Pastelli d’amore: lo sguardo che libera
La mostra “Pastelli d’amore. Per una sessualità inclusiva“, promossa da Artenove, esposta dal 5 al 18 gennaio presso il Centro Culturale Commerciale di Ragusa, ha il merito incomparabile di sollevare la pesante coltre di sentimentalismo di maniera o, peggio, di untuoso pietismo con cui spesso copriamo la dimensione delle disabilità intellettive e dei disturbi del neurosviluppo, per offrila, con crudo realismo, allo sguardo di chi è disposto a vedere e, dunque, a comprendere e imparare.
Una esposizione originale e coraggiosa, quella di Artenove, ideata dal suo giovane e brillante fondatore, Flavio Piccione, svolta in collaborazione con ANFFAS Ragusa e Cosi Come Sei, strutturata in tre sezioni, ciascuna introdotta da una domanda semplice: “Chi è la persona che ami?” “Cosa provi quando ti innamori?” e, ultima sezione, “come mostri il tuo amore?”
L’itinerario proposto dalle 40 opere a pastelli o pastelli e matite, prodotte da trenta autori di età compresa tra i quindici e i sessantacinque anni, non si propone tanto di suscitare un’emozione nello spettatore quanto, piuttosto, di farlo entrare in dialogo con un universo che, attraverso un percorso grafico di spontaneità totale e senza filtri, si rivolge a noi rivelando i drammi e le contraddizioni dell’amore umano che riguardano tutti, mostrando però anche quegli aspetti di purezza e di gratuità totale che possiamo solo re-imparare.
Flavio Piccione, aprendo la mostra davanti a un folto pubblico, sorprendente fatto soprattutto di giovani, ha affermato infatti che «Sarebbe un grave errore pensare che questa esposizione sia rivolta alle persone con disabilità. Essa non nasce per rivendicare il “loro” diritto alla sessualità. La mostra, invece, ha origine dal tentativo di recuperare il significato che la sessualità ha per noi, cosiddette “persone normali”. Quel significato che viene banalizzato sui social media dall’ostentazione della fisicità di corpi perfetti che distorce la percezione del proprio corpo di tanti giovani, ragazzi e ragazze. I cui corpi – sostiene con appassionata determinazione – sono imperfetti, perché umani».
Questa idea di perfezione, dilagante sulle piattaforme, sostiene Piccione, condiziona l’idea di sessualità che ne deriva. «In questo contesto – osserva infatti – l’atto sessuale viene concepito come l’attestazione, il riconoscimento, del proprio valore e non, invece, come l’esito di un percorso di conoscenza di sé e dell’altro. Se siamo qui – conclude mettendo ironicamente in fila la razionalità inscritta nel rapporto amoroso completo – è perché due persone si sono amate fino a unirsi e a generare una vita. E chi pensava alla perfezione in quel momento?»
Un percorso audace, quello proposto da Artenove, che sfida il tranquillo panorama di scontata trasgressione a cui siamo abituati, portandoci sui percorsi inusitati di una maturità affettiva attraverso un punto di vista, quello della disabilità, dal quale non oseremmo guardare.
