Società

Pubblicato il 6 Marzo 2026 | di Redazione

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L’umanità che sostiene

Sono la figlia della signora C. G. che è stata una paziente del reparto Hospice dell’OMPA di Ragusa fino a qualche giorno fa.
Pochi giorni prima della sua morte mi ha lasciato scritte, in parte di suo pugno ed in parte dietro dettatura, delle sentite parole di ringraziamento per il personale del reparto che l’ha tanto amorevolmente assistita fino al suo ultimo momento di vita, con l’espressa volontà di farle pubblicare.
Ho ricopiato fedelmente quanto voleva esprimere.

In questo ultimo capitolo della mia vita ho conosciuto un’umanità straordinaria: donne e uomini che hanno saputo accompagnare il mio corpo malato con grande competenza e professionalità e che hanno saputo alleviare la mia angoscia ed il mio dolore con particolare vicinanza ed affetto.
Quello che serve quando si è ammalati è essere capiti, ascoltati, aiutati, liberati da una sofferenza che ti logora ed è anche avere la consapevolezza di quello che si è e di quali sono le priorità della vita. Nel reparto Hospice dell’OMPA dove sono ricoverata c’è un’umanità talmente alta e sublime che ti permette di raggiungere la ricchezza più grande: la pace interiore.
In questa “casa – piccola chiesa” che è la giusta definizione da dare a questo reparto, si compie un cammino che riporta all’essenziale e tutti coloro che vi operano, ciascuno con le proprie competenze e con il proprio cuore, ti ridanno la vita che ti sta per mancare. La comprensione dei bisogni dell’altro è la capacità essenziale dello stare al mondo, perché secondo me si può stare molto male dentro un corpo malato, ma si deve stare molto peggio dentro un corpo disumano.
Chiamare le cure che ricevo “palliative” è assolutamente riduttivo: dentro questo luogo anche il dolore più atroce può essere cancellato perché qui si lavora dando valore immenso a chi ha bisogno di cure ed alla vita umana.
Ed è strano, ma lo si può dire, anche dentro un corpo malato, in un letto di ospedale, puoi dire che sei felice!
“Ho scelto di trascorrere i miei giorni da ammalata in questa nuova casa e sono e sarò profondamente ed eternamente grata a queste donne e questi uomini che si sono fatti miei compagni di viaggio: Iole, Stefania, Tiziana, Cettina, Valentina, Damiano, Lello, Monica, Greta, Antonella, Marinella, Stefano, Eleonora, Dora, Maria, Vito, Marianna, Rosario, Oriana, Pinuccia.
Chi ha la responsabilità delle scelte politiche ed il potere di operare cambiamenti per il bene comune ed a servizio di un’umanità sofferente, deve concentrarsi sulla comprensione dei bisogni dell’altro: solo così si può garantire la tutela della dignità dell’individuo e della vita umana.”
Per noi familiari è molto importante rispettare la sua volontà di esprimere il suo ed il nostro ringraziamento.

Dal un paziente del Reparto Chirurgia – Ospedale Giovanni Paolo II

Caro Don Giorgio

in questi giorni difficili, in cui la malattia sembra voler mettere alla prova ogni mia forza, sento il bisogno di scriverti per dirti quanto la tua presenza sia per me un dono prezioso.
Ogni volta che entri nella mia stanza, porti con te una luce che non viene dalle lampade, ma dal tuo cuore. Le tue parole, semplici e sincere, riescono a calmare le mie paure e a ricordarmi che, anche nel dolore, non sono solo.
Non è solo la fede che mi trasmetti, ma anche il calore umano, l’ascolto paziente e il rispetto per i miei silenzi. In te vedo un amico, un fratello, un compagno di viaggio in questo tratto di strada così fragile e incerto.
Ti ringrazio per le preghiere, per i sorrisi, per le mani che stringono le mie quando il peso sembra insopportabile. Ti ringrazio per avermi insegnato che la speranza non è un’illusione, ma una forza che nasce dall’amore e dalla fiducia.
Che Dio ti benedica e ti dia sempre la forza di continuare a portare conforto a chi, come me, ne ha tanto bisogno.

Con gratitudine e affetto,

Davide

 

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Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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