Dalle Parrocchie

Pubblicato il 24 Febbraio 2025 | di Redazione

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Perché recitare il Santo Rosario?

In questi giorni, in cui si ricordano le apparizioni della Madonna a Lourdes, si ribadisce la necessità di recitare il Rosario e viene da chiedersi qual è il motivo per cui la Madonna, in ogni sua apparizione chiede insistentemente di pregare e soprattutto di utilizzare questo mezzo.

Nonostante i molteplici mezzi tecnologici, il Rosario resiste e ci sono ancora molte persone che lo recitano, in chiesa e in casa.

E’ una tradizione, un rito scaramantico o c’è molto altro che umanamente sembra impossibile da capire?

La parola Rosario significa ‘corona di rose’. Deriva dall’uso nel Medioevo di ornare le statue della Vergine con ghirlande fiorite, e quell’origine traspare anche nell’italiano ‘dire la corona.’ Le prime preghiere con il rosario risalirebbero all’XI-XII secolo. Nelle abbazie cistercensi i monaci recitavano in latino, ma chi non lo capiva, recitava in italiano dei Padre Nostro e delle Ave Maria. Le invocazioni si diffusero così tra i fedeli, in larga misura analfabeti: erano dette ‘salterio della Vergine Maria’ o ‘rosario’ come l’omaggio floreale a lei. Dunque una preghiera di origine popolare. Nell’800 l’orazione si radicò ancora più profondamente tra i fedeli: nel 1858 la Vergine apparve a Bernadette con un rosario in mano. Il rosario per secoli fu la preghiera dei fedeli più semplici, con la corona in tasca anche nel duro lavoro nei campi: se l’Angelus (all’alba, a mezzodì e al tramonto) scandiva la giornata, la sera nelle case ci si riuniva per il rosario. Non se ne separavano anche molti santi.

Per il beato Annibale Di Francia era “una scala di grazie che tutti possiamo salire”. Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, assicurava: “col rosario si può ottenere tutto. Non c’è preghiera più gradita a Dio. E’ la catena che lega il cielo alla terra, un’estremità nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine. Sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente. Maria lo rinvia subito come benefica rugiada, che rigenera i cuori”.

“Quando tutto sembra vacillare, il rosario ci fa saldi in ciò che conta davvero. È la preghiera quotidiana degli umili e dei santi” Quelle parole ripetute e mai uguali, fonte viva di fiducia

La “dolce catena che ci lega a Dio” per il beato Bartolo Longo, fondatore nel 1891 del santuario della Madonna del Rosario di Pompei, con la sua ripetitività ci immerge nell’abbandono più fiducioso a Dio. Anche nell’angoscia, unirci a Maria e alla Chiesa ci fa tenere gli occhi fissi su Gesù, in un nuovo dinamismo di fede. Non ripetiamo mai le parole allo stesso modo, la formula diventa preghiera spontanea, come per Cristo sulla croce il salmo 21 (Mio Dio, perché mi hai abbandonato), ricevendo dal Padre la vita. San Pio da Pietrelcina pregava così. Insegnava ad affrettare con centinaia di rosari la liberazione delle anime dal Purgatorio, dando loro sollievo. Donando una corona ad una fedele disse: “Ti affido un tesoro: vuotiamo il Purgatorio”. Raccomandava di pregare in famiglia i misteri dell’amore divino per la conversione dell’umanità. Il Rosario è come una frase d’amore ripetuta tante volte alla persona amata a cui non ci si stanca mai di ripetere che si ama.

E allora con Santa Teresa di Lisieux ripetiamo: “Finchè il rosario sarà recitato , Dio non potrà abbandonare il mondo, perché questa preghiera è potente sul suo cuore”.

Foto di Kaoru Watanabe                                                           

 


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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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