Vita Cristiana

Pubblicato il 10 Marzo 2025 | di Angelo Schembari

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Padre Sebastiano Amato Da 50 anni prete e missionario

Padre Sebastiano Amato ha celebrato i suoi cinquant’anni di ordinazione sacerdotale. Nato a Monterosso Almo, da mezzo secolo missionario saveriano in Congo nel cuore dell’Africa.

Tanti gli anni di missione a Bukavu dove ha servito la Chiesa come economo, ha vissuto l’occupazione militare nell’ottobre del 1996 di Bukavu nella Repubblica Democratica del Congo da parte dell’esercito ruandese, nel corso della quale è stato ucciso l’arcivescovo Cristophe Munzihirwa. Il giorno dell’agguato avrebbe dovuto essere accanto a lui ma nella mattinata i soldati gli avevano rubato la macchina e non potè partecipare a quell’incontro.

Sono tanti i ricordi e le esperienze che padre Amato racconta con una invidiabile lucidità accompagnata dall’emozione e dalla passione di chi ha vissuto momenti fuori dal comune. Come durante il periodo dell’occupazione ruandese, quando i militari entravano nelle case e si sentivano le sventagliate dei kalashnikov che uccidevano tutti a cui seguivano i saccheggi.

Durante una di questi raid – racconta padre Amato – i colpi erano così vicini che eravamo certi stesse arrivando la nostra ora, evenienza alla quale ci preparammo rinnovando nella piena disponibilità il dono totale di noi stessi e mettendoci vicino al cancello ad aspettare i militari che dopo aver bussato invece ci salutarono e passarono oltre.

Da alcuni anni si trova nel cuore della foresta, nella diocesi di Kindu, dove i Saveriani erano già presenti da dieci anni.

Padre Amato è impegnato nella fondazione di una nuova missione nella periferia di Kindu dove continua il fenomeno di urbanizzazione incontrollata di famiglie che lasciano la foresta per trasferirsi in città.

Dopo avere comprato un terreno sono in fase di esecuzione i lavori per costruire la nuova chiesa parrocchiale finanziata dalle offerte dei fedeli, dalla nostra Diocesi e da piccole attività di autofinanziamento derivate dalla coltivazione di noci di palme per produrre l’olio, mais, manioca, e altri alimenti.

In questa zona sono già in una fase avanzata i lavori per la costruzione di una scuola elementare che ha già cominciato a funzionare in una costruzione provvisoria.

Purtroppo la stabilità politica da sempre è un miraggio e le notizie delle ultime settimane sono preoccupanti. Le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo (RDC) sono, da decenni, quasi “fuori controllo”. In questa vasta area di insicurezza e instabilità – e dunque incertezza – al centro della regione dei Grandi Laghi, a sua volta al centro dell’Africa, operano dozzine di gruppi armati. Il principale tra questi è il Movimento 23 Marzo (M23): dopo un decennio in cui era rimasto dormiente, i ribelli che ne fanno parte si sono mobilitati di nuovo arrivando a controllare e di fatto amministrare ampie fette di territorio ed espellendo l’esercito congolese e i caschi blu delle Nazioni Unite anche da Goma, la capitale del Nord Kivu, posizionata sulle sponde del lago Kivu e sul confine con il Rwanda. Stime ONU parlano di circa 400.000 nuovi sfollati causati dagli scontri delle ultime settimane (il numero totale nella regione sarebbe così salito a 4,6 milioni di persone), circa 3000 feriti e poco meno di 1000 morti.

Nonostante la situazione, padre Amato ha scritto all’arciprete di Monterosso, don Innocenzo Mascali per ringraziarlo di aver pregato insieme alla comunità per il suo cinquantesimo di ordinazione, rinnovando quel legame che unisce la cittadina degli Iblei al Congo. Ecco le sue parole: «Ciao carissimo padre Innocenzo, ho saputo che, durante la messa, pregherete in modo particolare per me nella ricorrenza del mio cinquantesimo anniversario di sacerdozio. Vi ringrazio per questa attenzione segno di grande vicinanza da parte tua come di padre Salvatore, il diacono Giovanni, le suore Orsoline e di tutti i Monterossani. Io posso considerarmi veramente fortunato perché in tutta la mia vita mi sono sempre sentito… amato. Che dire? Sono felice e mi sento pienamente realizzato come cristiano, come prete e come missionario ad gentes, in Africa, nel Congo e a Kindu, zona ancora di primo annunzio. Cosa potrei desiderare di più? Solo ringraziare il Signore per i suoi molteplici doni che mi ha dato, per il coraggio che mi ha concesso nei momenti più difficili e per la grazia del dono totale di me stesso senza riserve e senza tentennamenti. E ringrazio tutti voi per il vostro sostegno che non mi è mai mancato da parte di tutti come comunità, come individui e come amministrazione comunale. Ho sempre sostenuto che per fare bene il bene, bisogna farlo insieme. Possiamo rendere lode e gloria al Signore che si è servito di noi per fare tanto bene, insieme, e per così tanto tempo: cinquant’anni vissuti tutti nel Congo. La grande opera della Chiesa non è ancora finita ma va avanti bene e proprio ieri abbiamo finito il tetto: capriate in ferro e lamiere. Grazie di cuore a tutti e continuate a seguirmi con la preghiera».

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Autore

Nato a Ragusa nel 1972. Laurea in Lettere Classiche, Docente di Lettere, collaboratore di insieme dal 1989. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive. Studioso di Storia locale.



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