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Pubblicato il 3 Marzo 2023 | di Vito Piruzza

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Alfredo Cospito un caso o una persona?

Il “caso Cospito” ha occupato le pagine della cronaca per diversi giorni: proviamo a riassumere in estrema sintesi.

Alfredo Cospito è un anarchico che già nel 1991 rifiutandosi di prestare servizio militare ha avuto i primi guai con la giustizia, ma si è trattato di un reato che non desta allarme sociale e soprattutto di matrice ideologica e come diversi altri casi simili ha ricevuto la grazia del Presidente della Repubblica. A distanza di anni Cospito viene poi condannato a 10 anni e otto mesi per avere sparato nel 2012 al polpaccio (nel linguaggio degli anni di piombo “gambizzato”) all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi; mentre è in carcere viene riconosciuto responsabile di avere piazzato nel 2006 due bombe artigianali in un cassonetto vicino alla scuola per carabinieri di Fossano, esplosione avvenuta di notte senza vittime, per questo reato è stato condannato a 20 anni di reclusione.

In seguito, mentre Cospito sta già scontando da circa sei anni la pena, il ministro della Giustizia a maggio dello scorso anno decide di modificare per 4 anni il regime carcerario di Cospito in carcere duro ex art. 41bis, per impedire al detenuto tramite i contatti con l’esterno di esercitare la leadership del gruppo anarchico di cui fa parte; nel frattempo il processo che lo ha condannato a suo tempo approda in Cassazione e la corte decide a luglio 2022 (ma le motivazioni sono pubblicate il 17 ottobre) che il reato relativo alle due bombe, va considerato strage di stato con finalità terroristiche e che quindi la pena iniziale va rimodulata potendo arrivare fino all’ergastolo. A questo punto Cospito decide di iniziare per protesta uno sciopero della fame che si protrae dall’ottobre 2022. Il ministro Carlo Nordio ha nei giorni scorsi deciso di mantenere il detenuto in regime di 41bis.

Per una corretta valutazione della vicenda è bene chiarire che il regime di 41bis non è una “pena”, è una norma studiata per i mafiosi per evitare che dal carcere continuino a comandare le loro strutture criminali, e che è utilizzabile anche per i terroristi (in atto pare che Cospito sia l’unito detenuto terrorista al 41bis). E allora tutto questo chiasso?

Considero legittimo che un cittadino, anche se detenuto per reati gravi ritenga ingiusto il trattamento cui è sottoposto, e che per questo attui forme di protesta non violenta, ci dispiace se attui questo con modalità che mettano a rischio la sua incolumità; e peraltro è doveroso che lo Stato si faccia carico dell’assistenza dei cittadini che sono sottoposti alla sua tutela.

Quello che ritengo inopportuno è caricare le situazioni personali, specie in situazioni di sofferenza, di valore simbolico.

È stato a mio avviso inopportuno caricare di enfasi la visita a Cospito con una delegazione di quattro parlamentari tra cui un ex ministro della giustizia, ma ancora più inopportuno l’attacco politico, peraltro maldestro sia nei toni che nell’utilizzo di strumenti quali le notizie riservate del Ministero, e tutta la polemica che ne è conseguita, ma ripeto, non voglio nemmeno entrare nel merito dei torti e delle ragioni.

Quando una persona diventa un “caso” rischia sempre di perdersi di vista la sua umanità e di diventare oggetto di strumentalizzazione.

Non ho gli elementi per giudicare la correttezza della decisione del Ministro Nordio e non ho nessun dubbio sulla sua buona fede, ma comunque l’esposizione mediatica di cui è stato oggetto questo “caso” non è stato sicuramente un buon viatico per una decisione serena.

Soprattutto quando si decide della vita delle persone che sono sempre e comunque “carne e sangue” prima che “fascicoli” e “casi” auspicherei che si creasse una bolla che isoli dalle polemiche e dalle campagne mediatiche.

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