Cultura

Pubblicato il 1 Marzo 2024 | di Alessandro Bongiorno

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La maestosità delle “taledde” nel tempo di Quaresima

Una rappresentazione della passione dipinta su grandi teli di canapa o di lino: sono le “taledde” che in questo periodo di quaresima donano una maestosità diversa ad alcune delle chiese del nostro territorio. Si possono ad esempio ammirare nella cattedrale di San Giovanni Battista, nel duomo di San Giorgio a Ibla e nella basilica della Santissima Annunziata a Comiso. Risalgono al periodo compreso tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento e riprendono una tradizione artistica che probabilmente risale a secoli anche precedenti.

Le “taledde” vengono rimosse nella solenne veglia pasquale con il rito della “calata a tila” che finalmente svela il volto del Cristo Risorto donando ulteriore forza e potenza alla liturgia pasquale. Proprio a questo momento, in passato erano anche collegate credenze e superstizioni (l’annata agraria sarebbe stata buona se la tela fosse caduta in modo ordinato, pessima se la stessa tela si fosse accartocciata in modo diverso), tali da costringere l’arcivescovo dell’allora diocesi di Siracusa a vietare nel 1922 questo rito. Purtroppo, senza la possibilità dell’esposizione al pubblico, queste “taledde” (ed è una storia abbastanza comune) vennero conservate in luoghi che ne favorirono il loro danneggiamento o, addirittura, come nel caso della cattedrale utilizzate per coprire l’arcata del battistero durante la realizzazione degli affreschi. Altre andarono perdute o vennero danneggiate in modo significativo. In alcuni casi si è, in epoca più recente e con una maggiore consapevolezza, proceduto al restauro e così ancora oggi è possibile ammirare queste opere d’arte che non stupiscono solo per la loro imponenza.

La “taledda” della cattedrale è un’opera di 117 metri quadrati (larga 9 metri e alta 13) eseguita con una comune tempera. Il suo autore è ignoto ma gli archivi ci permettono di datare la composizione tra il 1773 (anno del completamento dell’abside), e il 1792 (anno in cui risulterebbe catalogata tra gli arredi della cattedrale). Se questi riferimenti sono corretti, si tratta della più antica “taledda” della diocesi di Ragusa. Al centro della tela vi è la scena della Crocifissione di Gesù. «La grande forza espressiva – ha scritto Fabrizio Occhipinti – scaturisce infatti da un sapiente uso della luce, che risalta plasticamente i corpi ben definiti dei tre condannati e i panneggi particolarmente elaborati di tutti i presenti, ma bisogna pure dare atto al pittore della celere gestualità con cui diede vita alle forme, proprio come se avesse eseguito unincisione. Sembra quasi di rivedere, appunto, la magnifica e coinvolgente Crocifissione di Tintoretto, dipinta a Venezia nel 1565».

La scena della Crocifissione domina anche la “taledda” del duomo di San Giorgio. Gli archivi ci consentono di datarne la realizzazione avvenuta a Caltagirone nel 1842, l’attribuzione a Francesco e Giuseppe Vaccaro (agli stessi fu anche commissionato il telo della chiesa madre di Ferla) e il costo (50 onze dei quali per l’acquisto della tela). Tra i 90 personaggi raffigurati nei 132 metri quadrati dell’opera si riconoscono Maria, Giovanni, le pie donne, soldati romani a cavallo e altri alcuni che si giocano ai dadi le vesti dei condannati. «L’opera – ha scritto il critico d’arte Paolo Nifosì – risponde a schemi classicistici con rimandi a moduli rinascimentali e secenteschi. La tela ebbe fortuna e fu replicata da Pietro Quintavalle per la chiesa di San Giorgio di Modica e per la chiesa dell’Annunziata di Comiso».

Anche nel caso dell’opera custodita nella basilica della Santissima Annunziata conosciamo sia la data di esecuzione (1862) che l’autore (Pietro Quintavalle). Il telo sono si sviluppa per 19 metri di altezza e 7 di larghezza (133 metri quadrati). Al centro la scena del Golgota dipinta in chiaroscuro giocando sulle sfumature del nero, del grigio e del blu. Su questa opera ha scritto anche Gesualdo Bufalino e ha reso eterni tre fedeli nunziatari che vi sono raffigurati nelle vesti di lancieri e cavalieri: Nunzio Rosano Caraccio, mastru Cicciu Roccasalva e Turi Gerlando Barreca, non a caso noti come “I tri ra Taledda”.

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Autore

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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