Società

Pubblicato il 3 Aprile 2025 | di Alessandro Bongiorno

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Dieci proposte concrete per ridare l’acqua alla Sicilia

La Conferenza episcopale Siciliana, vicina ai problemi e alle difficoltà che vivono le popolazioni e le aziende isolane, s’interroga anche sull’emergenza idrica e offre all’attenzione di tutti una proposta articolata in dieci punti. A interrogarsi sui fenomeni legati ai cambiamenti climatici è stato il Laboratorio Socio-Politico (che è coordinato da Renato Meli e composto anche da Salvo Leotta, Giuseppe Bellanti, Fiorella Falci, Sandro Mauro e don Francesco Fiorino) che ha presentato ai Vescovi riuniti nella sessione primaverile un’analisi e delle azione concrete da mettere in campo.

Cosa emerge da questo studio attento e dettagliato? Il documento descrive quattro elementi relativi all’emergenza idrica: cause, scenari, prospettive, proposte. Sono state illustrate le anomalie, i cambiamenti climatici, le percentuali di piovosità nei diversi territori, i rischi di catastrofi legate ai cambiamenti climatici. Vengono anche individuati gli enti a cui attingere risorse per contrastare il fenomeno: Ministero dell’Ambiente, Ministero Agricoltura, Ministero Infrastrutture, Regione Siciliana. Si individua anche una delle cause maggiori di spreco di acqua: le reti idriche che attualmente sono molto desuete e inadeguate. Altra questione è quella dei dissalatori che richiedono grandi somme di investimento.

Lo studio si conclude con l’offerta di dieci proposte concrete per invertire la rotta: promuovere un disegno di legge regionale di iniziativa popolare che reinterpreti l’intero sistema di gestione delle risorse idriche; proporre, a tutti i livelli l’istituzione di una tariffa unica regionale, per contrastare il caro bollette; affidare alle Università la mappatura dettagliata delle risorse già disponibili (dighe, pozzi, etc.) e uno studio sull’introduzione di infrastrutture moderne, impianti di desalinizzazione di piccola-media taglia, meno costosi e molto meno energivori rispetto alle megastrutture del passato; creare un comitato unico per aree geografiche, con il compito di monitorare lo stato di manutenzione delle reti idriche esistenti, segnalando perdite e guasti, al fine di ridurre gli sprechi; sollecitare le Istituzioni perché si introduca un piano pluriennale per la pulizia dei fiumi e dei torrenti che alimentano gli invasi e di sistemazione idraulico-forestale del territorio; promuovere un piano costantemente verificabile di riuso delle acque reflue depurate e qualsiasi iniziativa a sostegno dell’irrigazione dei campi in agricoltura, promuovendo il ritorno dei giovani alla campagna, attraverso formazione, utilizzo di incentivi (es. microcredito) e bandi; adozione di tecnologie di irrigazione avanzate e a basso consumo; coinvolgere le scuole, le parrocchie, le associazioni giovanili al fine di creare progetti concreti di educazione al risparmio idrico, favorendo la cultura della sostenibilità ambientale; promuovere la costituzione di “comunità energetiche”; garantire l’accesso equo all’acqua come diritto fondamentale di tutti, attraverso un “patto sociale”, promuovendo una visione ispirata ai principi di solidarietà e sussidiarietà.

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Autore

Laureato in Scienze politiche, giornalista professionista, redattore della Gazzetta del Sud, già condirettore di Insieme e presidente del gruppo Fuci di Ragusa



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