Parola, parole, comunicazione
Nell’esperienza cristiana la Parola è fondamento. Essa si fa carne per agire e portare frutto. Occuparsi di comunicazioni sociali nella vita della Chiesa non è un esercizio tecnico ma una responsabilità educativa dentro la complessità del quotidiano e della vita della comunità ecclesiale. Significa, in modi diversi e variegati, incarnare la Parola, motivati dalla spiritualità giovannea “quello che abbiamo visto e udito, noi lo annunciamo” (1Gv 1,3).
La comunicazione è un servizio che orienta e costruisce legami. In un contesto in cui la quantità delle parole supera spesso la loro qualità, siamo chiamati a vigilare affinché essa diventi una scelta etica, prima ancora che stilistica; ciò che raccontiamo e pubblichiamo, come scriviamo e dialoghiamo, è specchio e testimonianza dell’autenticità della nostra fede. Emergono due indicazioni e stimoli per il cammino comune.
La prima è la consapevolezza della responsabilità collettiva e comunitaria, un impegno attento e partecipativo. Comunicare non è un atto da spettatori: richiede cura e coinvolgimento; è parte di una missione che è di tutti. Un vero e proprio mandato che si fonde con la vocazione ecclesiale: riguarda certamente ed in primis tutti gli operatori che curano Insieme, Radio Karis, i siti web, le pagine social. Ma è un mandato che si allarga ed abbisogna della vasta rete delle comunità parrocchiali, delle articolazioni diocesane, delle comunità religiose, delle aggregazioni; i media diocesani sono strumenti di tutti a servizio di tutti. La comunicazione, pertanto, interpella l’intera comunità, chiamata a riconoscersi corresponsabile dell’annuncio, impegnata ad offrire una visione evangelica della vita, dell’uomo, della società. I media diocesani non sono, pertanto, prerogative e orticelli di redattori, direttori, giornalisti ed operatori ma strumenti della Chiesa di Ragusa. Insieme è un giornale di comunità; Radio Karis è la voce della comunità e del territorio. Scrive mons. Giuseppe La Placa nella recente Lettera Pastorale: “Gli strumenti di comunicazione diocesani, come il periodico Insieme e la Radio Diocesana “Karis”, rappresentano autentici canali di dialogo e di formazione per tutta la comunità cristiana. Essi non solo veicolano notizie e informazioni sulle attività della Diocesi, ma diventano strumenti preziosi di formazione, di approfondimento culturale e spirituale, e di costruzione del senso di comunità”.
La seconda indicazione è la continuità e il dialogo costante. Non bastano interventi occasionali, approssimati o messaggi isolati. Non è il tempo dei maneggioni che sanno tutto del web o dei leoni da tastiera pronti ad invadere i social di recriminazioni. Serve una comunicazione che accompagni la vita diocesana, che mostri il volto bello della comunità cristiana e la speranza che essa offre al mondo e alle persone. Una comunicazione che accoglie l’impegno volontario e contemporaneamente strutturata e continua, pronta e immediata perché queste sono le sue caratteristiche nell’oggi. Ma di più: che non sia attività relegata ad un Ufficio ma missione di tutta la rete diocesana; è ancora il nostro Vescovo a dare l’orientamento: “L’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, a cui fanno direttamente capo sia il Periodico che la Radio, si coordini strettamente con gli altri Uffici pastorali, coinvolgendo attivamente le parrocchie, per raggiungere capillarmente l’intera comunità e formare le persone a una connessione autentica, umana e umanizzante. Il rinnovamento passa anche attraverso il progresso tecnologico, che, prima di travolgerci, va conosciuto e compreso”. Poiché oggi i media diocesani abitano anche l’ambiente digitale, dove è sempre la comunità ecclesiale il nostro algoritmo.
Comunità, formazione e rete sono quindi i tre termini che racchiudono la forza dei nostri strumenti di comunicazione diocesani e contemporaneamente gli obiettivi da potenziare verso i quali il Vescovo ci orienta.
