Politica

Pubblicato il 6 Giugno 2025 | di Maria Teresa Gallo

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Sanità di male in peggio Vittoria già oltre il limite

Nella sanità, ormai, sembra di assistere al gioco delle tre carte. Il tentativo di accentrare il più possibile i servizi su Ragusa comincia a mostrare dei limiti e senza apportare alcun beneficio alle altre strutture ospedaliere. Le cause a monte sono sempre le stesse. Solo che adesso, a furia di non intervenire, si sono cronicizzate. La carenza di personale, infatti, è solo uno dei problemi. Poco si parla, invece, dell’aspetto organizzativo/gestionale e del modo come vengono spese le risorse che pare non manchino. Ripercorrendo un po’ la storia della sanità iblea, si iniziò con le famose “rimodulazioni” che ufficialmente avrebbero dovuto ottimizzare i servizi salvo poi scoprire nei fatti che si trattò solo di accorpamenti che portarono alla chiusura del reparto maternità nell’ospedale di Comiso e successivamente del Pte di Scoglitti per compensare carenze di organico. Si proseguì con il taglio dei posti letto, perché non si poteva assumere nuovo personale, e con lo smantellamento dell’ospedale di Comiso. L’apertura, infine, dell’ospedale di Ragusa potrebbe essere definito il capolavoro meglio riuscito per il numero dei posti letto che vennero tagliati. E siccome non è stato sufficiente, nel contempo è quasi sparita la figura del medico nelle ambulanze mentre per tenere aperte le guardie mediche si fa sempre più ricorso agli infermieri. Adesso che il barile è stato raschiato fino in fondo e che il personale è sempre più insufficiente ovunque, sia per effetto dei pensionamenti, mancanza di assunzioni e fuga dalla sanità pubblica verso quella privata, si ricomincia di nuovo con lo spostamento delle pedine che stanno penalizzando oltre misura l’ospedale di Vittoria. E siccome non si riesce comunque a coprire tutti i turni, neanche integrando in servizio i pensionati, si ricorre ai gettonisti che tra l’altro non hanno accesso alle cartelle cliniche dove si trovano tutte le informazioni circa il nostro stato di salute. Questo significa, per fare un esempio e al netto delle situazioni più gravi, che se dovesse capitare di finire al pronto soccorso, il medico gettonista visita il paziente, fa eseguire gli esami di routine, ma non può formulare una diagnosi completa e/o quantomeno più attendibile possibile e tutto si conclude con la famosa frase di rito «di fare altri accertamenti dietro la guida del medico di famiglia». Insomma una visita incompleta che però costa alle comunità una barca di soldi. Soldi che invece non si trovano per aumentare gli stipendi del personale sanitario e trattenerlo nella sanità pubblica. Adesso pare che ci sia carenza pure di ausiliari. Anche nei poliambulatori i medici specialisti a contratto non sempre svolgono orario completo perché c’è sempre un motivo ostativo.

L’ultima novità in ordine di tempo, e presentata come la panacea di tutti i mali, sarebbe dovuta essere l’istituzione delle case di comunità. In provincia di Ragusa, come in tante altre realtà, i lavori sono stati quasi tutti completati, ma, come si prevedeva, rimangono chiuse sempre perché manca il personale. Insomma rischiano di diventare uno dei tanti esempi di soldi spesi male a meno che i medici di famiglia non cambino idea. Di contro si assiste pure ad un aumento dei ticket. Dal primo gennaio di quest’anno, facendo un elenco approssimativo, perché le cose si vanno scoprendo a poco a poco, sono aumentati i ticket dei farmaci anche quando si tratta di patologie e dei generici che prima erano totalmente esenti. Inoltre anche a fronte di servizi sempre più scadenti e/o ridotti al lumicino, si è registrato un aumento di quasi 5 euro sul ticket delle prestazioni specialistiche e diagnostiche e nuovi oboli se si paga in farmacia, alle poste o in tabaccheria. A questi bisogna aggiungere che l’Asp di Ragusa “trattiene” già un obolo di 1.50 centesimi come commissione alla banca da loro scelta e chissà perché non possa essere cambiata. Insomma i famosi 10 euro che l’allora ministro della sanità Roberto Speranza tolse dal ticket sono di nuovo riapparsi sotto altre voci. Tutto questo per sentirti dire, come accade per esempio con la dermatologia, che il controllo dei nei e la mappatura non possono essere eseguiti perché mancano i dermatoscopi.

Come può essere che un ambulatorio specialistico sia sguarnito del necessario per completare una visita? Chi controlla e cosa? Sono anni che nel poliambulatorio di Vittoria è stato interrotto il servizio odontoiatrico. All’inizio perché bisognava sostituire la sedia dove si visitano i pazienti. Pare che questo problema sia stato da mesi superato, sono stati contrattualizzati due medici, ma la stanza di via Generale Cascino a Vittoria rimane inspiegabilmente chiusa. La sanità pubblica viene garantita in modo diretto e indiretto dai cittadini contribuenti. La “delega” a chi la gestisce è di ottimizzare e farla funzionare e non comportarsi come un privato che può fare e disfare a proprio piacimento e far cassa sui malati.

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Autore

Docente di italiano e storia e giornalista pubblicista, amante dello sport.



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