Società

Pubblicato il 28 Settembre 2022 | di Antonio La Monica

La storia di Ibrahim nel segno dell’integrazione

Una storia per essere davvero bella ha bisogno di almeno due protagonisti.  Quella di Ibrahim è una bella storia perché di protagonisti ne ha qualcuno in più….

Questo giovane affronta il viaggio dal Senegal in Italia quando ancora è minorenne; questo ragazzo alto e sorridente arriva a Lampedusa nel 2016 a soli 17 anni. Del frastuono del mare, delle voci dei suoi compagni di viaggio, dei nuovi suoni che ogni terra straniera porge a chi arriva da lontano lui non ha colto nulla. Ibrahim, infatti, è sordo dalla nascita, ma il suo problema non gli ha impedito di ascoltare le voci interiori che gli dicevano di lasciare la patria in cerca di un futuro migliore.

Appena compiuti i 18 anni Ibrahim arriva nel progetto SAI “Farsi prossimo” gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista per il Libero Consorzio comunale di Ragusa. È un progetto per richiedenti asilo “vulnerabili”, dunque specializzato nella presa in carico di persone con diverse disabilità. La Lingua dei segni è usata agevolmente, l’empatia di chi sa lavorare nel sociale colma altre eventuali difficoltà. Gli operatori del progetto, dunque, si rendono subito conto che questo ragazzo ha stoffa da vendere. È educato, si impegna, studia e vuole lavorare.

Ed ecco che qui interviene un altro protagonista della storia: Andrea Occhipinti è il titolare di una stazione per l’autolavaggio di Ragusa. Andrea non dice di no ad una sfida che molti altri avrebbero declinato ed assume Ibrahim. Con un semplice gesto il datore di lavoro ragusano frantuma pregiudizi razziali, di appartenenza geografica e legati alla disabilità.

Incontriamo i 2 protagonisti proprio in una pausa dal loro lavoro. “Lavoro in questo autolavaggio da 3 anni – racconta Ibrahim con i suoi segni – e sono davvero felice di questo lavoro. Andrea è bravo a comunicare nella lingua dei segni e mi trovo bene con tutti i colleghi. Anche se immaginavo l’Italia in modo diverso, oggi posso dire che sono felice di essere qui. Vivo a Ragusa e vorrei presto fare venire con me mia moglie che ho sposato da poco. Siamo tutti e due sordi e ci vogliamo bene. Sogno di poter creare con lei una famiglia qui a Ragusa”.

Dunque le famiglie di Ibrahim sono già almeno due oltre alla sua. La prima, infatti, è quella del progetto “Farsi prossimo”, l’altra è quella di Andrea Occhipinti, di sua moglie e dei suoi figli che hanno accolto il giovane senegalese con affetto e grande spirito di amicizia. Andrea parla di Ibrahim con l’orgoglio che un padre riserva ad un figlio.

Racconta dei giorni trascorsi con il resto della sue famiglia, dei pranzi condivisi e dei bagni al mare.

“Per me il problema del razzismo non ha senso – spiega Andrea – perché a mio avviso esiste solo la razza umana. Quando i ragazzi del progetto mi hanno portato Ibrahim ho accettato la sfida e credo di aver fatto la cosa giusta. Oggi ho affidato a lui la responsabilità dell’area consegna auto ai clienti. Il controllo di qualità è una sua mansione. È un ragazzo che ha almeno due marce in più e sono felice di averlo come collaboratore”.

La sordità un problema? “Senza dubbio non è semplice – conferma Andrea – ma è stata un’opportunità che mi ha permesso di conoscere la lingua dei segni ed un mondo che merita attenzione e rispetto”.

“Dobbiamo essere grati a imprenditori come Andrea – conclude Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – perché danno una concreta possibilità a questi ragazzi di integrarsi pienamente nel territorio. Un merito in più va dato perché inserire in organico una persona disabile non è facile; credere nelle sue potenzialità, farle sviluppare e custodirle è senza dubbio segno di saggezza e di testimonianza del fatto che molte barriere possono essere abbattute”.

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Autore

Antonio La Monica

Giornalista professionista presso “La Sicilia”.



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