Il chiasso della pace: i giovani a Roma fanno sentire la loro voce
«Il vostro chiasso si sente da Roma». Così Giovanni Paolo II si rivolse ai giovani durante la veglia del 2000, invitandoli a farsi sentire con forza e gioia, a essere protagonisti nella Chiesa e nella società.
Papa Leone, dopo la Messa conclusiva del Giubileo dei giovani, ha rivolto ai presenti parole piene di speranza: «Siete il sale della terra e la luce del mondo. L’umanità ha bisogno di speranza. Il mondo ascolti le vostre voci e il vostro entusiasmo che è per Gesù». E ha aggiunto: «La pace è il bene supremo per ogni comunità umana, e spetta soprattutto alle nuove generazioni costruirla con coraggio e dedizione».
A Roma, in questi giorni, si è sentito un chiasso particolare. Non il solito frastuono urbano, non rumore vuoto. È stato il chiasso bello e travolgente di migliaia di giovani che si sono messi in cammino, riuniti per un ideale grande: annunciare la pace.
In un tempo in cui troppo spesso si alzano grida di guerra, urla di rabbia, slogan violenti e parole che dividono, i giovani hanno scelto un altro tono. Non il silenzio, ma un chiasso diverso: allegro, pieno di senso, colorato di speranza. I nostri giovani non gridano per disturbare: gridano per risvegliare. Per ricordare che la pace è possibile, che il Vangelo è ancora oggi una proposta viva e concreta. Questo chiasso buono rompe il muro dell’indifferenza. È musica, danza, sorrisi, mani che si stringono. È preghiera, ma anche canto e festa. È la voce di una generazione che, nonostante le fatiche e le contraddizioni, non si rassegna. I giovani non vogliono una Chiesa triste e chiusa, ma una Chiesa in uscita, che profuma di Vangelo, che abbraccia le loro domande, anche le più scomode
Ma c’è anche un altro chiasso, e non possiamo ignorarlo. Quello di tanti ragazzi e ragazze che vivono senza una direzione, senza qualcuno che li ascolti davvero. Un rumore vuoto, fatto di rabbia, di noia, di sfide pericolose. È il chiasso delle notti sbagliate, della violenza gratuita, della solitudine mascherata da euforia. È un grido disperato che chiede attenzione, che chiede vita.
Proprio per questo il chiasso di Roma è così importante. È una risposta. È un segnale. I giovani non sono solo un problema da gestire: sono una profezia da ascoltare. Quando si sentono accolti, quando trovano spazi veri di incontro e comunità, diventano portatori di pace, costruttori di ponti, artigiani di futuro.
Questo evento romano non è stato solo una manifestazione, è stato un gesto profondo. È la prova che i giovani possono essere la voce del Vangelo nella città, anche quando usano strumenti nuovi, linguaggi diversi, forme creative. La loro è una liturgia del quotidiano, un culto fatto di abbracci, di gesti concreti, di scelte controcorrente.
Non spegniamo questo chiasso. Lasciamolo risuonare nelle strade, nelle parrocchie, nei cuori. È il chiasso della vita che vince sulla morte, della pace che sfida la guerra, della gioia che si fa testimonianza. La Chiesa può essere davvero bella e gioiosa se ha il coraggio di ascoltare i giovani e camminare con loro.
Marco Diara
