Giornata mondiale contro la Tratta di persone «La dignità di ogni essere umano come orizzonte del nostro agire»
Mercoledì 8 febbraio si celebra la nona Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la Tratta di Persone “Camminare per la Dignità” è il tema scelto per quest’anno. Gli uffici per la Pastorale delle Migrazioni, per la Pastorale sociale ed il lavoro e Liturgico hanno promosso una giornata di preghiera per sensibilizzare e stimolare la riflessione sul fenomeno dello sfruttamento legato al traffico di persone che da tutto il mondo vengono reclutate, trasferite e costrette a lavorare e vivere in condizioni di violenza ed abuso. Una traccia per una veglia di preghiera è stata inviata a parrocchie, comunità religiose e agli uffici diocesani.
Il fenomeno ha visto nell’ultimo anno l’aggravarsi della propria incidenza a causa dell’aumentare della condizione di vulnerabilità dovuta a conflitti armati, crisi climatico-ambientale, violenza generalizzata. La tratta colpisce nel mondo milioni di persone, soprattutto donne e bambini, particolarmente fragili a causa delle diseguaglianze economiche, sociali, familiari, culturali e religiose.
A questo proposito padre Rosario Cavallo, Renato Meli e padre Gino Alessi, direttori rispettivamente degli uffici per la Pastorale delle Migrazioni, per la Pastorale sociale ed il lavoro e Liturgico, ripropongono all’attenzione di tutti le dure parole di Papa Francesco («La tratta di esseri umani è una ferita aperta sul corpo della società contemporanea, un flagello sul corpo di Cristo. È un crimine contro l’umanità) e rilanciano «l’invito a “camminare insieme”, tenendo fisso come orizzonte del nostro agire la “dignità” di ogni essere umano. “Camminare insieme” anche in questo caso si traduce – ricordano – in una “conversione spirituale” che generi azioni di impegno e cambiamento reale. Impariamo a riconoscere e a prendere consapevolezza dei processi sociali, economici e culturali alla base del fenomeno, a fissare lo sguardo con cuore attento sulla vita e sui percorsi di chi si trova in situazione di sfruttamento, per promuovere azioni e percorsi di cura, inclusione e speranza e costruire una società basata sulla cultura dell’incontro e della pace».
