Società vita

Pubblicato il 5 Aprile 2022 | di Redazione

Alla vita basta un piccolo aiuto

La vita è un valore così alto che non ci sarebbe bisogno di celebrarlo eppure la Chiesa italiana, nella sua saggezza, ha fissato un giorno per celebrarla a cominciare dal 1978 dopo l’approvazione della legge 194 che consentiva l’aborto, l’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg in burocratese sanitario) e che, oltre all’oggetto della legge stessa, ha dato una prima picconata alla sacralità, anche laica, della vita umana, d’altronde come disse santa Madre Teresa di Calcutta ricevendo il Nobel per la pace «L’aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c’è più nessun ostacolo». Inserito questo cuneo le tendenze radicali ed individualistiche hanno cominciato ad erodere questo fondamentale diritto arrivando all’utero in affitto e da mesi si insiste sull’eutanasia talmente “attiva” da arrivare al referendum sull’«omicidio del consenziente» di recente sventato dalla Corte Costituzionale.

La giornata serve a fissare l’attenzione della società italiana, a fare il punto sui diversi fronti dove il diritto alla vita è messo in discussione dall’aborto all’eutanasia passando da manipolazioni genetiche ed utero in affitto, ma ovviamente non basta una giornata a risolvere i problemi. Serve anche la testimonianza ed il servizio dei volontari culturale e concreto, le radici dell’anti-vita sono lontane e si insinuano nelle nostre giornate a cominciare, ad esempio, dalla lingua dove ad aborto si sostituisce la sigla Ivg o Gpa alla pratica dell’utero in affitto o quando si fa deliberatamente confusione tra accanimento terapeutico, eutanasia attiva o passiva e omicidio del consenziente. Non è necessario essere bioeticisti o sanitari per avere voce in capitolo, a volte basta guardarsi attorno per trovare l’occasione per rendersi utili. Da qui un cellulare (3349666174) sempre disponibile, la presenza nei social (@CAV.Ragusa), nelle scuole, nei corsi per fidanzati e, anche in questi giorni, nelle parrocchie (dove ad esempio si punta a creare dei Servizi di Aiuto alla Vita – Sav – come antenne diffuse nel territorio) o l’assistenza nella fase post-aborto.

Ma che cosa sarebbero tutte queste parole se poi non seguisse un aiuto concreto a madri o famiglie alle quali pare che non si proponga nessuna alternativa all’aborto o all’eutanasia: che in una società “ricca” come la nostra ci sia qualche donna “costretta” all’aborto per motivi economici o sociali o che poco o nulla si sappia o si pratichi delle cure palliative grida alle nostre coscienze. Da qui una presenza costante, discreta nei luoghi dell’aborto o, meglio, nei luoghi dove questa presenza è tollerata, ma non tutti, non nei consultori pubblici; da qui un appoggio anche economico, “Progetto Gemma” (quattro in corso), per portare avanti la gravidanza e la fornitura di corredini, passeggini e di quant’altro necessario grazie alla rete di solidarietà.

Ciononostante dal 2007 ben 68 bambini sono stati salvati dall’aborto e 7 solo a Ragusa nel 2021 ed, al momento, ben undici gravidanze in corso: pochi? Molti non sono in assoluto, ma che più conta è che non ci sono “pentiti”: tutti, mamme, figli e, se presenti, anche padri, superata quella fase difficile ora vivono una vita normale e fare la loro parte nella società. Alla vita è bastato solo un piccolo aiuto.

Enrico Giordano

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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