Un “sì” che unisce mondi diversi
Genny e Farouk si conoscono, come tanti oggi, sui social network. Lei è un’italiana che vive all’estero, attraversando un tempo di ripensamento profondo sulle priorità della propria vita. Lui lavora come bracciante agricolo in una delle tante aziende della Fascia Trasformata, dove le giornate scorrono scandite da ritmi duri e le persone sono spesso invisibili.
Dopo alcuni mesi di frequentazione virtuale, Genny si trasferisce a Marina di Acate. Non è un passaggio semplice: immergersi in una realtà marginale significa anche dover ricominciare da capo nelle piccole cose di ogni giorno. In questo percorso, Genny trova nel Progetto Presidio e nel Centro Famiglie della Caritas diocesana un punto di riferimento dove orientarsi tra documenti, consulenze legali e sanitarie, ma soprattutto dove non sentirsi sola.
E così, in un territorio che troppo spesso è stato raccontato attraverso storie di cronaca nera e giudiziaria, prende forma una narrazione diversa. Nello scorso mese di febbraio Genny e Farouk decidono di sposarsi. Ma c’è un dettaglio che pesa: sono entrambi soli. Genny non ha più una famiglia accanto, quella di Farouk è in Tunisia, troppo lontana per essere presente fisicamente. Ed è proprio da questa assenza che nasce un gesto inatteso: chiedono agli operatori e ai volontari della Caritas di condividere con loro il giorno delle nozze e di festeggiare insieme, al Centro Famiglie di Marina di Acate. Durante la cerimonia, tradizione e tempi moderni si intrecciano con naturalezza. La sposa è vestita di bianco, luminosa; lo sposo elegante, con un cappello un po’ malandrino. Tra le mani, a turno, uno smartphone che li collega in diretta con la madre di Farouk in Tunisia.
Di fronte ai testimoni, Liliana Battaglia, operatrice legale del Centro Famiglie, e Vincenzo La Monica, responsabile del Progetto Presidio, Genny e Farouk pronunciano il loro “sì” durante la cerimonia presieduta dal vice sindaco di Acate, Gianfranco Ciriacono. Nel suo intervento, Ciriacono ha sottolineato il valore della famiglia come nucleo che si inserisce in una comunità capace di accogliere, lodando i due sposi per aver saputo costruire, passo dopo passo, una rete di relazioni autentiche, resa visibile dalla partecipazione affettuosa di tante persone.
Non sono mancati i segni concreti di questa vicinanza. La fotografa ragusana Rita Mirabella ha donato agli sposi il servizio fotografico, la volontaria Giovanna Iacono ha invece regalato una tovaglia di lino cucita in casa.
E poi la festa. Semplice, ma preparata con cura in un intreccio di sapori tra cous cous e scacce ragusane offerte dalla Caritas. Il tutto atteso fino al tramonto del sole, nel rispetto del mese di Ramadan, quasi a voler dire che anche le differenze diventano occasione di comunione.
Il matrimonio di Genny e Farouk è una piccola prova che la Fascia Trasformata può essere altro rispetto alle cronache a cui siamo abituati. Questi due ragazzi sono diventati, quasi senza volerlo, un esempio per le istituzioni, il volontariato e la cittadinanza attiva. Sembrano dirci che un matrimonio tra le diversità, oltre i ruoli e le appartenenze è possibile. E allora: W gli sposi!
Alessia Campo e Sebastiano Cugnata
Foto di Rita Mirabella
