Società

Pubblicato il 27 Dicembre 2021 | di Redazione

Università Cattolica, cent’anni di storia guardando al futuro

Cento anni sono una cifra di tutto rispetto per una Università, anche se il nostro Paese ha istituzioni universitarie ben più antiche, per lo più nate in ambito ecclesiastico e poi “statalizzate”.

Ed è per questa storia che i cattolici italiani, già negli ultimi decenni dell’800, sentono l’esigenza di una loro università, di un istituto di studi superiori che superi l’impostazione laicista della politica scolastica e il monopolio statale in questo campo.

Tra coloro che a più riprese vanno caldeggiando il progetto c’è anche Giuseppe Toniolo, artefice di numerose iniziative scientifiche e iniziatore delle “Settimane sociali”. Toniolo rilancerà il progetto investendo nel giovane francescano Agostino Gemelli che, già nel 1907 partecipando al primo Congresso della Fuci, aveva svolto un intervento su “perché i cattolici italiani debbono avere una loro università”. In realtà Gemelli, che aveva fondato l’editrice Vita e Pensiero, pensava ad un istituto superiore di filosofia, considerando le difficoltà di aprire un Ateneo.

I cambiamenti intervenuti con la Prima guerra mondiale, creeranno le condizioni per riprendere il progetto.

Non a caso nel 1919 Sturzo fonda il Partito Popolare e Gemelli, sostenuto da un gruppo di amici tra cui Francesco Olgiati e Armida Barelli, che si adopererà per la raccolta fondi, può dar vita ad un Comitato promotore dell’UC, ottenendo prima il riconoscimento ecclesiastico (1920) e poi quello civile (1924).

È così che il 7 dicembre 1921 si inaugura l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Essa diverrà in breve tempo un punto di riferimento per i cattolici italiani, che la sosterranno attraverso l’Associazione di Amici, e per l’intero Paese.

In un primo momento è decisiva l’impostazione filosofica data da Olgiati, Masnovo, Chiocchetti, Zamboni e, in seguito dai loro primi allievi Gustavo Bontadini e Sofia Vanni Rovighi. L’intento è quello di riaffermare la validità della filosofia classica e scolastica e difenderne l’attualità in un costante confronto con la filosofia moderna e contemporanea.

Con il riconoscimento giuridico, le prime due facoltà di Scienze sociali e Filosofia si riformulano sull’ordinamento statale. Gli iniziali sessantotto studenti diventano all’inizio del 1930 oltre 1400. Nel 1929 dalla sede di via Sant’Agnese l’Università si trasferisce nell’antico monastero di Sant’Ambrogio, si consolida e cresce. Il Rettore Gemelli si adopera per reclutare docenti di assoluta competenza scientifica.

Negli anni ’30 il progetto si arricchisce anche di residenze universitarie, come l’Augustinianum e il Marianum; si tessono legami con le diocesi italiane che, a partire dal 1923, celebrano ogni anno la Giornata Universitaria.

Negli anni del fascismo l’UC, come il resto della cattolicità, manterrà una sostanziale estraneità al regime di là dei doverosi tributi formali. D’altra parte l’elaborazione culturale dell’Ateneo, proprio per la sua radice religiosa, non poteva che essere opposta al pensiero materialista o neoidealista. Nel 1931 quasi la metà del personale docente e non docente non risultava iscritta al partito fascista.

Accanto agli studi filosofici si affermano più avanti quelli giuridici e economici. Autori come Fanfani, Vito, Saraceno e Vanoni esprimono un indirizzo critico verso l’economia liberista, percorrendo la strada di una concezione organicistica della società, secondo gli indirizzi della dottrina sociale e la lezione di Toniolo. Com’è noto, quel pensiero nella fase finale della Conflitto mondiale alimenterà la riflessione dei cattolici impegnati, rifluendo nel Codice di Camaldoli, sulla scia di quanto prefigurato da Pio XII per un nuovo ordine sociale.

Un gruppo di docenti della seconda generazione tra cui la Lazzati, Dossetti, Fanfani, cui si aggiunge La Pira, daranno un contributo significativo alla costruzione del nuovo Stato e alla elaborazione della Carta costituzionale. Altri parteciperanno attivamente, nella fase finale della guerra, alla Resistenza. Nell’Italia repubblicana sarà evidente il contributo dato dall’UC alla formazione della classe dirigente, presente nell’istituzione scolastica non meno che nelle attività economiche e sindacali e nella partecipazione politica.

Lungo gli anni ’50 l’Ateneo si espande ancora, aprendo nuove sedi e facoltà: nel 1953 a Piacenza la facoltà di Agraria, nel 1959 a Bergamo la Scuola di giornalismo. Nel 1961, durante il rettorato di Francesco Vito, si apre a Roma la facoltà di Medicina, cui tre anni più tardi si affiancherà il Policlinico Gemelli. Nel 1968 è la volta di Brescia, con una sezione staccata di Magistero cui seguirà la facoltà di Scienze.

La contestazione del ’68, che porta gli studenti ad occupare la sede milanese, se da un lato contribuirà ad aprire una fase di ripensamento sulla funzione dell’Ateneo, genererà una frattura con il mondo cattolico.

Nei primi anni ’70, durante il rettorato di Lazzati e con l’aiuto del prorettore Mario Romani, si apre una fase di riflessione che riguarda anche la riforma dello Statuto. Non sono solo i cambiamenti sociali a sollecitare la Cattolica a ripensare la sua presenza, ma anche il Concilio. Nel 1969 è istituito il Dipartimento di Scienze religiose e accanto alla ricerca scientifica e alla didattica si apre il fronte dell’educazione permanente, anche attraverso l’istituzione di centri di cultura in alcune città.

Il dialogo con la cattolicità italiana è tenuto vivo attraverso una serie di Corsi di aggiornamento culturale che si ripetono ogni anno. A partire da quello di Loreto, nel 1976, su Cristianesimo e cultura.

Sul principio degli anni ’80 la Cattolica ha otto facoltà frequentate da 20.000 studenti. Continua negli anni la crescita dell’Ateneo, chiamato a rispondere alle sfide di una società in profonda trasformazione. Oggi l’UC conta 12 facoltà e oltre quarantamila iscritti.

A cent’anni dalla nascita e guardando al futuro la Cattolica sente di dover investire in coraggio, passione e originalità di pensiero, anche dinanzi a sfide sempre nuove come quelle della tecnologia digitale e dell’intelligenza artificiale. Ha notato l’attuale Rettore Anelli: «Si tratta cioè non solo di ricordare la storia da cui si viene, quanto di inaugurare e preparare il nostro secondo secolo accademico».

Ernesto Preziosi

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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