Vita Cristiana

Pubblicato il 9 Gennaio 2026 | di Saro Distefano

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La devozione non ha limiti di tempo

La grotta dei santi e l’immagine di Padre Pio. Un culto antico, e il più conosciuto e amato dei santi “moderni”. Un accostamento che non può non colpire.

Allora, di cosa si tratta. C’è vicinissimo Monterosso Almo un piccolo monte di calcare tenero (detto Poggio dei Santi), che già nei primordi della Cristianità venne utilizzato per farne una necropoli, stando almeno alle ricerche dell’archeologo Giuseppe Agnello negli anni 40 del secolo scorso.

Poi, nel sesto secolo dopo Cristo, il sito venne trasformato in oratorio rupestre al servizio di una comunità che doveva essere assai piccola. A metà del 1400, per motivi a noi ignoti, il tutto venne abbandonato. Nella visita a quelle grotte a spiccare è una sontuosa, potente, magnetica immagine della Crocifissione. Circa quindici anni fa venne sottoposta a seri e professionali lavori di restauro, ed oggi appare davvero portentosa. Il Cristo è fiancheggiato dalla Madonna e a destra da San Giovanni con capo piegato. In basso, di dimensioni inferiori, è riconoscibile la figura di Longino, il soldato romano che con la lancia trafigge il costato di Gesù. In alto poi vi sono il Sole e la Luna. Per una composizione che nel complesso è, nella sua semplicità artistica, molto bella. Visitando la Grotta dei Santi la curiosità che sorge è legata al fatto che il ponteggio in tavole di carpenteria utilizzato per il restauro del dipinto, è rimasto montato, dentro la grotta. Per chissà quale motivo. E però è stata – secondo me – una idea ottima, foss’anche involontaria.

Lo dico perché a ben guardare quelle tavole sono state utilizzate da tanti per lasciare il nome, la data della loro visita alla celebre Grotta. Quanto un tempo si faceva coi graffiti sulle pareti (e non poche volte direttamente sulle immagini dipinte), adesso lo si fa sulle tavole, con meno danni, anzi nessuno. Anche quella è una testimonianza. È come dire sono stato qui, ho apprezzato la visita, ho pregato, oppure no, ho meditato oppure no, e voglio che ne rimanga il ricordo.

E non solo. C’è dell’altro, ed è l’oggetto della mia foto che propongo. Su quelle assi è stata sistemata l’immagine di Santo Pio. Uno dei santi “moderni”, amatissimo dal popolo, il cui culto non accenna a diminuire. Anzi.

Quell’accostamento tra l’immagine di un Cristo sofferente che torna a illuminarci dopo oltre mille e trecento anni, e il frate santo nostro contemporaneo, è, almeno secondo me, la viva e concreta testimonianza che certi luoghi sono santi, sacri, sempre. Laddove la fede si fa viva e si mostra tutta, tra immagini e devozione, ceri ed ex voto. Appare evidente che la Grotta dei Santi prossima a Monterosso Almo è uno dei tanti esempi in tal senso che è possibile fare. Tanti, tantissimi posti della nostra Isola rispondono a parametri simili. Frutto anche della plurimillenaria vicenda umana dei siciliani. Basterebbe pensare alle chiese rupestri di Cava d’Ispica, o ancora – esempio celebre quanto sempre apprezzato – della chiesa di Siracusa costruita adattando un antichissimo tempio greco in Ortigia. Ecco perché siamo “bene dell’umanità” e dobbiamo impegnarci a rimanerlo.

Riceviamo e pubblichiamo un’integrazione di Giuseppe Scollo all’articolo di Saro Distefano: https://www.insiemeragusa.it/2026/01/16/tra-necropoli-e-battisteri-le-grotte-rupestri-di-licodia-eubea/

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Autore

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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