Vita Cristiana

Pubblicato il 28 Marzo 2024 | di Alessandro Bongiorno

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Eucharistómen pubblicata la terza lettera pastorale del vescovo

Si intitola Eucharistómen ed è la terza lettera pastorale pubblicata dal vescovo di Ragusa monsignor Giuseppe La Placa. È indirizzata ai presbiteri ed è stata diffusa al termine della Messa del Crisma nel corso della quale sono state rinnovate le promesse sacerdotali. Fa seguito alle lettere pastorali “Che siano uno… a due a due” diffusa lo scorso 23 aprile, sempre in occasione della messa crismale, e “Un solo gregge un solo pastore” con la quale il 29 agosto dello scorso anno dava avvio alla visita pastorale. «Io e voi diciamo insieme Eucharistómen, rendiamo a Dio il nostro grazie perenne, la nostra letizia – ha detto il vescovo durante l’omelia della messa crismale – sia il continuo rendimento di grazie che eleviamo con la nostra stessa vita ed è questa letizia che ho voluto condividere con voi scrivendo questa lettera».

Le 28 pagine della nuova lettera pastorale comprendono undici capitoli (Eletti e radicati in Cristo; “Adsum”; La preghiera: il nostro lavoro; “Come tu… anch’io”; In persona Christi; Abitare in Dio, abitati da Dio; Dalla celebrazione alla vita; Scelti per amore: Eucharistómen; Nella comunione del Dio Unitrino; Facitori e testimoni di comunione; Insieme con Maria nella sequela Christi) e si conclude con la preghiera di Sant’Ignazio di Loyola «Anima di Cristo, santificami».

Nella lettera pastorale il vescovo torna a sollecitare la comunione presbiterale («che va sempre edificata, costantemente e continuamente») offrendo come ispirazione e modello la «circolarità dell’amore trinitario, rispetto al Vescovo, in seno al presbiterio e nel servizio al popolo di Dio».

In  Eucharistómen, il vescovo ricorda che «scelti per amore diventiamo preti per amore, in un modo tale che la nostra persona va a coincidere con il nostro stesso servizio».  Il contatto vitale con Cristo «deve risplendere – aggiunge – non soltanto nella celebrazione, ma anche e soprattutto fuori dalla celebrazione, in ogni ambito della nostra vita, affinché noi stessi possiamo essere pane spezzato per il popolo di Dio che siamo chiamati a servire, evitando il rischio che l’atto liturgico stesso non diventi né l’unico scopo né una stanca abitudine. Occorre dare dignità ad ogni ambito della nostra essenza sacerdotale, che ha il suo principio e il suo fine nella cura costante della vita spirituale».

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Autore

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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