nella storia salvifica di questo mondo. Tre azioni che possono adattarsi ad un’occasione così importante per la nostra Chiesa diocesana, l’arrivo del nuovo pastore, monsignor Giuseppe La Placa.

“Conoscere” la nostra Chiesa, le nostre comunità parrocchiali, i nostri momenti di sagrato, il nostro modo di incontrarci, il nostro modo di celebrare e domandarsi che aria tira: è una brezza leggera, da cui lasciarsi sfiorare, oppure è un’atmosfera inquinata e stagnante? Se davvero vogliamo dare una mano al nuovo Vescovo dovremmo rispondere ad una domanda che lui probabilmente non ci porrà mai: noi che aria portiamo? Siamo un’aria che sa di naftalina quando non riusciamo a leggere i vissuti della gente, dei più indifesi, degli emarginati, oppure siamo quella rugiada delicata che irrora le ferite profonde, che risponde alle domande di senso, al desiderio d’Infinito spesso inespresso? Per questo occorrerà “conoscere” tutti e ciascuno, per apprezzarne i talenti e sostenerne i limiti. Potrebbe essere un modo per ritrovarci in “comunione”.

“Custodire” la nostra Chiesa, perché gli è stata affidata, perché è preziosa agli occhi di Dio. Come la “rosa” de “Il piccolo principe” di Saint-Exupéry, non ce n’è una che le somiglierà perché si sarà preso cura solo di lei. Sarà la qualità del tempo dedicato, l’abbondanza dell’amore riversato a darle un volto, il volto misericordioso di Dio. Ognuno di noi però è anche responsabile di questa “rosa”, che è la nostra Chiesa di Ragusa. Custodire è vigilare, assistere e proteggere. Come custodi quindi abbiamo il dovere di averne cura, di preservarla dai pericoli, e provvedere alle sue necessità.

“Colorare” la nostra Chiesa infine vuol dire renderla gioiosa: “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. … non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil. 4, 4-7). Ciò richiede di non limitarci semplicemente, in questo periodo di particolare “sofferenza” che stiamo vivendo, all’augurio “ripartiremo”. Occorre che ci miglioriamo e trasformiamo la nostra comunità. Non possiamo rimanere indifferenti al saccheggio del creato, alle ingiustizie economiche e politiche che notiamo nel nostro vivere quotidiano. Certamente l’amicizia sociale e la fraternità ci aiutano a riscoprire il nostro essere persone, intreccio di relazioni, e non singoli individui, separati dagli altri e dal mondo.

Avrà un effetto eccezionale unire all’impegno e alle fatiche anche la nostra preghiera comunitaria, “chi prega ha le mani sul timone della storia”, diceva San Basilio; la preghiera ha questo di straordinario: “… è come l’acqua nei vasi comunicanti. Ha efficacia, cioè anche a distanza, e colma il vuoto di recipienti lontani” (don Tonino Bello).

Benvenuto carissimo Vescovo Giuseppe.

Renato Meli

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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