Cultura

Pubblicato il 10 Luglio 2025 | di Angelo Schembari

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La generazione ansiosa

Jonathan Haidt, uno dei più autorevoli psicologi sociali al mondo, nel volume, edito da Rizzoli, “La generazione ansiosa: Come i social hanno rovinato i nostri figli” analizza il progressivo spostamento dal mondo fisico a quello virtuale e le catastrofiche conseguenze, soprattutto per le ragazze.

La cosiddetta generazione Z, quella dei nati dopo il 1995, è stata la prima ad aver attraversato la pubertà con un cellulare in tasca ed a trascorrere ore ed ore ogni giorno a “scrollare” post, a guardare video proposti da algoritmi programmati per trattenerli online il più a lungo possibile, passando molto meno tempo a giocare, a parlare, a sperimentare il mondo reale, e venendo privati di quell’apprendimento sociale indispensabile per lo sviluppo delle competenze necessarie per la vita adulta.

La Gen Z secondo Haidt è stata soggetta ad una vera e propria riconfigurazione che ha interferito con lo sviluppo sociale e neurologico, causando negli adolescenti ansia, privazione del sonno, frammentazione dell’attenzione, dipendenza, solitudine, paura del confronto sociale.

Lo psicologo statunitense paragona l’esperienza degli adolescenti sui social ad una missione sperimentale su Marte, autorizzata dal solo consenso degli adolescenti senza il consenso dei genitori, senza sperimentazioni preventive e con tutte le incognite del caso: dagli effetti delle radiazioni sul dna delle cellule, a quelli della diversa gravità sul sistema muscolo-scheletrico. Certamente nessun adulto manderebbe i propri figli adolescenti su Marte e nessuna azienda, sostiene ragionevolmente Haidt, ci porterebbe via i figli  e li metterebbe in pericolo senza il nostro consenso.

Ed invece è quello che è successo esattamente all’inizio del 2000 quando le aziende tecnologiche della West Coast degli Stati Uniti hanno creato una serie di prodotti che usando internet aiutavano le persone a mettersi in contatto e comunicare e i fondatori di queste aziende furono acclamati come eroi, geni e benefattori dell’umanità. Ma queste invenzioni non hanno trasformato solamente la vita degli adulti ma anche quella degli adolescenti, senza che le aziende abbiano svolto ricerche sulle conseguenze che i prodotti potevano avere sulla salute mentale di bambini ed adolescenti o negando l’evidenza di fronte alle prove crescenti dei danni.

Un cambiamento decisivo si è avuto con l’arrivo sul mercato degli smartphone e l’introduzione dei like e della possibilità di condividere i contenuti. L’aggiunta delle fotocamere frontali ha fatto aumentare in modo esponenziale il numero di adolescenti che postano curatissimi video e foto della propria vita perché siano non solo visualizzati dai coetanei ed estranei ma anche valutati.

Il confronto sociale soprattutto su Tik Tok e su Instagram ed in particolar modo per le ragazze si è concentrato sul corpo e sullo stile di vita. Gli algoritmi di questi social puntano al desiderio delle ragazze di essere belle nei modi prescritti socialmente.

I membri di questa generazione quindi sono state le cavie di un modello di crescita radicalmente nuovo, con il passaggio da un’infanzia fondata sul gioco ad una fondata sul telefono che ha privato i giovani delle esperienze fisiche e sociali necessarie ad affrontare la vita.

E questo mentre gli adulti hanno iniziato a proteggere eccessivamente i bambini nel mondo reale e invece li hanno lasciati privi di sorveglianza in quello online.

Da quando gli adolescenti hanno avuto uno smartphone tutto per loro hanno potuto esser sempre on line ed hanno perso progressivamente la capacità di essere del tutto presenti con le persone ed il mondo circostante

L’autore, mentre espone le disastrose conseguenze, propone quattro regole per liberare la generazione ansiosa: niente smartphone prima delle scuole superiori, niente social prima dei sedici anni, a scuola senza cellulare e molto più gioco senza supervisione degli adulti e indipendenza.

Si tratta di una vera e propria chiamata alle armi per genitori, insegnanti, aziende tecnologiche e governi affinché si impegnino per salvare la salute mentale dei più giovani.

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Autore

Nato a Ragusa nel 1972. Laurea in Lettere Classiche, Docente di Lettere, collaboratore di insieme dal 1989. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive. Studioso di Storia locale.



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