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Pubblicato il 6 Febbraio 2022 | di Redazione

La forza della preghiera e della carità

Quando la preghiera e la solidarietà camminano insieme offrono uno dei volti più splendenti della comunione. È la Chiesa stessa che diventa presenza in una società che, come ci ricorda spesso il Papa, tende a “rottamare” chi fatica a competere nella corsa all’efficienza e al consumismo. Un esempio lo abbiamo toccato con mano anche nella nostra Chiesa di Ragusa. L’iniziativa «… l’avete fatto a me» attraverso la quale diverse comunità hanno unito la preghiera e l’impegno per far sentire meno soli i fratelli che vivono ristretti nel carcere di Ragusa. A lanciare l’invito sono stati il gruppo Famiglie della parrocchia Maria Ausiliatrice, i gruppi del Rinnovamento nello Spirito della Sacra Famiglia e dei Salesiani, il gruppo Nuovi orizzonti e i Cooperatori salesiani. Hanno trovato l’incoraggiamento del parroco don Pippo Fallico e del cappellano della casa penitenziaria don Carmelo Mollica. Un incontro di preghiera presieduto dal vescovo monsignor Giuseppe La Placa e una raccolta di indumenti e di prodotti per l’igiene personale sono stati i primi passi.

Nel porgere il benvenuto al vescovo, don Pippo non ha esitato a definire «una meravigliosa iniziativa di comunione» l’impegno assunto dai suoi parrocchiani e dagli altri gruppi coinvolti. Tutti uniti come membra dell’unico corpo che è la Chiesa. «Vogliamo dire al Signore che siamo accanto a lui carcerato e ci vogliamo essere sempre di più mettendo in atto iniziative di solidarietà» ha detto il vescovo ringraziando anche don Carmelo Mollica per il servizio che presta e quanti hanno accolto il suo invito a essere vicino in modo tangibile ai detenuti. Monsignor La Placa ha invitato a «portare il nostro cuore oltre i cancelli e le sbarre e ad entrare nella vita, nella sofferenza, nel dolore di fratelli che hanno sbagliato» e stanno espiando la loro pena. Ma noi tutti abbiamo necessità, ha ricordato il vescovo, di «un cammino di conversione per avvicinarci al cuore di Cristo» abbandonando la tentazione di giudicare. «La tentazione – ha specificato – è far emergere le ombre che ci sono negli altri mentre noi sappiamo di essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio e questa immagine nessuno può offuscarla, possiamo nasconderla ma alla fine – ha aggiunto – riemerge sempre». E allora dobbiamo imparare a «scorgere il bene e non il male, le luci e non le ombre, la verità che c’è nel cuore di ognuno. Per amare Dio – ha concluso – abbiamo solo la strada del fratello».

Padre Mollica, da 12 anni presenza della nostra Chiesa dentro le mura della struttura di contrada Pendente, ha ringraziato per questa «occasione di comunione» che si sta attuando e svelato che, dopo la visita del 15 settembre, il vescovo è tornato nuovamente a incontrare i detenuti lo scorso 6 gennaio per celebrare l’Epifania. E, siccome in tanti volevano partecipare, per evitare assembramenti, ha celebrato due sante messe consecutivamente. Ha così rinnovato l’emozione che i detenuti avevano provato a settembre quando il vescovo visitò una per una tutte le celle, scambiando due parole con tutti i detenuti.

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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