Società

Pubblicato il 6 Luglio 2024 | di Maria Teresa Gallo

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Lo Stato abbandona i più deboli?

Rischio decadenza già dopo un anno per i manager che non rispettano il piano regionale sulle liste d’attesa. Così ha deciso il presidente della Regione Antonio Schifani. Per sapere in quanti riusciranno a superare la madre di tutte le prove bisognerà solo attendere, anche se l’impresa appare difficile. Se è vero infatti che le disfunzioni nella sanità sono dovute tutte alla carenza di personale, c’è poco da sperare anche di fronte alle voci che circolano secondo cui perfino i medici reclutati dall’estero, dopo pochi mesi dalla presa di servizio, tendono ad andarsene nelle strutture private perché pagati di più. La strada dovrebbe quindi essere quella di incoraggiare ulteriormente l’attività in intramoenia, aumentare le convenzioni con i privati e, sulla base di quanto deciso dal Governo nazionale, favorire la mobilità regionale una volta che sarà attivo il centro prenotazione unico per tutta la Sicilia. Più facile a dirsi che a farsi. Intanto anche nei privati e non solo convenzionati ormai i tempi di attesa si vanno sempre più allungando per eccesso di richieste. L’intramoenia è a pagamento e rimane quindi inaccessibile a chi non dispone di risorse economiche. La mobilità regionale poi appare improponibile per una grandissima fetta di popolazione per difficoltà a spostarsi e/o mancanza di mezzi di comunicazione diretti. Come si fa per esempio ad andare e tornare da Agrigento o Trapani in giornata per chi vive nella Sicilia orientale. Si ritorna a parlare anche di visite ed esami nei fine settimina. Chi dovrebbe farli se i medici in servizio sono già oberati di lavoro e sotto continuo stress? Né si può pensare di continuare a rimettere in servizio medici già in pensione non solo perché non più aggiornati ma anche per una questione di sicurezza. Insomma non sembra vedersi ancora la luce in fondo al tunnel.

Di certo così non si può più andare avanti anche perché di fronte a questo crescente esodo di personale sanitario (senza contare i pensionamenti) e di mancate nuove assunzioni il rischio di un collasso della sanità pubblica rimane alto.

Quello che però ad oggi non si può più accettare sono i problemi di natura organizzativa dei servizi che ovviamente si ripercuotono su un sistema già critico e dove a rimetterci sono sempre i cittadini. A Scoglitti dal primo marzo scorso due medici di famiglia sono andati in pensione. La sostituzione è stata fatta, ma nessuno dei nuovi subentrati vuole svolgere servizio nella frazione. La risposta che viene data è che «si tratta di territorio comunale». Tutto sarebbe semplice se non fosse che stiamo parlando anche di anziani che non guidano e di persone che non sempre si possono assentare dal lavoro per non perdere la giornata. Ovviamente si tratta solo di uno dei tanti esempi. E siccome nel frattempo la sanità iblea è andata a finire sotto i riflettori della cronaca nazionale, la reazione della politica è stata quella di difendere il proprio orticello. I cittadini, ovviamente attendono anche se con sempre meno speranza.


Autore

Docente di italiano e storia e giornalista pubblicista, amante dello sport.



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